
Amazzonia, incendi ai minimi dal 1985: ma il fuoco torna sempre più spesso
La superficie bruciata è crollata a 3,1 milioni di ettari, eppure il 64% delle aree colpite ha già preso fuoco più volte. Intanto la Francia segna un nuovo record.
Nel 2025 gli incendi in Amazzonia brasiliana sono scesi al livello più basso dall’inizio delle rilevazioni satellitari, nel 1985. Secondo i dati della rete di monitoraggio MapBiomas, l’anno scorso sono andati in fumo 3,1 milioni di ettari di foresta, una riduzione drastica rispetto ai 15,8 milioni del 2024 e un valore inferiore del 31% alla media storica. A livello nazionale il Brasile ha visto bruciare 12,7 milioni di ettari, la cifra più contenuta dal 2018. Ane Alencar, coordinatrice del rapporto, ha definito il calo «fuori dall’ordinario», attribuendolo al ritardo della stagione delle piogge tra il 2024 e il 2025, che ha bloccato la finestra ideale per gli incendi agricoli, e alla contestuale riduzione della deforestazione, che ha limitato il materiale combustibile disponibile.
La tregua, tuttavia, è fragile e disomogenea. Il Cerrado, la vasta savana del Brasile centrale, ha continuato a bruciare con la stessa intensità, concentrando da solo il 69% dell’area percorsa dal fuoco nel 2025. Ancora più rivelatore è il dato sulla ricorrenza: dal 1985 a oggi, il 64% della superficie bruciata in Brasile ha preso fuoco più di una volta, e nel 52% dei casi il ritorno delle fiamme è avvenuto entro quattro anni. In Amazzonia, dove la vegetazione non è adattata al fuoco, quasi un terzo delle aree già colpite torna a incendiarsi nel giro di due anni, riducendo progressivamente la capacità di rigenerazione della foresta e aumentando il rischio di incendi più intensi e degradanti, avvertono i ricercatori dell’Ipam.
Sul piano politico, il presidente Luiz Inácio Lula da Silva si presenta alle elezioni di ottobre rivendicando i progressi ambientali: la deforestazione è ai minimi del decennio e il governo ha promesso di azzerarla entro il 2030. Ma la decisione di appoggiare un grande progetto di estrazione petrolifera al largo della foce del Rio delle Amazzoni ha attirato critiche feroci dagli attivisti, incrinando l’immagine di campione verde. Sul fronte climatico, i ricercatori segnalano il possibile arrivo di un “super El Niño” già quest’anno, fenomeno che potrebbe portare una stagione secca prolungata e un maggior rischio di incendi forestali.
La parentesi favorevole in Brasile contrasta con quanto accade in Europa. In Francia, secondo i dati del sistema satellitare europeo Effis, a metà luglio 2026 erano già bruciati oltre 42.000 ettari, il valore più alto mai registrato per quel periodo in vent’anni di misurazioni, superando il precedente record del 2022. L’intera Unione Europea nel 2025 ha visto andare in fumo più di un milione di ettari per la prima volta dall’avvio delle rilevazioni. La siccità severa che attanaglia il continente, conseguenza anche dell’ondata di caldo record di giugno, sta trasformando vaste aree in polveriera, mentre il ministro dell’Interno francese ha messo in guardia sul rischio «molto severo» per le regioni sud-occidentali e sud-orientali. Il prossimo banco di prova sarà la tenuta dei protocolli di prevenzione e controllo, in Brasile come in Europa, di fronte a un clima che rende ogni tregua sempre più precaria.
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Il presidente Lula incassa il risultato positivo: la riduzione degli incendi è un successo della sua politica ambientale.
Il dato viene presentato come una buona notizia per Lula, collegando direttamente il calo degli incendi alla sua leadership, senza menzionare la ricorrenza del fuoco.
Non menziona che il 64% dell'area bruciata dal 1985 ha preso fuoco più di una volta, un dato che ridimensiona il successo.
I ricercatori del MapBiomas avvertono: il fuoco torna sempre più spesso, nonostante il calo annuale.
Il dato positivo viene immediatamente accompagnato dalla statistica sulla ricorrenza, creando una narrazione di cautela e allarme a lungo termine.
Gli esperti di MapBiomas definiscono 'insolita' la diminuzione, suggerendo che potrebbe essere temporanea, mentre in Europa gli incendi raggiungono nuovi record.
Il dato record viene qualificato come anomalo e legato a condizioni meteorologiche, e viene accostato a incendi in altre regioni per suggerire una tendenza globale preoccupante.
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