
Ormuz, attacco a nave mercantile: un disperso indiano, Teheran e Washington alzano lo scontro
Il mercantile GFS Galaxy colpito al largo dell'Oman mentre l'Iran chiude lo Stretto. India condanna e chiede de-escalation, ma le rappresaglie incrociate minacciano la fragile tregua e le forniture energetiche globali.
Un marittimo indiano risulta disperso e altri dieci sono stati tratti in salvo dopo che la portacontainer GFS Galaxy, battente bandiera cipriota, è stata colpita al largo delle coste dell'Oman nelle prime ore di domenica 12 luglio 2026. Lo ha confermato il ministero degli Esteri di Nuova Delhi, che ha condannato l'attacco definendo «profondamente preoccupanti» i ripetuti incidenti ai danni del naviglio commerciale. A bordo vi erano ventiquattro persone: oltre agli undici cittadini indiani, equipaggi di Ucraina, Filippine, Indonesia e Sri Lanka. Ventitré membri sono stati recuperati dalla Marina omanita, mentre proseguono le ricerche del terzo ufficiale di macchina Heramb Karmarkar, disperso dopo che un incendio ha paralizzato la sala macchine costringendo l'equipaggio ad abbandonare la nave.
Le versioni sull'accaduto divergono radicalmente. Secondo il Comando centrale statunitense (CENTCOM), il Corpo delle guardie della rivoluzione islamica (IRGC) avrebbe «attaccato in modo flagrante» il mercantile in transito nello Stretto di Hormuz. Teheran, per bocca delle stesse Guardie, parla invece di un «colpo d'avvertimento» contro un'imbarcazione che percorreva una rotta non autorizzata e annuncia la chiusura dello stretto «fino a nuovo avviso», subordinandone la riapertura alla fine dell'ingerenza americana nella regione. La notte stessa Washington ha lanciato il terzo ciclo di raid della settimana colpendo, secondo fonti del Pentagono, circa centoquaranta obiettivi militari iraniani. La risposta di Teheran non si è fatta attendere: missili e droni hanno raggiunto basi americane in Bahrein, Kuwait, Qatar ed Emirati Arabi Uniti. Frammenti di intercettori hanno ferito tre persone, tra cui un bambino, in Qatar, mentre la Giordania ha segnalato la caduta di tre vettori sul proprio territorio.
Le cancellerie mediorientali e asiatiche si muovono tra appelli alla calma e mediazioni. L'India, oltre a coordinare con Mascate le operazioni di soccorso tramite la propria ambasciata, ha invocato «l'immediata de-escalation», il ripristino della libertà di navigazione conforme al diritto internazionale e la conclusione dei negoziati per una soluzione diplomatica. Il Pakistan ha esortato Teheran e Washington alla moderazione, richiamando l'intesa firmata a Islamabad nel giugno 2026. L'Oman, tradizionale facilitatore, ha proposto un doppio corridoio – uno a nord sotto controllo iraniano e uno a sud in acque omanite – per scongiurare il blocco totale del punto di strozzatura da cui transita circa un quinto dei consumi petroliferi mondiali.
Per l'Europa – e per l'Italia in particolare, che importa via mare oltre il 90% del proprio fabbisogno energetico – l'escalation rappresenta una minaccia diretta alla sicurezza degli approvvigionamenti. L'incidente si inserisce in una spirale avviata il 28 febbraio 2026 con i raid americano-israeliani che uccisero la Guida suprema Ali Khamenei, proseguita con una fragile tregua di giugno e ora nuovamente in bilico. Il precedente del tanker Settebello, affondato a giugno con la morte di tre marittimi indiani, e gli attacchi alle petroliere Skylight e MKD VYOUM dimostrano la vulnerabilità delle rotte che collegano il Golfo Persico al Mediterraneo. Bruxelles segue l'evolversi della crisi con apprensione, consapevole che una chiusura prolungata dello Stretto di Hormuz innescherebbe un immediato rialzo dei prezzi del greggio e del gas liquefatto, colpendo una economia già provata da due anni di tensioni geopolitiche. Al momento, le ricerche del disperso continuano sotto il coordinamento omanita, mentre i canali diplomatici restano formalmente aperti, ma il dossier appare in stallo in attesa di un segnale di disponibilità al cessate il fuoco da parte dei due principali contendenti.
| Stampa indiana e sudasiatica | −0.90 | critical |
|---|---|---|
| Stampa del Golfo arabo | −0.40 | critical |
| Stampa latinoamericana | −0.60 | critical |
| Stampa russa e CSI | +0.10 | neutral |
L'India condanna l'attacco e si attiva per salvare i suoi cittadini, proiettando un'immagine di stato protettivo.
Concentrandosi sulla nazionalità dei membri dell'equipaggio, l'India trasforma un incidente marittimo in una questione di sovranità e dovere verso i suoi cittadini.
L'India omette di attribuire l'attacco all'Iran, evitando una condanna diretta di Teheran.
Gulf media advocate for a diplomatic solution to the US-Iran conflict, stressing regional stability.
By framing the attack in the context of the US-Iran conflict, these media legitimize the need for mediation and de-escalation.
Latin American media adopt the US perspective, attributing the attack to Iran's Revolutionary Guard.
By citing US sources without presenting alternative versions, these media portray the attack as a unilateral Iranian act.
They omit the Iranian version and the context of prior tensions.
The Russian press merely reports the facts, without taking a stance.
By reporting only the official Indian statement, it avoids engaging in the conflict narrative.
It omits attribution to Iran and the context of the US-Iran conflict.
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