
Putin smentisce la crisi: 700mila soldati in Ucraina, ma il reclutamento forzato tradisce le difficoltà
Mosca rivendica un esercito imponente, ma le cronache di reclutamenti indiscriminati e la carenza di difese aeree a Kiev rivelano un conflitto logorante per entrambi i fronti.
Il presidente russo Vladimir Putin ha dichiarato che oltre 700.000 soldati russi sono attualmente dispiegati in Ucraina, un numero che, se confermato, rappresenterebbe una forza d'occupazione massiccia. Durante una cerimonia al Cremlino per la Festa della Russia, Putin ha parlato di progressi costanti, seppur lenti, nell'ambito della cosiddetta 'operazione militare speciale'. Tuttavia, fonti occidentali e analisti indipendenti dipingono un quadro ben diverso: il sistema di reclutamento russo sarebbe al collasso, con segnali di una mobilitazione forzata che il Cremlino ha finora evitato per timore di conseguenze politiche interne. Secondo valutazioni provenienti da Kiev e da centri studi europei, Mosca potrebbe essere costretta a richiamare decine di migliaia di riservisti, un passo che esporrebbe il regime a un'impopolarità crescente.
A gettare ombre sulle rivendicazioni di Putin contribuiscono le testimonianze di una campagna di arruolamento senza freni, che non risparmierebbe né anziani né persone con problemi di salute mentale. Mentre l'ex presidente Medvedev si abbandona a gesti provocatori contro i leader europei, la macchina bellica russa sembra aver bisogno di carne fresca a tutti i costi, dopo aver subito perdite che le stime ucraine quantificano in oltre un milione di uomini. La discrepanza tra i numeri ufficiali e le evidenze sul campo suggerisce una narrazione di guerra sempre più lontana dalla realtà.
Sul fronte opposto, l'Ucraina affronta una crisi speculare ma di segno opposto: la carenza di missili intercettori per i sistemi Patriot. Secondo il New York Times, ripreso da fonti iraniane, Kiev sarebbe a corto di queste munizioni cruciali per contrastare i sempre più frequenti attacchi missilistici balistici russi. Gli equipaggi della difesa aerea ucraina, esausti e sottofinanziati, si trovano a dover fronteggiare ondate di oltre mille droni e decine di missili, con un ritmo di rifornimento che non tiene il passo con l'intensità degli assalti. La concorrenza delle forniture per il Medio Oriente ha ulteriormente aggravato la situazione, lasciando l'Ucraina in una posizione di vulnerabilità strategica.
In questo scenario, l'Europa osserva con apprensione. Mentre Bruxelles valuta l'impatto di una guerra di logoramento che potrebbe durare anni, l'Italia segue con attenzione le ripercussioni economiche e umanitarie. La prospettiva di una mobilitazione russa su larga scala, unita alla fragilità delle difese ucraine, delinea un conflitto in cui nessuna delle due parti sembra in grado di ottenere una vittoria decisiva. La comunità internazionale si interroga sulle prossime mosse: mentre Mosca cerca di mascherare le proprie difficoltà con numeri trionfali, Kiev chiede con urgenza più armi per non soccombere. Il futuro del conflitto resta appeso a un filo sottile, fatto di equilibri militari e calcoli politici sempre più precari.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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La stampa russa riporta la notizia del NYT sulla carenza di missili Patriot in Ucraina con tono distaccato, sottolineando la difficoltà ucraina ma senza allarmismo. Viene evidenziata la metafora del portiere che deve parare dieci palloni contemporaneamente, a indicare l'inefficacia della difesa aerea ucraina. Il messaggio implicito è che la Russia sta esercitando una pressione crescente e che le forniture occidentali non bastano.
La stampa iraniana amplifica la notizia del NYT sulla carenza di missili Patriot, presentandola come una prova del fallimento occidentale e della sofferenza ucraina. Viene sottolineato che l'Ucraina è esausta e a corto di munizioni, mentre la Russia avanza. Il tono è di allarme per la situazione ucraina, ma anche di critica verso l'Occidente che non fornisce abbastanza aiuti.
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