
Ormuz, il traffico riprende dopo il nuovo annuncio di chiusura iraniano
Dopo il crollo di domenica, i transiti mostrano segnali di recupero mentre Stati Uniti e Iran discutono un meccanismo per il passaggio sicuro delle navi mercantili.
L’annuncio, sabato, di una nuova chiusura dello Stretto di Ormuz da parte delle Guardie rivoluzionarie iraniane – in risposta agli attacchi israeliani in Libano – ha provocato un immediato crollo dei transiti: domenica sono state registrate soltanto cinque petroliere in attraversamento, contro le ventisei del giorno precedente. Lunedì, tuttavia, i dati delle piattaforme di tracciamento hanno mostrato una ripresa, con almeno ventisei navi cisterna e quattro metaniere di gas naturale liquefatto del Qatar entrate nello stretto attraverso la rotta controllata da Teheran, per la prima volta dall’inizio del conflitto il 28 febbraio.
La volatilità dei flussi riflette la strategia iraniana di usare la via d’acqua come leva negoziale. L’Autorità per lo Stretto del Golfo Persico (PGSA) ha imposto alle navi l’obbligo di richiedere un permesso di transito e di comunicare dati su proprietari, origine e carico, riservandosi di applicare penali e, in futuro, tariffe assicurative. Secondo analisti della difesa britannici, tali pretese violano la Convenzione ONU sul diritto del mare, che garantisce il passaggio in transito anche in tempo di guerra. L’obiettivo, indicano fonti finanziarie internazionali, è normalizzare il coordinamento con la PGSA per poi imporre pedaggi che, secondo stime di J.P. Morgan, potrebbero fruttare a Teheran tra 70 e 90 miliardi di dollari l’anno.
La divergenza tra i numeri diffusi dal Comando centrale statunitense – 55 navi mercantili in transito sabato – e quelli più bassi rilevati dai tracciatori commerciali è spiegabile, secondo un esperto canadese di supply chain, con il conteggio da parte militare anche dei passaggi “invisibili”, ovvero delle navi che spengono i transponder per costeggiare la sponda omanita ed eludere i controlli iraniani. Nel frattempo, tre superpetroliere iraniane sotto sanzione hanno ripreso a operare alla luce del sole, un cambiamento di postura coerente con il memorandum d’intesa firmato da Washington e Teheran il 17 giugno. Per l’Italia e l’Europa, la prolungata interruzione di un quinto dei flussi globali di greggio e GNL mantiene elevata l’attenzione sulla sicurezza energetica, anche se il Brent è sceso sotto gli 80 dollari al barile e le borse asiatiche hanno aperto in rialzo.
I negoziati tra Stati Uniti e Iran, proseguiti domenica in Svizzera, hanno prodotto l’accordo su una linea di comunicazione diretta per evitare incidenti e fraintendimenti. Il prossimo banco di prova sarà la tenuta di questo meccanismo e la capacità di riportare i transiti verso i livelli pre-bellici di circa 125 passaggi al giorno, mentre il conflitto in Libano continua a minacciare la fragile tregua in Medio Oriente.
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L'Iran usa lo Stretto di Hormuz come leva strategica dopo gli attacchi israeliani in Libano. L'annuncio di chiusura ha fatto crollare il traffico marittimo, dimostrando la capacità di Teheran di strangolare le rotte energetiche globali. Un esperto avverte che la Repubblica Islamica intende mantenere questa pressione come strumento di ritorsione.
Nonostante il rallentamento generale del traffico nello Stretto di Hormuz, quattro metaniere del Qatar sono entrate nella via d'acqua utilizzando la rotta iraniana. È la prima volta dall'inizio del conflitto che navi qatariote percorrono questo corridoio, segnalando la determinazione di Doha a mantenere le esportazioni di GNL. QatarEnergy non ha commentato, ma i dati di tracciamento confermano il transito.
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