
La morte di Fakir e la notte di Bologna: un’inchiesta, due piazze e un paese diviso
Il decesso di un uomo durante un fermo di polizia al Pilastro scatena proteste e scontri, mentre la procura indaga e il governo rivendica la presunzione di innocenza per gli agenti.
Abderrahim Fakir, cittadino marocchino di quarantadue anni residente in Italia dall’infanzia, è morto nel primo pomeriggio di domenica 19 luglio nel quartiere Pilastro di Bologna, mentre due agenti della Polizia di Stato lo trattenevano a terra in posizione prona. Le immagini, girate da un residente e diffuse in rete, mostrano l’uomo che invoca aiuto prima di smettere di muoversi; i soccorritori della Croce Rossa, presenti sul posto, non intervengono immediatamente. Secondo la procura di Bologna, che ha aperto un fascicolo per omicidio colposo, il decesso è stato constatato alle 12.53, circa un’ora dopo la prima chiamata al 112 da parte dei residenti, che avevano segnalato una persona in stato di forte agitazione.
La sera successiva, una manifestazione pacifica convocata in piazza del Nettuno dal sindaco Matteo Lepore – alla quale hanno partecipato alcune migliaia di persone e la stessa famiglia Fakir – è stata seguita da scontri nel centro storico. Un gruppo di manifestanti si è staccato dal corteo dirigendosi verso la Prefettura: ne è nata una guerriglia urbana con lancio di oggetti, bombe carta e danneggiamenti, a cui le forze dell’ordine hanno risposto con idranti e lacrimogeni. Il bilancio ufficiale della questura parla di 64 agenti feriti e sei mezzi danneggiati; il 118 ha soccorso undici persone, tra cui cinque poliziotti e quattro civili. Il sindaco ha parlato di «due piazze», distinguendo la partecipazione civile dalla violenza, mentre i sindacati di polizia hanno denunciato un «bollettino di guerra» e la Lega ha chiesto le dimissioni di Lepore, accusandolo di aver creato le condizioni per lo scontro.
Sul piano giudiziario, i due agenti e i quattro operatori sanitari intervenuti sono stati iscritti nel registro delle annotazioni preliminari (modello 45 bis), introdotto dal decreto sicurezza del governo Meloni: non si tratta di un’iscrizione formale nel registro degli indagati, ma di un atto che presuppone la possibile esistenza di una causa di giustificazione. Il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha precisato che «non esiste alcuna immunità», mentre il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha invitato a non trasformare la tragedia in un processo di piazza. La procura ha disposto l’autopsia e l’acquisizione delle linee guida del Viminale sulle tecniche di contenimento, oltre a verificare perché sul posto sia stata inviata un’ambulanza con soli volontari, senza medico.
Il presidente della Società italiana sistema 118, Mario Balzanelli, ha dichiarato che «con grande probabilità Fakir si sarebbe potuto salvare» se un medico fosse giunto tempestivamente, e ha definito «sbagliata e potenzialmente letale» la manovra di contenimento in posizione prona con compressione del torace. La famiglia, assistita dall’avvocato Fabio Anselmo, ha denunciato che dal video si sente un soccorritore chiedere «È ancora vivo?» senza che venisse praticato un massaggio cardiaco, e ha preso le distanze dalle violenze notturne. L’ambasciata del Marocco a Roma segue il caso e ha chiesto che sia fatta piena luce, mentre la premier Giorgia Meloni ha definito «inaccettabile» quanto accaduto, pur ribadendo che «nulla giustifica la violenza contro le forze dell’ordine».
L’inchiesta è ora affidata ai pm Domenico Ambrosino e Francesca Arienti, coordinati dal procuratore capo Paolo Guido. Gli investigatori stanno analizzando i filmati delle bodycam, i video dei residenti e le registrazioni delle telecamere di sorveglianza. L’autopsia, affidata a un collegio di specialisti, dovrà chiarire se il decesso sia riconducibile a un’asfissia posizionale, a una reazione allo spray urticante o a patologie pregresse. In attesa degli esiti, il caso ha già assunto una dimensione politica e simbolica che, dalla periferia bolognese, interroga l’intero paese sui confini dell’uso della forza e sulla tutela della vita nei momenti di crisi.
| Stampa europea continentale | −0.70 | critical |
|---|---|---|
| Stampa atlantica / anglosfera | 0.00 | neutral |
| Stampa arabo levante-Maghreb | −0.60 | critical |
L'Europa continentale denuncia la brutalità della polizia e l'indifferenza del governo Meloni, chiedendo giustizia per Abderrahim Fakir.
Utilizza il paragone con George Floyd per universalizzare il caso e creare un precedente morale che trascende il contesto italiano.
Omette la dichiarazione di Meloni che chiede un'indagine completa, concentrandosi solo sulla sua condanna della violenza.
L'Atlantico riporta i fatti con distacco, bilanciando la richiesta di indagine di Meloni con la condanna della violenza, senza schierarsi.
Adotta un tono descrittivo e si affida a numeri e dichiarazioni ufficiali per mantenere una posizione neutrale.
Omette il paragone con George Floyd, evitando di inquadrare il caso in un contesto di ingiustizia sistemica.
Il mondo arabo si identifica con la vittima marocchina e chiede giustizia, denunciando la violenza della polizia italiana.
Enfatizza l'origine etnica della vittima per creare un legame emotivo e presentare il caso come un attacco alla comunità marocchina.
Omette il profilo imprenditoriale della vittima e il numero di poliziotti feriti, concentrandosi solo sulla sofferenza del marocchino.
Allarga lo sguardo
Trump torna alla cena dei corrispondenti: discorso «feroce e unificante» e sicurezza blindata
10 lingue · 30 testate
Da Economy & MarketsMissili su una fiera di droni vicino Kiev, in fiamme i magazzini Wildberries
8 lingue · 14 testate
Da TechnologyMusk ammette l'eccesso politico con il Doge, mentre coltiva visioni di abbondanza robotica
3 lingue · 5 testate