
Nvidia raziona i chip e taglia i clienti asiatici, mentre i vertici dell’AI negano la bolla
Huang e Son liquidano i timori di una bolla speculativa, ma la scarsità di GPU spinge l’azienda a contingentare le risorse interne e a bloccare le forniture sospette verso la Cina.
Nella stessa settimana, da Tokyo, il fondatore di SoftBank Masayoshi Son e l’amministratore delegato di Nvidia Jensen Huang hanno respinto con toni netti l’ipotesi che gli investimenti nell’intelligenza artificiale stiano gonfiando una bolla speculativa. Son ha definito «sciocca» la domanda, paragonando lo scetticismo attuale ai dubbi che accompagnarono i primi anni di Internet; Huang ha aggiunto che la domanda di calcolo resta «incredibilmente forte» e che la costruzione delle infrastrutture richiederà almeno un decennio. Le rassicurazioni verbali, tuttavia, cozzano con i segnali di tensione che arrivano dalla catena di approvvigionamento e dall’organizzazione interna di Nvidia.
All’interno dell’azienda, il responsabile della divisione automotive ha rivelato che i team si contendono settimanalmente le GPU necessarie ad addestrare i propri modelli, al punto che a volte serve l’intervento diretto di Huang per dirimere le dispute. Anche la capacità produttiva delle fonderie è diventata un terreno di scontro interno. Sul fronte esterno, Nvidia ha escluso oltre la metà dei clienti approvati in hub asiatici come Singapore e Malaysia, con verifiche fisiche nei data center per stanare i «neocloud» sospettati da Washington di fungere da entità di passaggio per il contrabbando di chip avanzati verso la Cina. Pechino, da parte sua, ha bloccato persino i modelli depotenziatedi Nvidia, mentre le aziende tecnologiche cinesi premono per revocare il divieto sul chip H200 e le fonderie locali puntano a triplicare la produzione entro fine anno.
Google sta proponendo i propri Tensor Processing Unit ai neocloud, offrendosi di finanziare i data center e di riaffittare la capacità per i propri carichi di lavoro. La reazione di Nvidia, secondo alcune fonti, sarebbe stata quella di offrire incentivi finanziari a Nscale – un operatore europeo che schiererà oltre 100.000 GPU di nuova generazione in Europa a partire dal 2027 – per dissuaderlo dall’adottare i chip del concorrente. Nscale smentisce qualsiasi incentivo, ma l’episodio segnala una concorrenza sempre più aspra in un mercato dominato per oltre il 90% da Nvidia. SoftBank, intanto, ha liquidato l’intera partecipazione in Nvidia per 5,8 miliardi di dollari e ha riversato capitali massicci su OpenAI e sul progetto Stargate, scommettendo che l’AI arriverà a rappresentare il 20% del PIL mondiale entro il 2040, con un mercato da 46 trilioni di dollari.
Le proiezioni di Son – che includono 5 trilioni di dollari di investimenti annui globali e l’adozione di un miliardo di robot umanoidi – pongono però il problema energetico: solo i data center per l’AI richiederebbero 3 terawatt di elettricità entro il 2040, quasi il doppio del consumo mondiale attuale. In Giappone, Huang ha indicato nel gas naturale la fonte di breve termine e nella fusione nucleare l’alternativa futura, mentre il governo di Tokyo spinge per una «AI sovrana» che protegga dati e sicurezza nazionale. I prossimi annunci di Nvidia sulla AI sovrana attesi in questi giorni a Tokyo, insieme alla decisione di Pechino sull’H200, misureranno la distanza tra le rassicurazioni dei vertici e la realtà di un mercato sempre più frammentato.
| Stampa atlantica / anglosfera | 0.00 | neutral |
|---|---|---|
| Stampa indiana e sudasiatica | −0.30 | critical |
| Stampa del Golfo arabo | +0.70 | aligned |
Jensen Huang riconosce che la scarsità di chip colpisce anche Nvidia internamente, e interviene per mediare.
Raccontando un episodio interno, si generalizza la carenza globale, rendendo tangibile un problema astratto.
Non menziona le misure di controllo delle esportazioni verso la Cina o le tensioni geopolitiche che aggravano la scarsità.
Nvidia adotta misure aggressive per proteggere la sua tecnologia, mentre Google tenta di insidiare il suo dominio. SoftBank minimizza i rischi, ma la tensione è palpabile.
Accostando notizie di controllo delle esportazioni, concorrenza e dichiarazioni ottimistiche, si crea un senso di urgenza e incertezza strategica.
Non approfondisce le ragioni della domanda interna di chip AI né il ruolo di altri attori come AMD o Intel.
Masayoshi Son proclama che l'AI è il futuro inevitabile e che gli investimenti massicci sono giustificati, bollando ogni dubbio come ignoranza.
Utilizza una metafora storica (auto e aerei) per equiparare l'AI a innovazioni indiscutibili, rendendo il dissenso irrazionale.
Non menziona le difficoltà di Nvidia nella gestione della scarsità di chip né le tensioni geopolitiche con la Cina.
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