
Iran rivendica attacchi a basi Usa in Kuwait e Bahrein, la tregua di giugno è saltata
Teheran annuncia ondate di missili e droni contro infrastrutture militari americane nel Golfo, mentre Washington prosegue i raid aerei sul territorio iraniano per la decima notte consecutiva.
Le forze armate iraniane hanno rivendicato una nuova serie di attacchi con missili e droni contro basi e infrastrutture militari statunitensi in Kuwait e Bahrein, in quello che descrivono come il secondo tempo di un’operazione di rappresaglia su larga scala. Secondo i comunicati diffusi dai Guardiani della rivoluzione e dall’esercito regolare, i sistemi radar a lungo raggio, le batterie di difesa missilistica Patriot, i centri di comunicazione satellitare e gli hangar per droni MQ-9 nelle basi di Ali al-Salem, Ahmed al-Jaber, Camp Arifjan e Al-Udairi sono stati colpiti e in parte distrutti. Le stesse fonti parlano di attacchi simultanei contro le strutture portuali e aeroportuali di Al-Muharraq e Al-Rifa’ in Bahrein, con l’obiettivo dichiarato di accecare la copertura radar americana e preparare il terreno a operazioni aeree e missilistiche più estese.
L’escalation si inserisce in un ciclo di ritorsioni avviato dopo dieci notti consecutive di bombardamenti aerei statunitensi su obiettivi nel sud e nel sud-est dell’Iran, inclusi siti sensibili come la regione di Bushehr e il centro nucleare di Isfahan. Da Teheran l’operazione è presentata come una risposta obbligata a un’aggressione che ha colpito anche aree civili, mentre il presidente Pezeshkian ha definito il conflitto ormai una «guerra su vasta scala». Fonti militari iraniane precisano che l’attacco ai sistemi HIMARS nella base di Arifjan mirava a ridurre la capacità offensiva americana e a rimuovere ostacoli alla precisione dei futuri lanci.
Dal canto suo, Washington non ha rilasciato conferme ufficiali sui danni subiti, ma il Comando centrale ha reso noto che l’ultima ondata di raid è partita nella serata di lunedì. Secondo analisti del Golfo, le monarchie della regione – Kuwait incluso, le cui forze armate hanno attribuito eventuali esplosioni all’attività dei sistemi di difesa aerea – preferiscono mantenere un profilo di osservatrici, limitando lo spazio di manovra americano e temendo un allargamento del conflitto. Fonti yemenite e irachene segnalano nel frattempo la disponibilità di gruppi armati locali a intervenire a fianco dell’Iran, mentre gli Houthi hanno già rivendicato attacchi contro forze americane.
La rottura della tregua raggiunta in aprile e formalizzata con un memorandum d’intesa firmato in Svizzera a giugno riporta il dossier sul piano dello scontro aperto. L’intesa prevedeva sessanta giorni di negoziati per un cessate il fuoco permanente, ma secondo fonti americane l’Iran non avrebbe mai ripristinato la piena libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz, condizione posta da Washington per proseguire il dialogo. Per l’Italia e l’Europa, la nuova fiammata nel Golfo comporta rischi immediati per la sicurezza energetica e per la stabilità del Mediterraneo allargato, già provato da rotte marittime insicure e dalla prospettiva di nuovi flussi migratori. Al momento non sono annunciati nuovi canali diplomatici, mentre entrambe le parti confermano la volontà di proseguire le operazioni militari.
| Stampa russa e CSI | 0.00 | neutral |
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| Stampa arabo levante-Maghreb | +0.80 | aligned |
| Stampa del Golfo arabo | 0.00 | neutral |
| Stampa indiana e sudasiatica | 0.00 | neutral |
La Russia riproietta lo scontro come uno scambio simmetrico, senza schierarsi, ma dando spazio alle rivendicazioni di entrambe le parti.
Presentando simultaneamente le rivendicazioni iraniane e le rappresaglie statunitensi, la Russia costruisce una cornice di escalation simmetrica che normalizza la violenza reciproca.
La Russia omette la rivendicazione iraniana di attacchi in Bahrein, presente in altri blocchi, e non menziona il ruolo del Kuwait come teatro di guerra.
L'Iran si erge a vendicatore morale, colpendo le basi 'assassine' americane in una campagna di ritorsione legittima.
Utilizzando un linguaggio moralizzante ('esercito assassino di bambini') e dettagli di distruzione, il blocco legittima gli attacchi iraniani come risposta necessaria all'aggressione statunitense.
Il blocco omette completamente gli attacchi statunitensi contro l'Iran, presentando l'azione iraniana come unilaterale e non come parte di uno scambio.
Il Golfo arabo osserva con preoccupazione l'escalation, riportando le rivendicazioni iraniane ma sottolineando il rischio di una guerra su vasta scala.
Citando la dichiarazione iraniana di 'guerra su vasta scala' e descrivendo l'attacco come un approfondimento della contrapposizione, il blocco crea un senso di allarme senza prendere posizione.
Il blocco omette gli attacchi statunitensi contro l'Iran e non menziona il Bahrein, concentrandosi solo sul Kuwait.
L'India sudasiatica amplifica la dichiarazione di guerra iraniana, presentando il conflitto come imminente e su larga scala.
Utilizzando titoli drammatici come 'guerra su vasta scala' e dettagli di attacchi con droni, il blocco crea un senso di urgenza e crisi imminente.
Il blocco omette gli attacchi statunitensi contro l'Iran e non fornisce il contesto della tregua di giugno, presentando l'azione iraniana come una dichiarazione unilaterale.
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