
Tre petroliere colpite nello Stretto di Hormuz, la tregua USA-Iran vacilla
Dopo l'attacco a una gasiera del Qatar e ad altre due navi, Doha accusa Teheran e i negoziati per una pace stabile restano congelati.
Tre navi commerciali sono state colpite tra lunedì e martedì nello Stretto di Hormuz, la strozzatura marittima da cui transitava, prima del conflitto, circa un quinto del petrolio e del gas liquefatto scambiati nel mondo. Il Centro per le operazioni del commercio marittimo del Regno Unito (UKMTO) ha confermato che un proiettile ha incendiato una gasiera al largo dell’Oman, un drone ha danneggiato un secondo tanker e un terzo proiettile ha provocato danni strutturali a un’altra unità. La televisione di Stato iraniana, citando fonti anonime, ha lasciato intendere che l’attacco alla nave qatariota Al Rekayyat – carica di gas naturale liquefatto – sia stato condotto dopo che l’imbarcazione aveva ignorato ripetuti avvertimenti, senza tuttavia rivendicarlo ufficialmente.
La reazione di Doha è stata immediata e durissima. Il portavoce del Ministero degli Esteri del Qatar, Majed Al-Ansari, ha definito l’attacco «un’aggressione inaccettabile alla sicurezza della navigazione internazionale e agli approvvigionamenti energetici globali», attribuendo a Teheran «la piena responsabilità legale» e chiedendo la cessazione di ogni pratica che minacci la stabilità regionale. Anche una petroliera saudita, la Wedyan, ha subito danni al largo dell’Oman, sebbene le cause non siano state ancora chiarite. Secondo fonti della sicurezza marittima occidentali, l’Iran starebbe cercando di imporre il proprio controllo esclusivo sulle rotte dello Stretto, colpendo le navi che non utilizzano i corridoi da esso approvati, in aperta sfida al memorandum d’intesa firmato a giugno con Washington.
L’episodio mette a dura prova la fragile tregua di sessanta giorni concordata tra Stati Uniti e Iran, che aveva permesso una timida ripresa del traffico commerciale. Per l’Europa, e in particolare per l’Italia, che dipende in misura significativa dalle importazioni di gas naturale liquefatto dal Golfo Persico, il ripetersi di attacchi in quest’area rappresenta un fattore di instabilità immediata per la sicurezza energetica e per i prezzi. I futures del gas europeo sono saliti fino al 6% dopo la notizia, mentre il Brent ha interrotto un recente calo. Analisti di Bruxelles osservano che la prospettiva di pedaggi imposti da Teheran sul transito – respinta da Washington come inaccettabile – e la mancanza di un accordo permanente rischiano di prolungare l’incertezza per gli armatori e per i mercati.
I negoziati indiretti tra le due parti, mediati da Qatar e Pakistan, sono al momento sospesi durante le cerimonie funebri per la Guida suprema Ali Khamenei, ucciso nei bombardamenti che hanno aperto il conflitto il 28 febbraio. Il presidente Donald Trump ha avvertito che gli Stati Uniti sono pronti a «concludere il lavoro» in assenza di un’intesa, mentre Teheran, attraverso il proprio comando militare, ha ribadito che qualsiasi interferenza americana nello Stretto riceverà «una reazione rapida e decisiva». Il prossimo round di colloqui, atteso dopo la sepoltura di Khamenei, dovrà affrontare il nodo irrisolto della governance della via d’acqua, con l’Iran deciso a monetizzare il passaggio e gli Stati Uniti e i Paesi del Golfo fermamente contrari a ogni forma di pedaggio.
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