
Tra Chanel e Saint Laurent, la cena che mette a nudo le crepe del matrimonio
Al Sundance 2026, "The Invite" di Olivia Wilde ha scatenato una guerra di offerte con la sua commedia claustrofobica su due coppie e una proposta indecente.
Sulla passerella nera del DGA Theatre di Los Angeles, Penélope Cruz avanzava in un abito Chanel celeste come un cielo di cristallo, il corpetto scolpito e una pioggia di paillettes che sembravano petali sospesi. A pochi metri, Olivia Wilde sceglieva l’architettura opposta: un Saint Laurent nero in taffetà, maniche vittoriane e una scollatura a V che incorniciava l’addome nudo, quasi un’armatura contemporanea. Non era solo un duello di stile tra due volti del cinema, ma il prologo visivo di un film che trasforma le distanze estetiche in distanze emotive.\n\nQuella sera si presentava "The Invite", adattamento americano del film spagnolo "Sentimental" di Cesc Gay, a sua volta nato da una pièce teatrale. La trama è un meccanismo da camera: Joe (Seth Rogen) e Angela (Wilde), coppia logorata da anni di incomprensioni, invitano a cena i vicini del piano di sopra, Hawk (Edward Norton) e Piña (Cruz), per lamentarsi dei loro rumorosi incontri amorosi. Ma l’incontro si rovescia in un gioco di specchi quando i vicini rivelano di organizzare festini sessuali e propongono ai padroni di casa di unirsi a loro. In una sola notte, nell’appartamento di San Francisco, affiorano desideri inconfessati, risentimenti e la fatica di invecchiare insieme.\n\nIl film è nato da un processo insolito. Wilde, reduce dall’esperienza travagliata di "Don’t Worry Darling", ha riunito il cast attorno a un tavolo per riscrivere la sceneggiatura a partire dalle loro stesse ferite sentimentali. Ha coinvolto la celebre terapeuta Esther Perel per dare autenticità ai dialoghi sulla crisi di mezza età e ha girato in sequenza, in soli ventuno giorni, come in una seduta collettiva. «È stato un sollievo strapparmi il cuore dal petto e posarlo sul tavolo», ha dichiarato la regista alla rivista Time, alludendo a un dolore personale che il set le ha permesso di elaborare. Cruz, dal canto suo, ha confessato a Clarín di non rimpiangere le insicurezze dei vent’anni, trovando ora una libertà che il personaggio di Piña incarna con ironia.\n\nAl Sundance, la prima proiezione ha scatenato una battaglia tra distributori durata settantadue ore: A24 si è aggiudicata i diritti per oltre dodici milioni di dollari, superando Neon e Warner Bros. La critica statunitense ha accolto il film con entusiasmo – il New York Post lo ha definito la commedia più divertente dell’anno, Variety lo ha accostato a Woody Allen – e su Rotten Tomatoes l’indice di gradimento ha toccato il 94%. In Brasile, il G1 ha parlato di un’esperienza «divertente, caotica e inebriante, come una buona cena». Più che un verdetto, resta l’immagine di un tavolo dove le posate tremano e le verità coniugali affiorano come il vino che macchia la tovaglia, mentre il mattino dopo tutto sarà diverso ma forse non risolto.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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La stampa latinoamericana mette in primo piano le riflessioni di Penélope Cruz sull'età e le insicurezze passate, inquadrando il film come una commedia caustica e caotica su una cena tra una coppia in crisi e i loro vicini progressisti. L'accento cade sul potere delle star e sulla miscela di umorismo e catarsi intima.
La stampa atlantica si concentra sul finale trasformativo e sulla catarsi personale di Olivia Wilde, descrivendo il film come una commedia relazionale intelligente che scoperchia le dinamiche di due coppie molto diverse. La copertura sottolinea il percorso emotivo della regista e la distribuzione da parte di A24.
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