
Muschietti, i Minions e l’accento di Gardel: il prequel che parla argentino
Il regista di ‘It’ ha doppiato un personaggio del nuovo film dei Minions con un accento da tango, mentre Hollywood riscopre la formula del prequel tra nostalgia e strategia industriale.
In una cabina di doppiaggio, Andy Muschietti – il regista argentino che ha portato sullo schermo l’horror di Stephen King con i due capitoli di It – ha chiuso gli occhi e ha cominciato a parlare come Carlos Gardel. Non era un set cinematografico, ma la sala di registrazione per la versione latinoamericana di Minions & Monsters, il nuovo capitolo della saga animata di Illumination in arrivo nelle sale italiane il primo luglio. La voce che ne è uscita, con cadenze lunfarde e un timbro da tango, è quella di Max, un regista della Hollywood degli anni Venti che nel film originale è interpretato da Christoph Waltz. Muschietti, nato a Vicente López e cresciuto con i cartoni di García Ferré, ha raccontato di aver colto l’occasione per rendere omaggio a un’epoca e a un modo di parlare che lo affascinano: «Mi piace molto il tango e mi piace molto Gardel, e mi affascina quel tono, quella maniera di parlare che era una convenzione quasi artistica», ha spiegato al quotidiano Clarín.
La pellicola, terzo spin-off dedicato ai buffi esserini gialli e settimo titolo complessivo dell’universo di Cattivissimo me, è ambientata nel 1920, quarantotto anni prima degli eventi narrati in Minions (2015). La trama segue i Minions che, dopo essere diventati star del cinema muto, si imbarcano nella realizzazione di un film di mostri, scatenando involontariamente un caos che li costringerà a salvare Hollywood e il mondo. Per il regista francese Pierre Coffin, che firma la regia da solista e presta ancora una volta la voce ai protagonisti, il film è «una lettera d’amore all’età d’oro di Hollywood», un’epoca in cui, ricorda, «molte innovazioni tecniche sono nate» e in cui i grandi studi furono fondati da immigrati dell’Europa orientale. Non a caso, il personaggio di Max incarna figure come Ernst Lubitsch, Michael Curtiz o Billy Wilder, cineasti approdati in America in fuga dal nazismo.
L’operazione si inserisce in una tendenza che gli analisti del settore audiovisivo definiscono ormai sistemica: la precuela. Se un tempo il prequel era un’eccezione creativa, oggi è diventato un modello di business. Lo dimostrano i progetti di Amazon con Elle, la serie che racconta l’adolescenza di Elle Woods prima di Una bionda in carriera, o con Gli Anelli del Potere, che retrocede di millenni rispetto al Signore degli Anelli. HBO ha costruito una macchina narrativa con le precuele di Game of Thrones, mentre Disney sfrutta l’universo di Star Wars con serie come Andor e Obi-Wan Kenobi. La logica, spiegano gli osservatori, è semplice: molti archi narrativi sono chiusi, ma tornare indietro nel tempo permette di sfruttare personaggi già amati senza forzare la storia. «Una storia originale può fallire. Un personaggio amato, difficilmente», sintetizza un commentatore spagnolo.
In Italia, il film arriva con un doppiaggio che riserva una curiosità: il personaggio di Max è affidato alla voce di Maccio Capatonda, mentre in America Latina è Muschietti a prestare il suo accento tanguero. Un dettaglio che rivela come, anche in un prodotto industriale globale, possano annidarsi piccole deviazioni locali. E mentre i Minions continuano a parlare il loro «minionese», una lingua fatta di suoni e parole rubate a idiomi reali, il pubblico di tutto il mondo si prepara a ritrovare il loro caos giallo. Forse, come ha detto l’attore Jesse Eisenberg, che nel film presta la voce a uno dei personaggi, «mio figlio rideva a tutte le battute infantili, ma io mi sono sorpreso ad ammirare davvero i riferimenti ai vecchi film». Un’immagine che racchiude il doppio binario su cui viaggia questa operazione: intrattenimento per i più piccoli e un tuffo nella memoria del cinema per gli adulti.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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Il nuovo film dei Minion vede il regista argentino Andy Muschietti come doppiatore, con un accento che ricorda Carlos Gardel. Viene celebrato come un momento di orgoglio per il cinema argentino, dimostrando come il talento locale possa lasciare un'impronta unica su un franchise globale di Hollywood. Il prequel si inserisce in un'ondata di estensioni di saga, ma è il legame argentino a renderlo notiziabile.
In un'intervista, il regista dei Minion Pierre Coffin ha espresso forte scetticismo sull'intelligenza artificiale, avvertendo che, sebbene venga promossa come il futuro, sta distruggendo tutto ciò che tocca. Ha sottolineato il valore insostituibile della creatività umana nell'animazione, presentando il nuovo film come un omaggio alla Hollywood classica. Le dichiarazioni arrivano mentre l'industria adotta sempre più strumenti di IA.
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