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Geopolitica e Politicamartedì 23 giugno 2026

Putin rilancia le condizioni di Istanbul e Anchorage per i negoziati con Kiev

Il presidente russo ha dichiarato la disponibilità a trattare sulla base degli accordi del 2022, delle intese con Trump in Alaska e delle 'realtà sul terreno', ma per Kiev e gli alleati europei restano condizioni inaccettabili.

Durante una riunione in videoconferenza con il governo, il presidente russo Vladimir Putin ha dichiarato che la Russia è pronta a riprendere i negoziati di pace con l’Ucraina. La base, ha precisato, deve essere costituita dagli accordi raggiunti a Istanbul nella primavera del 2022 – che, ha ricordato, furono parafati dalla delegazione ucraina –, dalle «modalità» discusse nel vertice con l’allora presidente statunitense Donald Trump ad Anchorage nell’agosto 2025, dalle «realtà sul terreno» e dai principi esposti nel suo discorso al ministero degli Esteri russo nel giugno 2024. Putin ha aggiunto di non vedere motivi per cui Mosca dovrebbe discostarsi da quelle intese. Ha inoltre liquidato i tentativi di Kiev di creare «l’impressione di posizioni di forza» in vista di eventuali colloqui, affermando che la realtà sul campo di battaglia è diversa e che le forze russe avanzano quotidianamente.

Secondo analisti indipendenti russi, la combinazione di questi riferimenti equivale a riproporre le richieste massimaliste che il Cremlino avanza dal 2022. Il progetto di Istanbul prevedeva la neutralità permanente dell’Ucraina, il divieto di aderire alla NATO e limiti agli effettivi militari, ma non fu mai firmato: Kiev lo abbandonò adducendo la mancanza di garanzie di sicurezza credibili e, secondo la narrazione russa, per le pressioni dell’allora premier britannico Boris Johnson. Le intese di Anchorage, secondo fonti diplomatiche, avrebbero delineato una «formula» per il passaggio dell’intero Donbass sotto controllo russo e il congelamento del fronte nelle regioni di Zaporizhzhia e Kherson, senza però produrre un cessate il fuoco. Il discorso del 2024 al ministero degli Esteri, infine, chiedeva il ritiro completo delle truppe ucraine dai quattro oblast annessi dalla Russia nei loro confini amministrativi, la rinuncia all’ingresso nella NATO e il riconoscimento internazionale della sovranità russa su quei territori.

Nell’ottica di Bruxelles e delle capitali europee, queste condizioni restano inaccettabili per Kiev e per i suoi alleati. La dichiarazione congiunta del 7 giugno dei leader di Francia, Regno Unito e Germania (Macron, Starmer e Merz) a favore di un cessate il fuoco lungo l’attuale linea del fronte è stata respinta dal ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov come una «richiesta di capitolazione». Da parte ucraina, qualsiasi negoziato che non preveda il ripristino dell’integrità territoriale è considerato irricevibile. Non è passato inosservato, inoltre, che appena lo scorso marzo il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov aveva affermato che gli accordi di Istanbul non potevano più fungere da base perché «la realtà è completamente cambiata», segnalando un’oscillazione nella comunicazione russa che alcuni osservatori interpretano come tattica negoziale.

La riaffermazione delle condizioni massime giunge mentre, secondo i resoconti ufficiali russi, le forze di Mosca continuano ad avanzare sul fronte. L’ultimo round di colloqui diretti, con la mediazione statunitense, si è tenuto ad Abu Dhabi nel febbraio scorso tra alti rappresentanti militari e della sicurezza. La Turchia si è detta disponibile a offrire una sede per nuovi negoziati. Al momento, tuttavia, nessun nuovo incontro è stato calendarizzato e le posizioni delle parti appaiono distanti. Per l’Italia e l’Europa, il perdurare del conflitto e la rigidità delle condizioni russe confermano la necessità di mantenere il sostegno a Kiev e di cercare canali diplomatici che, allo stato attuale, non mostrano punti di convergenza.

Come la stessa storia è raccontata altrove.

2 gruppi editoriali · 3 lingue

41%
TonoTemperaturaFocusPosizionamentoOrizzonte
Stampa russa e CSIStampa iraniana e affini
Stampa russa e CSI/ Statale
PragmatismoScetticismoDistacco

Mosca si dice pronta a negoziare sulla base degli accordi di Istanbul già siglati da Kiev, integrati dalle modalità discusse ad Anchorage e dalla situazione reale sul terreno. Le rivendicazioni di forza di Kiev vengono liquidate come una messinscena, mentre si sottolinea l'avanzata quotidiana delle forze russe. Il Cremlino non vede motivi per discostarsi da intese che la stessa delegazione ucraina aveva ritenuto accettabili.

Stampa iraniana e affini/ Regime
DistaccoPragmatismo

Il presidente russo Putin ha dichiarato che Mosca è pronta a negoziare con l'Ucraina sulla base degli accordi di Istanbul. La notizia viene riferita in forma essenziale, senza commenti né analisi aggiuntive.

