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Karyna Shuliak, la favorita dal camice bianco e l’eredità inafferrabile di Epstein

Dalle carte del Dipartimento di Giustizia americano emerge la figura della dentista bielorussa, ultima compagna del predatore sessuale, tra un diamante da 33 carati, nozze di comodo e un futuro da ereditiera che probabilmente non si realizzerà mai.

Un pomeriggio qualunque a Brooklyn, in uno studio dentistico senza insegna vistosa. Una giovane donna sorridente, la voce bassa e i capelli raccolti da un fermaglio, indossa una felpa della Columbia University mentre si china su un paziente. Quell’uomo, convinto di essere curato dal suo dentista abituale, non sa di trovarsi davanti a Karyna Shuliak, l’ultima compagna di Jeffrey Epstein. È a lei che il finanziere fece l’ultima telefonata prima di suicidarsi in carcere nell’agosto del 2019. È a lei, come hanno rivelato tre milioni di pagine di documenti desecretati dal Dipartimento di Giustizia statunitense, che Epstein ha destinato la parte più consistente della propria fortuna, compreso un anello con un diamante da trentatré carati, lasciato — recita un appunto manoscritto — «in previsione del matrimonio».

Shuliak arriva dalla Bielorussia con un visto per studenti, poco più che ventenne. L’incontro con Epstein avviene nel 2011: lei ha ventun anni, lui cinquantotto. In un decennio di e-mail e fotografie ora messe a nudo dagli inquirenti, l’uomo la chiama «la mia preferita» e le versa quasi un milione di dollari, inviando denaro anche ai genitori in Bielorussia. Mentre la relazione oscilla fra tenerezze e liti sull’intimità, Epstein plasma ogni aspetto della sua vita adulta: prima le procura l’ammissione alla facoltà di odontoiatria della Columbia dopo un rifiuto iniziale, mobilitando donazioni e contatti influenti; poi, quando il visto scade, le organizza un matrimonio fra donne con una delle proprie vittime, indicandolo come «la via più rapida per la green card». Quel matrimonio, finito con un divorzio, è stato bollato come potenzialmente «fittizio» da un rapporto del Congresso americano, ma le autorità per l’immigrazione non hanno mai messo in discussione la cittadinanza poi ottenuta da Shuliak. Non è mai stata considerata complice dei traffici sessuali di Epstein, né si è mai dichiarata una sua vittima.

Le carte investigative offrono uno spaccato quasi iperrealista della relazione, restituendo al pubblico — con un misto di voyeurismo e disagio — dettagli su viaggi in jet privato, ordini a società di benessere sessuale per coppie, video pornografici condivisi e discussioni su pillole anticoncezionali. È lo stesso sguardo che ha spinto di recente anche i magistrati polacchi a chiedere alla Francia, tramite un ordine europeo di indagine, le prove raccolte sul modello Jean-Luc Brunel, amico e complice di Epstein. Eppure, al centro di questo teatro dell’osceno, il gioiello da un milione e duecentomila dollari «in contemplation of marriage» resta un oggetto sfuggente: un diamante che prometteva un futuro coniugale mai avveratosi, simbolo di un legame che era insieme calcolo, dipendenza e, forse, una contorta forma d’affetto.

Oggi la dentista, trentasettenne, è tornata a New York per un programma post-dottorato sempre alla Columbia. Due dei professionisti che l’avevano assistita all’ammissione — gli stessi che condividono uno studio a Midtown Manhattan — le hanno creato un tirocinio su misura. L’eredità, un tempo stimata fino a cento milioni di dollari, è però in gran parte congelata: i beni di Epstein, ridotti a circa centoventi-duecento milioni dopo i risarcimenti alle vittime, servono prima a pagare chi ha subito abusi. Quasi certamente a Shuliak resterà ben poco — forse nulla. In un anonimo riunito condominiale di Manhattan, dove vive grazie a una partecipazione del fratello di Epstein, la «Dr Karyna» prosegue intanto la sua routine. Mentre sistema una corona provvisoria a Brooklyn, in fondo a un caveau o a un cassetto potrebbe giacere quel diamante che, come la vita che le era stata promessa, non è mai veramente suo.

