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Geopolitica e Politicavenerdì 24 luglio 2026

Netanyahu incontra Trump alla Casa Bianca mentre Iran e Libano infiammano il Medio Oriente

In una Washington divisa tra funerali di Stato e vertici strategici, il premier israeliano cerca il via libera americano per colpire infrastrutture iraniane, mentre Zelensky tenta di riportare l’Ucraina nell’agenda presidenziale.

Domenica il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu atterrerà a Washington per un incontro martedì con il presidente Donald Trump alla Casa Bianca, annunciato dall’ufficio del premier. Nella stessa giornata, entrambi parteciperanno alle esequie del senatore repubblicano Lindsey Graham, figura chiave per le alleanze americane in Medio Oriente ed Europa orientale. Il vertice, il settimo tra i due leader da quando Trump è tornato alla presidenza, cade mentre le forze americane conducono da tredici giorni attacchi selettivi contro obiettivi militari iraniani e la Guardia rivoluzionaria colpisce basi statunitensi in Bahrein, Arabia Saudita e Giordania.

Secondo fonti governative israeliane, Netanyahu chiederà il consenso di Washington per estendere le operazioni aeree a impianti energetici e infrastrutture iraniane finora risparmiati. La richiesta matura in un rapporto segnato da attriti: durante le recenti trattative per un cessate il fuoco, poi naufragate, Trump avrebbe definito il premier «un fottuto pazzo» e minacciato di lasciarlo senza sostegno diplomatico. Da Gerusalemme si punta a ricucire lo strappo, forte della pressione interna esercitata dai partiti ultraortodossi e di destra, che spingono per un’offensiva slegata dai veti americani. Teheran, attraverso il ministro degli Esteri Abbas Araghchi, ha già bollato come «pericoloso precedente» l’ipotesi, ventilata da Trump, di usare fondi iraniani congelati per compensare i danni alle navi mercantili nel Golfo.

Sullo sfondo resta la questione libanese. Pochi giorni prima, il presidente libanese Joseph Aoun ha lasciato Washington con rinnovate assicurazioni sul sostegno americano al ritiro israeliano dal Libano meridionale, condizione essenziale per attuare l’accordo trilaterale firmato il 26 giugno. Quel patto, negoziato grazie alla mediazione statunitense, assegna gradualmente alle Forze armate libanesi il controllo di «zone pilota», ma Israele ha mantenuto operazioni e una presenza oltre confine, alimentando le proteste di Beirut. Secondo osservatori europei e del Dipartimento di Stato, la tenuta dell’intesa è oggi il principale banco di prova della capacità di Washington di stabilizzare il fianco settentrionale israeliano senza scatenare una nuova escalation con Hezbollah, che Teheran potrebbe attivare in caso di allargamento del conflitto.

Parallelamente, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky dovrebbe incontrare Trump sempre martedì, confermando un asse diplomatico che ruota attorno alla figura di Graham, convinto sostenitore di Kiev. Fonti ucraine e americane riferiscono di una bozza di tregua aerea da presentare a Mosca, che combinerebbe il cessate il fuoco nei cieli con un pacchetto di sanzioni economiche già discusso con gli inviati Witkoff e Kushner. Da Bruxelles si guarda con cautela a questa accelerazione: i governi europei temono che il disimpegno americano dall’Ucraina possa consolidarsi se l’attenzione della Casa Bianca resterà assorbita dal teatro mediorientale. Il Cremlino, che ha sinora respinto ogni proposta di tregua, dovrebbe subire la pressione dei raid ucraini sulle raffinerie, ma nessuna fonte diplomatica conferma segnali di apertura.

La settimana di incontri alla Casa Bianca delineerà così i margini delle prossime mosse israeliane e americane in un quadrante dove il conflitto con l’Iran si intreccia con il destino dell’accordo libanese e con i tentativi di sbloccare lo stallo russo-ucraino. Resta da vedere se il presidente Trump, che ha alternato insulti e attestati di stima verso Netanyahu, cederà alle pressioni israeliane per un intervento diretto su suolo iraniano, o se cercherà di rilanciare la via diplomatica con Teheran, anche per contenere gli effetti sui mercati energetici e sulla sicurezza degli Stretti.

