
Trump: Cina e Russia non armerebbero l'Iran, ma il Pentagono segnala il contrario
Il presidente americano dà credito agli impegni di Xi e Putin, mentre il capo del Pentagono parla di 'facilitazione' a Tehran e gli alleati europei finanziano le armi per l'Ucraina.
Donald Trump ha affermato pubblicamente che Cina e Russia non stanno fornendo armi all'Iran, confidando nelle assicurazioni ricevute dai presidenti Xi Jinping e Vladimir Putin. In un messaggio su Truth Social, il presidente statunitense ha scritto che Xi gli avrebbe garantito, durante un incontro a Pechino, che «in nessuna circostanza» Pechino venderebbe o cederebbe armi alla Repubblica islamica, impegno esteso anche alle aziende cinesi. Analoga promessa sarebbe giunta da Putin, nonostante il conflitto in Ucraina. Trump ha aggiunto: «Due grandi Paesi di cui spesso si parla in relazione all'Iran, a mio parere, non stanno partecipando». Se lo facessero, ha avvertito, «sarebbe molto negativo per loro, di certo non nel loro interesse».
La nettezza di queste affermazioni stride con quanto dichiarato pochi giorni prima dal segretario alla Difesa Pete Hegseth davanti a una commissione del Senato. Sollecitato sulla questione, Hegseth ha ammesso che «ci sono modi in cui entrambi i Paesi stanno, a livelli diversi, facilitando alcune delle cose che l'Iran sta facendo». Sebbene abbia aggiunto che i dettagli devono restare classificati, la sua testimonianza ha alimentato le rivelazioni di fonti dell'intelligence americana, secondo cui gli attacchi iraniani con droni contro obiettivi della Cia nel Golfo Persico avrebbero spinto a indagare su un possibile supporto russo nella fornitura di informazioni sui bersagli o di tecnologia avanzata. La divergenza tra Casa Bianca e Pentagono proietta ombre sulla reale portata dell'assistenza esterna a Tehran e sulle capacità di deterrenza degli Stati Uniti.
Parallelamente, Trump ha chiarito la dottrina della sua amministrazione sulle forniture militari all'Ucraina: «Lui [Putin] capisce che io non vendo armi all'Ucraina, ma ai Paesi della Nato. Pagano il prezzo pieno, e come quelle armi vengano distribuite non ne ho idea». La dichiarazione conferma il disimpegno diretto di Washington, scaricando sugli alleati europei l'onere finanziario e logistico del sostegno a Kiev. Per l'Italia e il resto d'Europa, già provate dall'aumento dei costi energetici legati alla guerra in Medioriente, ciò si traduce in pressioni crescenti sui bilanci della difesa e in un'esposizione più diretta alle ripercussioni del conflitto, come dimostrano i timori per la sicurezza dello Stretto di Hormuz e le minacce degli Houthi nel Mar Rosso.
Secondo gli analisti, la posizione di Trump riflette un calcolo geopolitico che punta a mantenere aperti canali di dialogo con Mosca e Pechino, mentre le agenzie di sicurezza statunitensi continuano a monitorare forniture illecite e hanno sanzionato individui e società in Russia e Cina per aver aiutato l'Iran ad acquisire armi. Il dossier resta fluido: dopo il fallimento di una proposta di cessate il fuoco portata dal premier iracheno, gli scontri si intensificano quotidianamente, con l'Iran che respinge ogni mediazione e gli Stati Uniti che insistono sui bombardamenti. Per le cancellerie europee, il quadro si fa sempre più complesso, stretto tra la fedeltà atlantica, la dipendenza energetica e il timore che il conflitto possa allargarsi ulteriormente.
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