Divergenza — chi la racconta come
14%Bassa
3 blocchi · posizioni da −0.20 a +0.10
CriticoFavorevole
RUSATLIND
Divergenza tra blocchi di stampa
Stampa russa e CSI−0.20neutral
Stampa atlantica / anglosfera+0.10neutral
Stampa indiana e sudasiatica+0.10neutral
Stampa russa e CSI−0.20
Voce

La Russia riproietta l'attenzione dal caso Shuliak alla cooperazione giudiziaria internazionale, sottolineando che la donna non è mai stata accusata.

Meccanismoriproiezione

La Russia utilizza la riproiezione: sposta il focus dal protagonista della notizia a un contesto legale internazionale, ridimensionando la rilevanza di Shuliak.

Omissione

La Russia omette i dettagli emotivi e personali della relazione tra Shuliak ed Epstein, presenti in altre coperture, che avrebbero potuto umanizzare Shuliak.

ScetticismoDistaccoVoci divise
Stampa atlantica / anglosfera+0.10
Voce

L'anglosfera presenta Shuliak come un enigma, concentrandosi sul mistero della sua relazione con Epstein e sull'eredità milionaria, senza prendere posizione.

Meccanismoenigmatizzazione

L'anglosfera utilizza l'enigmatizzazione: descrive Shuliak con dettagli ambigui e domande aperte, creando un alone di mistero che mantiene l'interesse senza fornire risposte.

Omissione

L'anglosfera omette il contesto legale internazionale e le indagini in corso, che avrebbero potuto ridimensionare l'importanza di Shuliak.

DistaccoPragmatismo
Stampa indiana e sudasiatica+0.10
Voce

L'Asia meridionale personalizza Shuliak, presentandola come una figura complessa: dentista, amante, alleata ed erede, umanizzandola e rendendola centrale nella narrazione.

Meccanismopersonalizzazione

L'Asia meridionale utilizza la personalizzazione: dettaglia il background e la relazione di Shuliak, creando un ritratto intimo che la rende un personaggio riconoscibile.

Omissione

L'Asia meridionale omette le implicazioni legali internazionali e le indagini su Brunel, che avrebbero potuto spostare l'attenzione da Shuliak.

DistaccoPragmatismo

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lunedì 27 luglio 2026

Karyna Shuliak, la favorita dal camice bianco e l’eredità inafferrabile di Epstein

Dalle carte del Dipartimento di Giustizia americano emerge la figura della dentista bielorussa, ultima compagna del predatore sessuale, tra un diamante da 33 carati, nozze di comodo e un futuro da ereditiera che probabilmente non si realizzerà mai.

Un pomeriggio qualunque a Brooklyn, in uno studio dentistico senza insegna vistosa. Una giovane donna sorridente, la voce bassa e i capelli raccolti da un fermaglio, indossa una felpa della Columbia University mentre si china su un paziente. Quell’uomo, convinto di essere curato dal suo dentista abituale, non sa di trovarsi davanti a Karyna Shuliak, l’ultima compagna di Jeffrey Epstein. È a lei che il finanziere fece l’ultima telefonata prima di suicidarsi in carcere nell’agosto del 2019. È a lei, come hanno rivelato tre milioni di pagine di documenti desecretati dal Dipartimento di Giustizia statunitense, che Epstein ha destinato la parte più consistente della propria fortuna, compreso un anello con un diamante da trentatré carati, lasciato — recita un appunto manoscritto — «in previsione del matrimonio».