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martedì 23 giugno 2026

Putin rilancia le condizioni di Istanbul e Anchorage per i negoziati con Kiev

Il presidente russo ha dichiarato la disponibilità a trattare sulla base degli accordi del 2022, delle intese con Trump in Alaska e delle 'realtà sul terreno', ma per Kiev e gli alleati europei restano condizioni inaccettabili.

Durante una riunione in videoconferenza con il governo, il presidente russo Vladimir Putin ha dichiarato che la Russia è pronta a riprendere i negoziati di pace con l’Ucraina. La base, ha precisato, deve essere costituita dagli accordi raggiunti a Istanbul nella primavera del 2022 – che, ha ricordato, furono parafati dalla delegazione ucraina –, dalle «modalità» discusse nel vertice con l’allora presidente statunitense Donald Trump ad Anchorage nell’agosto 2025, dalle «realtà sul terreno» e dai principi esposti nel suo discorso al ministero degli Esteri russo nel giugno 2024. Putin ha aggiunto di non vedere motivi per cui Mosca dovrebbe discostarsi da quelle intese. Ha inoltre liquidato i tentativi di Kiev di creare «l’impressione di posizioni di forza» in vista di eventuali colloqui, affermando che la realtà sul campo di battaglia è diversa e che le forze russe avanzano quotidianamente.

Secondo analisti indipendenti russi, la combinazione di questi riferimenti equivale a riproporre le richieste massimaliste che il Cremlino avanza dal 2022. Il progetto di Istanbul prevedeva la neutralità permanente dell’Ucraina, il divieto di aderire alla NATO e limiti agli effettivi militari, ma non fu mai firmato: Kiev lo abbandonò adducendo la mancanza di garanzie di sicurezza credibili e, secondo la narrazione russa, per le pressioni dell’allora premier britannico Boris Johnson. Le intese di Anchorage, secondo fonti diplomatiche, avrebbero delineato una «formula» per il passaggio dell’intero Donbass sotto controllo russo e il congelamento del fronte nelle regioni di Zaporizhzhia e Kherson, senza però produrre un cessate il fuoco. Il discorso del 2024 al ministero degli Esteri, infine, chiedeva il ritiro completo delle truppe ucraine dai quattro oblast annessi dalla Russia nei loro confini amministrativi, la rinuncia all’ingresso nella NATO e il riconoscimento internazionale della sovranità russa su quei territori.

Nell’ottica di Bruxelles e delle capitali europee, queste condizioni restano inaccettabili per Kiev e per i suoi alleati. La dichiarazione congiunta del 7 giugno dei leader di Francia, Regno Unito e Germania (Macron, Starmer e Merz) a favore di un cessate il fuoco lungo l’attuale linea del fronte è stata respinta dal ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov come una «richiesta di capitolazione». Da parte ucraina, qualsiasi negoziato che non preveda il ripristino dell’integrità territoriale è considerato irricevibile. Non è passato inosservato, inoltre, che appena lo scorso marzo il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov aveva affermato che gli accordi di Istanbul non potevano più fungere da base perché «la realtà è completamente cambiata», segnalando un’oscillazione nella comunicazione russa che alcuni osservatori interpretano come tattica negoziale.

La riaffermazione delle condizioni massime giunge mentre, secondo i resoconti ufficiali russi, le forze di Mosca continuano ad avanzare sul fronte. L’ultimo round di colloqui diretti, con la mediazione statunitense, si è tenuto ad Abu Dhabi nel febbraio scorso tra alti rappresentanti militari e della sicurezza. La Turchia si è detta disponibile a offrire una sede per nuovi negoziati. Al momento, tuttavia, nessun nuovo incontro è stato calendarizzato e le posizioni delle parti appaiono distanti. Per l’Italia e l’Europa, il perdurare del conflitto e la rigidità delle condizioni russe confermano la necessità di mantenere il sostegno a Kiev e di cercare canali diplomatici che, allo stato attuale, non mostrano punti di convergenza.

Divergenza delle fonti

Geopolitica e Politica · 3 testate · 3 lingue

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Come si dividono

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Come la stessa storia è raccontata altrove.

2 gruppi editoriali · 3 lingue

TonoTemperaturaFocusPosizionamentoOrizzonte
Stampa russa e CSIStampa iraniana e affini
Stampa russa e CSI/ Statale
PragmatismoScetticismoDistacco

Mosca si dice pronta a negoziare sulla base degli accordi di Istanbul già siglati da Kiev, integrati dalle modalità discusse ad Anchorage e dalla situazione reale sul terreno. Le rivendicazioni di forza di Kiev vengono liquidate come una messinscena, mentre si sottolinea l'avanzata quotidiana delle forze russe. Il Cremlino non vede motivi per discostarsi da intese che la stessa delegazione ucraina aveva ritenuto accettabili.

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DistaccoPragmatismo

Il presidente russo Putin ha dichiarato che Mosca è pronta a negoziare con l'Ucraina sulla base degli accordi di Istanbul. La notizia viene riferita in forma essenziale, senza commenti né analisi aggiuntive.

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