
Il microchip, il cavo e il gol: l’Inghilterra elimina la Norvegia tra le polemiche
La FIFA scagiona il pallone grazie ai sensori interni, ma per i norvegesi la gara è stata decisa dall’impatto con il filo della spidercam.
L’Inghilterra si è qualificata alle semifinali del Mondiale 2026 battendo la Norvegia 2-1 dopo i tempi supplementari, ma il pareggio di Jude Bellingham arrivato al secondo minuto di recupero del primo tempo ha scatenato una delle controversie tecnologiche più accese nella storia del calcio. Tutto nasce da un rinvio del portiere norvegese Ørjan Nyland: il pallone, in volo, sembra cambiare improvvisamente traiettoria, come se avesse colpito il cavo di una telecamera sospesa sul terreno dello stadio di Atlanta. Gli inglesi recuperano la sfera e in pochi secondi Bellingham insacca l’1-1. Le proteste norvegesi sono immediate e vibranti, ma l’arbitro Clément Turpin lascia correre.
La FIFA rompe l’usuale riserbo e diffonde un comunicato ancora a partita in corso: i sensori del pallone ‘Connected Ball’ non hanno registrato alcun picco nel ‘battito cardiaco’ del pallone mentre era in aria, quindi non ci sono prove che abbia toccato il filo. L’organo mondiale spiega così la decisione di non interrompere il gioco, come imporrebbe la Regola 8 dell’IFAB in caso di contatto con un oggetto esterno. La tecnologia, già decisiva in questo torneo per annullare un gol alla Croazia contro il Portogallo per un tocco impercettibile, fornisce un verdetto asettico che contrasta con l’evidenza visiva di molti.
Dalla panchina scandinava la percezione è radicalmente opposta. Il commissario tecnico Ståle Solbakken, in conferenza stampa, non nasconde la frustrazione: «Il pallone è caduto dritto davanti alla panchina, è successo davvero. Penso che sia piuttosto chiaro che l’abbia toccato». Aggiunge poi che l’arbitro gli ha confessato di non aver visto nulla e di non aver ricevuto segnalazioni dal VAR. Le immagini televisive, soprattutto quelle diffuse da emittenti internazionali, alimentano il sospetto: il movimento innaturale della palla sembra inequivocabile. Anche i calciatori norvegesi, dal capitano Martin Ødegaard al centravanti Erling Haaland, e lo stesso padre Alfie sui social, non trattengono la delusione per una sconfitta percepita come viziata.
Al di là delle polemiche, la Norvegia esce dal torneo a testa alta, mentre l’Inghilterra prosegue la sua corsa verso il titolo. Solbakken, pur convinto dell’irregolarità, rifiuta di aggrapparsi all’episodio come unica spiegazione della sconfitta, elogiando la prestazione della propria squadra. Il cosiddetto ‘Cablegate’ rimarrà come un caso da manuale sul rapporto tra tecnologia e interpretazione umana nel regolamento calcistico.
| Stampa atlantica / anglosfera | −0.70 | critical |
|---|---|---|
| Stampa indiana e sudasiatica | −0.60 | critical |
| Stampa latinoamericana | +0.20 | neutral |
La Norvegia è stata derubata; la FIFA copre l'errore.
Si dà voce all'allenatore come testimone oculare, contrapponendo la sua esperienza diretta alla fredda tecnologia, per minare la credibilità della FIFA.
I dati del sensore che mostrano nessun contatto vengono omessi del tutto.
Tutti hanno visto il contatto; la FIFA ignora l'evidenza.
Si fa leva sul 'tutti hanno visto' per creare un senso di verità condivisa contro l'autorità burocratica.
I dati del sensore che contraddicono la rivendicazione visiva vengono omessi.
La tecnologia del microchip ha parlato; il gol è valido.
Si appella alla precisione del sensore per chiudere la controversia, presentando la decisione come oggettiva e inappellabile.
La prospettiva norvegese e le dichiarazioni dell'allenatore vengono omesse.
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