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venerdì 24 luglio 2026

Netanyahu incontra Trump alla Casa Bianca mentre Iran e Libano infiammano il Medio Oriente

In una Washington divisa tra funerali di Stato e vertici strategici, il premier israeliano cerca il via libera americano per colpire infrastrutture iraniane, mentre Zelensky tenta di riportare l’Ucraina nell’agenda presidenziale.

Domenica il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu atterrerà a Washington per un incontro martedì con il presidente Donald Trump alla Casa Bianca, annunciato dall’ufficio del premier. Nella stessa giornata, entrambi parteciperanno alle esequie del senatore repubblicano Lindsey Graham, figura chiave per le alleanze americane in Medio Oriente ed Europa orientale. Il vertice, il settimo tra i due leader da quando Trump è tornato alla presidenza, cade mentre le forze americane conducono da tredici giorni attacchi selettivi contro obiettivi militari iraniani e la Guardia rivoluzionaria colpisce basi statunitensi in Bahrein, Arabia Saudita e Giordania.

Secondo fonti governative israeliane, Netanyahu chiederà il consenso di Washington per estendere le operazioni aeree a impianti energetici e infrastrutture iraniane finora risparmiati. La richiesta matura in un rapporto segnato da attriti: durante le recenti trattative per un cessate il fuoco, poi naufragate, Trump avrebbe definito il premier «un fottuto pazzo» e minacciato di lasciarlo senza sostegno diplomatico. Da Gerusalemme si punta a ricucire lo strappo, forte della pressione interna esercitata dai partiti ultraortodossi e di destra, che spingono per un’offensiva slegata dai veti americani. Teheran, attraverso il ministro degli Esteri Abbas Araghchi, ha già bollato come «pericoloso precedente» l’ipotesi, ventilata da Trump, di usare fondi iraniani congelati per compensare i danni alle navi mercantili nel Golfo.

Sullo sfondo resta la questione libanese. Pochi giorni prima, il presidente libanese Joseph Aoun ha lasciato Washington con rinnovate assicurazioni sul sostegno americano al ritiro israeliano dal Libano meridionale, condizione essenziale per attuare l’accordo trilaterale firmato il 26 giugno. Quel patto, negoziato grazie alla mediazione statunitense, assegna gradualmente alle Forze armate libanesi il controllo di «zone pilota», ma Israele ha mantenuto operazioni e una presenza oltre confine, alimentando le proteste di Beirut. Secondo osservatori europei e del Dipartimento di Stato, la tenuta dell’intesa è oggi il principale banco di prova della capacità di Washington di stabilizzare il fianco settentrionale israeliano senza scatenare una nuova escalation con Hezbollah, che Teheran potrebbe attivare in caso di allargamento del conflitto.

Parallelamente, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky dovrebbe incontrare Trump sempre martedì, confermando un asse diplomatico che ruota attorno alla figura di Graham, convinto sostenitore di Kiev. Fonti ucraine e americane riferiscono di una bozza di tregua aerea da presentare a Mosca, che combinerebbe il cessate il fuoco nei cieli con un pacchetto di sanzioni economiche già discusso con gli inviati Witkoff e Kushner. Da Bruxelles si guarda con cautela a questa accelerazione: i governi europei temono che il disimpegno americano dall’Ucraina possa consolidarsi se l’attenzione della Casa Bianca resterà assorbita dal teatro mediorientale. Il Cremlino, che ha sinora respinto ogni proposta di tregua, dovrebbe subire la pressione dei raid ucraini sulle raffinerie, ma nessuna fonte diplomatica conferma segnali di apertura.

La settimana di incontri alla Casa Bianca delineerà così i margini delle prossime mosse israeliane e americane in un quadrante dove il conflitto con l’Iran si intreccia con il destino dell’accordo libanese e con i tentativi di sbloccare lo stallo russo-ucraino. Resta da vedere se il presidente Trump, che ha alternato insulti e attestati di stima verso Netanyahu, cederà alle pressioni israeliane per un intervento diretto su suolo iraniano, o se cercherà di rilanciare la via diplomatica con Teheran, anche per contenere gli effetti sui mercati energetici e sulla sicurezza degli Stretti.

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