
Keiko Fujimori verso la presidenza: margine incolmabile, Sánchez contesta
La candidata conservatrice, figlia dell'ex autocrate Alberto Fujimori, ha un vantaggio di 43mila voti non più recuperabile; il rivale di sinistra denuncia irregolarità nel voto estero e chiama a mobilitarsi.
Con il 99,86% delle schede scrutinate, Keiko Fujimori ha raggiunto un margine di 43.386 voti su Roberto Sánchez — 50,11% contro 49,88% — che le autorità elettorali peruviane considerano ormai non colmabile, poiché restano da assegnare al massimo 40.213 preferenze. L'Ufficio nazionale dei processi elettorali (ONPE) non ha ancora proclamato ufficialmente la vincitrice e prevede di farlo entro metà luglio, ma il dato consolida l'esito del ballottaggio del 7 giugno, uno dei più risicati nella storia recente dell'America Latina.
Roberto Sánchez, candidato del partito Juntos por el Perú ed erede politico dell'ex presidente Pedro Castillo — oggi in carcere per un tentato autogolpe —, ha annunciato che non riconoscerà un eventuale governo Fujimori, denunciando «una frode in corso» e chiedendo l'annullamento dei circa 300mila voti espressi all'estero, che hanno favorito largamente l'avversaria (oltre il 63% negli Stati Uniti e in Giappone). Il Jurado Nacional de Elecciones ha dichiarato inammissibile il ricorso per tardività e mancato pagamento delle tasse elettorali. Sánchez ha convocato manifestazioni per sabato 27 giugno e ha preannunciato appelli a istanze internazionali. Il partito di Fujimori, Fuerza Popular, ha replicato per bocca del candidato vicepresidente Luis Galarreta, definendo «antidemocratica» la posizione del rivale, mentre l'organizzazione civile Transparencia e la missione di osservazione dell'Unione Europea hanno escluso irregolarità sistemiche, giudicando il voto «calmo e ordinato».
La vittoria di Fujimori — la quarta candidatura consecutiva per la figlia dell'ex autocrate Alberto Fujimori, che governò il Perù negli anni Novanta con politiche di sicurezza militarizzate, poi condannato per corruzione e violazioni dei diritti umani — segna il ritorno del fujimorismo al potere dopo oltre due decenni e approfondisce lo spostamento a destra in America Latina, dopo l'elezione in Colombia del populista Abelardo De La Espriella. Secondo analisti di Bruxelles, il consolidarsi di esecutivi conservatori nella regione potrebbe influenzare i negoziati commerciali tra Unione Europea e Mercosur e la cooperazione su clima e migrazioni. Sul piano interno, Fujimori erediterà un paese spaccato tra la costa urbanizzata e le regioni andine rurali, con disuguaglianze profonde e una cronica instabilità istituzionale: otto presidenti in otto anni, nessuno dei quali ha concluso il mandato.
La campagna elettorale ha messo a nudo queste fratture. Fujimori ha costruito il proprio consenso nei centri urbani e tra i peruviani all'estero puntando sulla lotta alla criminalità e promettendo pattugliamenti militari ed espulsioni di immigrati irregolari, mentre Sánchez si è imposto nelle aree rurali con un discorso incentrato sul rafforzamento delle istituzioni e la riduzione delle disuguaglianze. La nuova presidente — la prima eletta direttamente nella storia del paese — entrerà in carica il 28 luglio per un mandato di cinque anni, con il partito Fuerza Popular che detiene la maggioranza relativa in Parlamento ma dovrà costruire alleanze in un clima di forte polarizzazione. Il dossier resta aperto fino alla proclamazione ufficiale, attesa entro la prima metà di luglio, mentre le accuse di Sánchez e le mobilitazioni annunciate alimentano il rischio di una nuova crisi politica.
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Il candidato di sinistra Sánchez denuncia un broglio in corso, rifiuta di riconoscere il risultato e chiede l'annullamento dei voti dall'estero, chiamando i sostenitori alla mobilitazione. La stampa regionale riporta le accuse con toni allarmati, sottolineando in alcuni casi l'assenza di prove e il rischio di una crisi politica prolungata.
Il candidato di sinistra in Perù ha chiesto l'annullamento dei voti espressi all'estero nel ballottaggio, mentre lo scrutinio lo vede in svantaggio di circa 40.000 voti rispetto alla rivale conservatrice. Le autorità elettorali stanno ancora esaminando i verbali contestati prima di proclamare un vincitore.
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