
Usa e Iran riavviano il dialogo tecnico a Doha, mentre si allarga il coordinamento difensivo regionale
I colloqui indiretti, mediati da Qatar e Pakistan, vertono sulla libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz e sugli asset congelati; parallelamente il Centcom riunisce dodici paesi, inclusi Siria e Libano, per la sicurezza marittima.
La ripresa dei colloqui tecnici indiretti tra Stati Uniti e Iran, avvenuta a Doha nella serata di martedì e proseguita mercoledì, segna un tentativo di consolidare la tregua fragile che ha interrotto le ostilità militari dirette. Secondo fonti diplomatiche mediorientali, i negoziati — condotti con la mediazione separata del Qatar per la parte americana e del Pakistan per quella iraniana — si concentrano su tre dossier: la regolamentazione del traffico navale attraverso lo Stretto di Hormuz, lo sblocco di sei miliardi di dollari di fondi iraniani congelati e il consolidamento del cessate il fuoco in Libano. In parallelo, il Comando centrale statunitense (Centcom) ha guidato in Bahrein un dialogo sulla sicurezza regionale con i vertici militari di dodici paesi, tra cui per la prima volta Siria e Libano, istituendo una nuova cellula di coordinamento della difesa aerea per lo scambio di informazioni sulle minacce.
Da parte iraniana, fonti vicine ai negoziatori indicano che Teheran punta a ottenere un riconoscimento internazionale del proprio controllo sullo Stretto e del diritto a imporre pedaggi alle navi in transito, oltre alla liberazione immediata degli asset. L’amministrazione statunitense, per voce del presidente Trump, ha invece ribadito che la priorità è garantire la libera circolazione delle merci e proseguire il percorso di disarmo nucleare, definito «in buon progresso». Trump ha inoltre collegato l’andamento dei colloqui alla discesa del prezzo del petrolio a 68 dollari al barile, un dato che secondo fonti di Washington rafforza la posizione negoziale americana. Agli interlocutori iraniani, stando a fonti regionali, gli Stati Uniti avrebbero assicurato l’impegno a contenere Israele e a vigilare sul rispetto della tregua in Libano, presentando il ritiro israeliano da due aree campione nel sud del paese come un primo passo verso un arretramento più ampio.
I colloqui si innestano nel quadro della memoria d’intesa in quattordici punti firmata il 27 khordad (17 giugno), che aveva posto fine alla fase acuta del conflitto scoppiato a febbraio con attacchi americani e israeliani sul territorio iraniano. Quell’intesa prevede un periodo di sessanta giorni per negoziare un accordo di pace permanente, ma le divergenze pubbliche tra le parti e gli scambi di rappresaglie delle scorse settimane avevano messo in dubbio la tenuta del percorso. La novità più rilevante è la sospensione dei lavori annunciata dal portavoce del ministero degli Esteri del Qatar: il prossimo round negoziale è stato rinviato a dopo le esequie della Guida suprema Ali Khamenei, la cui scomparsa — confermata implicitamente dalle stesse fonti — introduce un elemento di transizione politica interna all’Iran che potrebbe influenzare la continuità della linea negoziale.
Sul piano regionale, l’allargamento del dialogo difensivo promosso dal Centcom a Siria e Libano, insieme alla creazione della cellula di coordinamento aereo, delinea un’architettura di sicurezza che punta a isolare le minacce alla navigazione commerciale. Per l’Italia e l’Europa, la posta in gioco è immediata: lo Stretto di Hormuz è il collo di bottiglia attraverso cui transita una quota rilevante degli approvvigionamenti energetici globali, e la sua riapertura stabile — dopo il crollo del traffico giornaliero da 110 a circa 35 navi — è condizione necessaria per scongiurare nuove tensioni sui mercati. I prossimi passi, secondo fonti diplomatiche europee, dipenderanno dalla capacità dei mediatori di tradurre i «progressi positivi» registrati a Doha in impegni verificabili, in attesa che la pausa imposta dal lutto iraniano non alteri gli equilibri faticosamente raggiunti.
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Nonostante le smentite pubbliche di Teheran, colloqui tecnici indiretti tra Stati Uniti e Iran sono ripresi in sordina a Doha, con mediatori qatarioti e pakistani. Gli inviati americani hanno preparato il terreno senza partecipare direttamente, mentre la delegazione iraniana includeva funzionari bancari e agricoli, segnalando un'agenda che spazia dagli asset congelati alla sicurezza dello Stretto di Hormuz. La distanza tra le negazioni ufficiali e la realtà dei fatti evidenzia la delicatezza del canale diplomatico.
I colloqui di Doha si inseriscono nel quadro del memorandum di cessate il fuoco di 60 giorni firmato a giugno, con l'obiettivo di porre fine alla guerra scoppiata a febbraio. I progressi sono definiti positivi e le discussioni tecniche si concentrano sugli asset iraniani congelati e sulla sicurezza dello Stretto di Hormuz. La mediazione qatariota è presentata come un tassello centrale nel percorso verso un accordo di pace permanente.
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