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Gli Stati Uniti ritirano le truppe dalla Nigeria dopo l’operazione anti-Isis: resta la cooperazione d’intelligence

Il comando africano degli USA ha completato il ritiro della maggior parte dei 200 soldati dispiegati per la missione congiunta nel bacino del Lago Ciad, ma proseguirà la condivisione di informazioni con Abuja.

Gli Stati Uniti hanno ritirato la maggior parte dei circa duecento soldati dispiegati all’inizio dell’anno in Nigeria per una missione congiunta antiterrorismo nel bacino del Lago Ciad. Lo ha annunciato giovedì a Luanda il generale Dagvin Anderson, comandante delle forze aeree americane in Africa (AFRICOM), al termine della conferenza dei capi di difesa africani. L’operazione, condotta a maggio insieme alle forze nigeriane, ha portato all’uccisione di Abu-Bilal al-Minuki, indicato da Washington e Abuja come il numero due globale dello Stato Islamico. Il portavoce della difesa nigeriana, maggior generale Samaila Uba, ha precisato che i militari ritirati erano quelli inviati specificamente per quella missione, mentre il personale statunitense già presente in precedenza nel Paese rimane operativo, e la partnership strategica tra i due Paesi resta invariata.

Secondo la prospettiva di Washington, l’operazione rappresenta un modello per la futura cooperazione di sicurezza in Africa: fornire capacità specializzate – intelligence, logistica, supporto aereo – lasciando la guida delle operazioni sul terreno ai partner africani. Il generale Anderson ha dichiarato che la collaborazione con la Nigeria ha «degradato significativamente» la leadership dell’Isis, con effetti che si sono estesi oltre l’Africa occidentale, colpendo la rete di comunicazione e reclutamento globale del gruppo. Dal punto di vista di Abuja, il ministro della Difesa Christopher Musa ha confermato che le truppe americane «sono venute, hanno eseguito la missione e se ne sono andate», mentre il portavoce militare ha assicurato che il ritiro «non influirà in alcun modo sul nostro slancio operativo». Entrambe le capitali sottolineano che la condivisione di informazioni e il supporto d’intelligence proseguiranno.

L’invio dei duecento uomini era stato deciso all’inizio del 2026, dopo che un raid aereo americano il giorno di Natale – ordinato dal presidente Donald Trump con l’accusa che i miliziani islamisti prendessero di mira i cristiani – aveva inasprito la cooperazione militare. Abuja ha sempre respinto la tesi di un «genocidio cristiano», descrivendo la violenza come un fenomeno complesso che colpisce tutte le comunità. L’operazione congiunta ha tuttavia prodotto risultati tattici rilevanti: oltre all’eliminazione di al-Minuki, ha spinto un numero crescente di combattenti dell’Isis alla defezione o alla resa nel nord-est della Nigeria. Il ritiro ora segnala un ritorno a un’impronta leggera, fondata su intelligence e addestramento, in linea con la dottrina di Washington per un continente dove lo Stato Islamico ha progressivamente spostato il proprio baricentro operativo.

La conferenza di Luanda, che ha riunito capi militari di trentacinque Paesi africani insieme a rappresentanti di Stati Uniti e Brasile, ha posto l’accento su soluzioni di sicurezza guidate dagli africani con il sostegno tecnico internazionale. Per l’Italia e l’Europa, la stabilizzazione del Sahel e del bacino del Lago Ciad resta un interesse diretto, dati i flussi migratori e le connessioni tra reti jihadiste locali e la minaccia terroristica nel Mediterraneo allargato. Al momento non sono annunciate nuove missioni operative americane in Nigeria, ma il dossier resta aperto: la cooperazione d’intelligence continua e il modello di interventi mirati e a termine potrebbe essere replicato in altre aree di crisi della regione.

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venerdì 3 luglio 2026

Gli Stati Uniti ritirano le truppe dalla Nigeria dopo l’operazione anti-Isis: resta la cooperazione d’intelligence

Il comando africano degli USA ha completato il ritiro della maggior parte dei 200 soldati dispiegati per la missione congiunta nel bacino del Lago Ciad, ma proseguirà la condivisione di informazioni con Abuja.

Gli Stati Uniti hanno ritirato la maggior parte dei circa duecento soldati dispiegati all’inizio dell’anno in Nigeria per una missione congiunta antiterrorismo nel bacino del Lago Ciad. Lo ha annunciato giovedì a Luanda il generale Dagvin Anderson, comandante delle forze aeree americane in Africa (AFRICOM), al termine della conferenza dei capi di difesa africani. L’operazione, condotta a maggio insieme alle forze nigeriane, ha portato all’uccisione di Abu-Bilal al-Minuki, indicato da Washington e Abuja come il numero due globale dello Stato Islamico. Il portavoce della difesa nigeriana, maggior generale Samaila Uba, ha precisato che i militari ritirati erano quelli inviati specificamente per quella missione, mentre il personale statunitense già presente in precedenza nel Paese rimane operativo, e la partnership strategica tra i due Paesi resta invariata.

Secondo la prospettiva di Washington, l’operazione rappresenta un modello per la futura cooperazione di sicurezza in Africa: fornire capacità specializzate – intelligence, logistica, supporto aereo – lasciando la guida delle operazioni sul terreno ai partner africani. Il generale Anderson ha dichiarato che la collaborazione con la Nigeria ha «degradato significativamente» la leadership dell’Isis, con effetti che si sono estesi oltre l’Africa occidentale, colpendo la rete di comunicazione e reclutamento globale del gruppo. Dal punto di vista di Abuja, il ministro della Difesa Christopher Musa ha confermato che le truppe americane «sono venute, hanno eseguito la missione e se ne sono andate», mentre il portavoce militare ha assicurato che il ritiro «non influirà in alcun modo sul nostro slancio operativo». Entrambe le capitali sottolineano che la condivisione di informazioni e il supporto d’intelligence proseguiranno.

L’invio dei duecento uomini era stato deciso all’inizio del 2026, dopo che un raid aereo americano il giorno di Natale – ordinato dal presidente Donald Trump con l’accusa che i miliziani islamisti prendessero di mira i cristiani – aveva inasprito la cooperazione militare. Abuja ha sempre respinto la tesi di un «genocidio cristiano», descrivendo la violenza come un fenomeno complesso che colpisce tutte le comunità. L’operazione congiunta ha tuttavia prodotto risultati tattici rilevanti: oltre all’eliminazione di al-Minuki, ha spinto un numero crescente di combattenti dell’Isis alla defezione o alla resa nel nord-est della Nigeria. Il ritiro ora segnala un ritorno a un’impronta leggera, fondata su intelligence e addestramento, in linea con la dottrina di Washington per un continente dove lo Stato Islamico ha progressivamente spostato il proprio baricentro operativo.

La conferenza di Luanda, che ha riunito capi militari di trentacinque Paesi africani insieme a rappresentanti di Stati Uniti e Brasile, ha posto l’accento su soluzioni di sicurezza guidate dagli africani con il sostegno tecnico internazionale. Per l’Italia e l’Europa, la stabilizzazione del Sahel e del bacino del Lago Ciad resta un interesse diretto, dati i flussi migratori e le connessioni tra reti jihadiste locali e la minaccia terroristica nel Mediterraneo allargato. Al momento non sono annunciate nuove missioni operative americane in Nigeria, ma il dossier resta aperto: la cooperazione d’intelligence continua e il modello di interventi mirati e a termine potrebbe essere replicato in altre aree di crisi della regione.

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