
Il viceré Rubio governa da Washington il Venezuela e ora punta su Cuba
Il segretario di Stato americano controlla finanza, petrolio e nomine a Caracas; la sua offensiva su Cuba apre una frattura nel regime tra nepotismo e legalità.
A sei mesi dall’arresto di Nicolás Maduro da parte di forze speciali americane, il segretario di Stato Marco Rubio è diventato il gestore effettivo del Venezuela. Da Washington determina la ripartizione degli introiti petroliferi, autorizza le licenze per le imprese straniere, supervisiona le nomine di ministri e perfino le comunicazioni pubbliche della presidente ad interim Delcy Rodríguez. Il meccanismo finanziario orchestrato dal Tesoro americano incanala i proventi delle esportazioni in conti privati, per poi distribuirli a un governo che senza il via libera di Rubio non può pagare stipendi né importare beni essenziali. Un controllo così pervasivo, descritto da funzionari come un «vicereame», non ha precedenti nella storia recente dell’America Latina.
L’amministrazione Trump giustifica l’ingerenza con l’obiettivo di stabilizzare il Paese e guidarlo verso elezioni. Critici, sia a Washington sia nelle capitali latinoamericane, denunciano un’ingerenza che, a loro avviso, svuota la sovranità e lascia in carica molti dei collaboratori di Maduro. Rodríguez coopera per ottenere fondi e ha acconsentito all’estradizione di Alex Saab. La Casa Bianca ha elogiato pubblicamente il suo operato, ma ha anche preteso la cancellazione di un tweet di condanna per un attacco americano all’Iran e la revisione preventiva delle comunicazioni ufficiali. La data delle elezioni rimane indefinita e di fatto subordinata al placet di Rubio, mentre cresce la pressione popolare per un cambiamento politico.
Il modello di controllo sperimentato in Venezuela si estende a Cuba. Rubio ha intimato all’Avana di accettare le riforme chieste dagli Stati Uniti «prima che sia troppo tardi», accusandola di ospitare basi cinesi e russe. Il presidente Díaz-Canel respinge le accuse come «manipolazione», ma la vera novità è la frattura interna generata dal ruolo del nipote di Raúl Castro, Raúl Guillermo Rodríguez Castro, detto «El Cangrejo». In un’intervista a USA Today, questi ha confermato la sua funzione di mediatore nei negoziati segreti con Washington, scatenando critiche pubbliche di intellettuali e giornalisti vicini al regime, che denunciano un’usurpazione delle funzioni sovrane e il nepotismo. Il governo è stato costretto a difendere ufficialmente il suo operato, segno che il dialogo procede e che Washington spera di replicare il modello venezuelano.
Per l’Europa e l’Italia, il ridisegno unilaterale dei rapporti nei Caraibi ha ricadute dirette. Roma conta una numerosa comunità venezuelana e imprese come Eni hanno interessi nel settore energetico; Bruxelles osserva con preoccupazione il consolidarsi di un’influenza americana che potrebbe condizionare forniture e prezzi del petrolio, oltre a vanificare anni di diplomazia europea fondata sul dialogo. Sul dossier cubano, l’UE mantiene sanzioni più morbide e promuove l’engagement, ma la pressione unilaterale di Washington e le accuse di basi militari rischiano di spingere l’Avana verso una chiusura maggiore, frustrando gli sforzi di mediazione. L’Italia, con altri partner mediterranei, è consapevole che un deterioramento potrebbe incrementare i flussi migratori.
Lo scenario rimane fluido. In Venezuela, la ricostruzione post-terremoto ha rallentato le riforme, ma Washington continua a premere per elezioni senza fornire scadenze. A Cuba, le resistenze interne e la retorica di Rubio rendono incerto l’esito del negoziato. I prossimi passi includono probabilmente un dibattito al Consiglio per i diritti umani dell’ONU e iniziative europee per rilanciare un formato di dialogo regionale.
| Stampa israeliana | −0.60 | critical |
|---|---|---|
| Stampa latinoamericana | −0.90 | critical |
| Stampa arabo levante-Maghreb | −0.40 | critical |
Critical Israeli press exposes American hypocrisy: a Secretary of State acting as viceroy, while America preaches democracy.
It amplifies the gap between official discourse and reality, using Trump's joke as evidence that Venezuela's subjugation was planned.
It omits the link to Cuba and the strategic dimension of this control as a template for further pressure.
L'America Latina denuncia la nuova forma di colonialismo: Rubio controlla ogni aspetto della vita venezuelana, umiliando la sovranità nazionale.
Personifica l'ingerenza in un unico individuo (Rubio) e lo dipinge come un viceré, evocando memorie storiche di colonialismo per mobilitare l'indignazione.
Omette il contesto dello scherzo di Trump e la possibilità che parte della società venezuelana appoggi l'intervento.
Il mondo arabo prende atto del controllo americano sul Venezuela, senza enfasi emotiva ma con implicita critica all'imperialismo.
Presenta i fatti come una normale cronaca di potere, ma la scelta di riprendere il reportage del NYT senza aggiunte segnala una distanza critica.
Non menziona Cuba né le dimensioni storiche del controllo, limitandosi all'aspetto finanziario immediato.
Allarga lo sguardo
L’IA punta al risparmio, ma il vero nodo resta l’applicazione delle regole
6 lingue · 16 testate
Da TechnologyOpenAI lancia Work e chiude Atlas: l’agente autonomo ridisegna la competizione
7 lingue · 7 testate
Da Science & HealthArte, violenza e mistero: le scoperte che svelano il volto più antico dell’umanità
5 lingue · 6 testate