
Oceani mai così caldi a giugno: il nuovo record che spinge il clima verso l’ignoto
La temperatura superficiale globale dei mari ha superato ogni precedente massimo per il periodo, mentre l’arrivo di El Niño fa temere un’accelerazione degli eventi estremi.
La temperatura media della superficie oceanica ha raggiunto a giugno 2026 i 20,98 °C, superando il precedente primato di 20,89 °C registrato nel 2024. Il dato, diffuso dal servizio europeo Copernicus Marine e confermato in modo indipendente dal Copernicus Climate Change Service, segna il sesto mese consecutivo di calore quasi senza precedenti e porta l’anomalia termica dei mari alle latitudini non polari ai livelli più alti mai osservati per questo periodo dell’anno. Il Mediterraneo ha toccato a sua volta un record di giugno con 24,34 °C, mentre il Pacifico tropicale ha eguagliato il massimo storico del primo semestre 2016.
Il balzo termico si inserisce in una fase di transizione rapida del sistema climatico. L’Organizzazione meteorologica mondiale ha annunciato all’inizio di giugno l’avvio di un episodio di El Niño che, secondo le proiezioni stagionali del Copernicus, potrebbe raggiungere un’intensità che non si osservava da decenni. Il fenomeno, caratterizzato da un riscaldamento anomalo delle acque del Pacifico equatoriale, libera calore aggiuntivo nell’atmosfera e modifica la circolazione planetaria. Si somma al riscaldamento di fondo prodotto dai gas serra: gli oceani assorbono circa il 90% dell’energia in eccesso intrappolata dal sistema Terra, e negli ultimi tre anni le temperature marine sono rimaste tra 0,35 e 0,73 °C sopra la media storica.
Le conseguenze sono già misurabili. Nei primi sei mesi del 2026 le ondate di calore marino hanno interessato l’82% della superficie oceanica globale, la seconda estensione più ampia dopo il 2024. Il Mediterraneo ne è stato coperto per il 98% del bacino, con un picco di intensità record nel settore nord-occidentale dove, secondo l’Istituto di Scienze del Mare di Barcellona, la differenza rispetto ai valori normali ha raggiunto i 5,2 °C. Mari più caldi trattengono l’atmosfera surriscaldata più a lungo, forniscono energia supplementare ai cicloni tropicali e alle precipitazioni intense, accelerano la fusione dei ghiacci e l’innalzamento del livello del mare, e mettono a dura prova gli ecosistemi, dai coralli tropicali alle specie meno mobili del Mediterraneo.
«Le condizioni attuali potrebbero indicare l’inizio di una nuova fase che ci conduce, ancora una volta, in un territorio inesplorato», ha dichiarato Carlo Buontempo, direttore del Copernicus Climate Change Service. Con El Niño ancora in fase di sviluppo e le temperature oceaniche già su livelli record, i modelli indicano che il 2026 si collocherà tra gli anni più caldi mai registrati. Il prossimo traguardo da monitorare sarà l’evoluzione dell’intensità di El Niño nei bollettini mensili dell’Organizzazione meteorologica mondiale, che determinerà la portata degli impatti sulla stagione degli uragani atlantici e sui raccolti agricoli dell’emisfero australe.
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Il Mediterraneo ribolle, con temperature superficiali fino a sei gradi sopra la media storica. L'arrivo di El Niño aggraverà la situazione, rendendo indispensabile un adattamento immediato per evitare danni irreversibili agli ecosistemi marini.
La temperatura media globale degli oceani ha raggiunto a giugno un nuovo record, superando i livelli del 2023 e del 2024. L'osservatorio europeo Copernicus attribuisce il fenomeno alla combinazione di El Niño e riscaldamento globale, prevedendo ulteriori aumenti nei prossimi mesi.
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