
I conti record di Micron rilanciano il tech, il petrolio scende sotto i livelli pre-guerra
I risultati trimestrali del produttore di memorie superano le attese e riportano fiducia sull’IA, mentre la riapertura dello Stretto di Hormuz allenta le tensioni sui prezzi energetici.
La trimestrale di Micron Technology ha sorpreso i mercati globali, con un utile netto balzato a 28,2 miliardi di dollari, quindici volte superiore a quello dell’anno precedente, e previsioni per il trimestre in corso ben oltre le stime degli analisti. Le azioni del produttore di chip di memoria sono salite di quasi il 17% nella seduta di giovedì, portando la capitalizzazione a sfiorare 1.400 miliardi di dollari e superando per alcune ore quella di Meta e Tesla. I conti hanno ridato slancio all’intero comparto dei semiconduttori, che nelle sedute precedenti aveva subito prese di beneficio per i timori di una bolla speculativa legata all’intelligenza artificiale.
La domanda di memorie ad alta larghezza di banda (HBM), indispensabili per i processori IA di Nvidia, resta insaziabile. Micron ha rivelato di aver già venduto l’intera produzione di quest’anno e di aver siglato accordi a lungo termine per 22 miliardi di dollari con i clienti, che in alcuni casi hanno versato anticipi in contanti. Secondo gli analisti di Wall Street, la scarsità di offerta potrebbe protrarsi almeno fino al 2027, consentendo ai produttori di imporre prezzi elevati. Il rally ha contagiato le Borse asiatiche, con Seoul e Tokyo in forte rialzo, e quelle europee, dove i titoli del settore come ASML, Infineon e STMicroelectronics hanno guadagnato tra il 2% e il 5%. A Milano, STM ha chiuso in rialzo del 4,4%, trainando il Ftse Mib.
Tuttavia, l’entusiasmo non è stato uniforme. I grandi acquirenti di chip, come Apple e Microsoft, hanno subito ribassi: la casa di Cupertino ha annunciato aumenti di prezzo per MacBook e iPad a causa del rincaro delle memorie, e il titolo ha perso oltre il 6%. Il Nasdaq, appesantito dai colossi tecnologici, ha chiuso in calo dello 0,46%, mentre il Dow Jones ha toccato un nuovo massimo storico, segno di una rotazione settoriale in atto.
A dare ulteriore respiro ai mercati ha contribuito il calo del petrolio. Il Brent è sceso sotto i 72,5 dollari al barile, il livello a cui quotava prima dell’attacco americano e israeliano all’Iran di fine febbraio. La graduale riapertura dello Stretto di Hormuz, con decine di petroliere in transito, ha allentato i timori sull’offerta, riportando le quotazioni ai minimi da mesi. Il gas naturale ad Amsterdam è sceso dell’1% a 40,5 euro al megawattora. Questa dinamica ha attenuato le pressioni inflazionistiche, proprio mentre l’indice PCE core negli Stati Uniti è salito al 3,4% annuo a maggio, in linea con le attese. I rendimenti dei Treasury a breve termine sono calati, e le scommesse su ulteriori rialzi dei tassi da parte della Fed si sono ridimensionate.
In Europa, i listini hanno chiuso in rialzo generalizzato, con Francoforte a +1,05% e Londra a +0,65%. A Piazza Affari, oltre ai tecnologici, hanno tenuto le utility come Enel (+1,7%), mentre hanno sofferto i titoli della difesa, con Leonardo in calo del 3,9% e Avio del 4,9%, in un contesto di minori tensioni geopolitiche. Lo spread Btp-Bund è rimasto stabile a 72 punti base. L’attenzione degli investitori si sposta ora alla prossima riunione della Federal Reserve, che dovrà valutare se il raffreddamento dei prezzi energetici sarà sufficiente a contenere l’inflazione senza ulteriori strette monetarie.
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Wall Street ha aperto in modo misto ma con un rinnovato appetito per il rischio dopo i solidi risultati di Micron e dati economici in linea con le attese. Il calo del petrolio, che ha cancellato il premio di guerra, ha dato respiro ai mercati e rafforzato l'umore positivo.
Le borse europee sono salite, trainate dal settore tecnologico dopo i risultati record di Micron e i segnali positivi di Qualcomm. Anche il continuo calo dei prezzi di petrolio e gas, ora sotto i livelli pre-guerra, ha sostenuto il clima positivo.
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