Shuliak arriva dalla Bielorussia con un visto per studenti, poco più che ventenne. L’incontro con Epstein avviene nel 2011: lei ha ventun anni, lui cinquantotto. In un decennio di e-mail e fotografie ora messe a nudo dagli inquirenti, l’uomo la chiama «la mia preferita» e le versa quasi un milione di dollari, inviando denaro anche ai genitori in Bielorussia. Mentre la relazione oscilla fra tenerezze e liti sull’intimità, Epstein plasma ogni aspetto della sua vita adulta: prima le procura l’ammissione alla facoltà di odontoiatria della Columbia dopo un rifiuto iniziale, mobilitando donazioni e contatti influenti; poi, quando il visto scade, le organizza un matrimonio fra donne con una delle proprie vittime, indicandolo come «la via più rapida per la green card». Quel matrimonio, finito con un divorzio, è stato bollato come potenzialmente «fittizio» da un rapporto del Congresso americano, ma le autorità per l’immigrazione non hanno mai messo in discussione la cittadinanza poi ottenuta da Shuliak. Non è mai stata considerata complice dei traffici sessuali di Epstein, né si è mai dichiarata una sua vittima.

Le carte investigative offrono uno spaccato quasi iperrealista della relazione, restituendo al pubblico — con un misto di voyeurismo e disagio — dettagli su viaggi in jet privato, ordini a società di benessere sessuale per coppie, video pornografici condivisi e discussioni su pillole anticoncezionali. È lo stesso sguardo che ha spinto di recente anche i magistrati polacchi a chiedere alla Francia, tramite un ordine europeo di indagine, le prove raccolte sul modello Jean-Luc Brunel, amico e complice di Epstein. Eppure, al centro di questo teatro dell’osceno, il gioiello da un milione e duecentomila dollari «in contemplation of marriage» resta un oggetto sfuggente: un diamante che prometteva un futuro coniugale mai avveratosi, simbolo di un legame che era insieme calcolo, dipendenza e, forse, una contorta forma d’affetto.

Oggi la dentista, trentasettenne, è tornata a New York per un programma post-dottorato sempre alla Columbia. Due dei professionisti che l’avevano assistita all’ammissione — gli stessi che condividono uno studio a Midtown Manhattan — le hanno creato un tirocinio su misura. L’eredità, un tempo stimata fino a cento milioni di dollari, è però in gran parte congelata: i beni di Epstein, ridotti a circa centoventi-duecento milioni dopo i risarcimenti alle vittime, servono prima a pagare chi ha subito abusi. Quasi certamente a Shuliak resterà ben poco — forse nulla. In un anonimo riunito condominiale di Manhattan, dove vive grazie a una partecipazione del fratello di Epstein, la «Dr Karyna» prosegue intanto la sua routine. Mentre sistema una corona provvisoria a Brooklyn, in fondo a un caveau o a un cassetto potrebbe giacere quel diamante che, come la vita che le era stata promessa, non è mai veramente suo.

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Stampa atlantica / anglosfera+0.10neutral
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La Russia riproietta l'attenzione dal caso Shuliak alla cooperazione giudiziaria internazionale, sottolineando che la donna non è mai stata accusata.

Meccanismoriproiezione

La Russia utilizza la riproiezione: sposta il focus dal protagonista della notizia a un contesto legale internazionale, ridimensionando la rilevanza di Shuliak.

Omissione

La Russia omette i dettagli emotivi e personali della relazione tra Shuliak ed Epstein, presenti in altre coperture, che avrebbero potuto umanizzare Shuliak.

ScetticismoDistaccoVoci divise
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L'anglosfera presenta Shuliak come un enigma, concentrandosi sul mistero della sua relazione con Epstein e sull'eredità milionaria, senza prendere posizione.

Meccanismoenigmatizzazione

L'anglosfera utilizza l'enigmatizzazione: descrive Shuliak con dettagli ambigui e domande aperte, creando un alone di mistero che mantiene l'interesse senza fornire risposte.

Omissione

L'anglosfera omette il contesto legale internazionale e le indagini in corso, che avrebbero potuto ridimensionare l'importanza di Shuliak.

DistaccoPragmatismo
Stampa indiana e sudasiatica+0.10
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L'Asia meridionale personalizza Shuliak, presentandola come una figura complessa: dentista, amante, alleata ed erede, umanizzandola e rendendola centrale nella narrazione.

Meccanismopersonalizzazione

L'Asia meridionale utilizza la personalizzazione: dettaglia il background e la relazione di Shuliak, creando un ritratto intimo che la rende un personaggio riconoscibile.

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