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Economia e Mercatilunedì 22 giugno 2026

Marocco, l’inflazione scende all’1,2% ma i trasporti corrono; in Brasile le attese si surriscaldano

Mentre Rabat registra un raffreddamento dei prezzi alimentari, i costi della mobilità salgono dell’8,1%. In America Latina e in Africa occidentale le pressioni tornano a crescere, complicando il quadro per le banche centrali.

L’inflazione marocchina ha toccato l’1,2% a maggio, in calo dall’1,7% di aprile, segnando il punto più basso degli ultimi mesi. Il dato, diffuso dall’Alto Commissariato al Piano, nasconde però una divaricazione netta: i prodotti alimentari sono scesi dello 0,7% su base annua, con i vegetali in calo dell’8,6% e il pesce del 3,7% solo nell’ultimo mese, mentre i prezzi non alimentari sono cresciuti del 2,6%, spinti da un balzo dell’8,1% dei trasporti. I carburanti, pur in flessione congiunturale, restano il principale canale di pressione, in un paese dove la mobilità interna e le esportazioni agricole verso l’Europa rendono il costo della logistica un fattore sensibile per l’intera area mediterranea.

Il raffreddamento marocchino contrasta con quanto si osserva in altre economie emergenti. In Oman l’indice dei prezzi al consumo è salito del 3,8% a maggio, con i generi alimentari in crescita del 6,6% e i trasporti del 9,2%. In Ghana l’inflazione alla produzione è balzata al 5,8%, dal 2,7% di aprile, trainata dal settore minerario (+11%) e dai trasporti, segnalando possibili ricadute sui prezzi al dettaglio. Il Libano, alle prese con una crisi strutturale, ha registrato un’inflazione annua del 19%, sebbene la raccolta dei dati resti lacunosa, specie nel governatorato di Nabatieh. In Brasile, infine, le aspettative di inflazione per il 2026 sono salite per la quattordicesima settimana consecutiva al 5,30%, con i mercati che scontano una Banca centrale percepita come troppo accomodante dopo l’ultima decisione sui tassi.

Per l’Europa, e in particolare per l’Italia, il raffreddamento dei prezzi in Marocco – partner commerciale stretto, specie per l’ortofrutta e il tessile – può offrire un parziale argine alle pressioni importate, mentre la dinamica dei trasporti ricorda quanto il costo dell’energia resti un fattore di vulnerabilità comune. La Banca Centrale del Marocco potrebbe trovare spazio per sostenere la crescita senza alimentare tensioni, ma il quadro globale resta incerto: le materie prime agricole e i noli marittimi continuano a oscillare, e la domanda interna in Africa e Medio Oriente mostra segnali contrastanti.

I prossimi indicatori da monitorare sono i dati sull’inflazione di giugno in Marocco, per verificare se la discesa dei prezzi alimentari sia strutturale o stagionale, e il Bollettino Focus in Brasile, dove ogni revisione al rialzo delle attese rischia di forzare la mano al Copom. In Ghana, l’istituto di statistica ha già sollecitato un monitoraggio più stretto delle catene di approvvigionamento, mentre per l’Oman sarà decisivo l’andamento dei prezzi dei trasporti nei mesi estivi, tradizionalmente più caldi per la mobilità nella Penisola Arabica.

Come la stessa storia è raccontata altrove.

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DistaccoPragmatismo

In Marocco l'inflazione è scesa all'1,2% a maggio, grazie al calo dei prezzi alimentari, mentre in Libano l'indice dei prezzi al consumo è salito ancora, portando il tasso annuo al 19%. Il divario evidenzia una frattura crescente tra economie che si stabilizzano e altre ancora in preda a spirali inflazionistiche.

Stampa latinoamericana/ Mercato
AllarmeScetticismo

Dopo l'ultima decisione del Copom, i mercati hanno prezzato un'inflazione più alta, giudicando la banca centrale troppo accomodante. Le misure di inflazione implicita sono balzate, il real si è deprezzato e le proiezioni degli analisti per l'inflazione 2026 sono aumentate per la quattordicesima settimana consecutiva.

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lunedì 22 giugno 2026

Marocco, l’inflazione scende all’1,2% ma i trasporti corrono; in Brasile le attese si surriscaldano

Mentre Rabat registra un raffreddamento dei prezzi alimentari, i costi della mobilità salgono dell’8,1%. In America Latina e in Africa occidentale le pressioni tornano a crescere, complicando il quadro per le banche centrali.

L’inflazione marocchina ha toccato l’1,2% a maggio, in calo dall’1,7% di aprile, segnando il punto più basso degli ultimi mesi. Il dato, diffuso dall’Alto Commissariato al Piano, nasconde però una divaricazione netta: i prodotti alimentari sono scesi dello 0,7% su base annua, con i vegetali in calo dell’8,6% e il pesce del 3,7% solo nell’ultimo mese, mentre i prezzi non alimentari sono cresciuti del 2,6%, spinti da un balzo dell’8,1% dei trasporti. I carburanti, pur in flessione congiunturale, restano il principale canale di pressione, in un paese dove la mobilità interna e le esportazioni agricole verso l’Europa rendono il costo della logistica un fattore sensibile per l’intera area mediterranea.

Il raffreddamento marocchino contrasta con quanto si osserva in altre economie emergenti. In Oman l’indice dei prezzi al consumo è salito del 3,8% a maggio, con i generi alimentari in crescita del 6,6% e i trasporti del 9,2%. In Ghana l’inflazione alla produzione è balzata al 5,8%, dal 2,7% di aprile, trainata dal settore minerario (+11%) e dai trasporti, segnalando possibili ricadute sui prezzi al dettaglio. Il Libano, alle prese con una crisi strutturale, ha registrato un’inflazione annua del 19%, sebbene la raccolta dei dati resti lacunosa, specie nel governatorato di Nabatieh. In Brasile, infine, le aspettative di inflazione per il 2026 sono salite per la quattordicesima settimana consecutiva al 5,30%, con i mercati che scontano una Banca centrale percepita come troppo accomodante dopo l’ultima decisione sui tassi.

Per l’Europa, e in particolare per l’Italia, il raffreddamento dei prezzi in Marocco – partner commerciale stretto, specie per l’ortofrutta e il tessile – può offrire un parziale argine alle pressioni importate, mentre la dinamica dei trasporti ricorda quanto il costo dell’energia resti un fattore di vulnerabilità comune. La Banca Centrale del Marocco potrebbe trovare spazio per sostenere la crescita senza alimentare tensioni, ma il quadro globale resta incerto: le materie prime agricole e i noli marittimi continuano a oscillare, e la domanda interna in Africa e Medio Oriente mostra segnali contrastanti.

I prossimi indicatori da monitorare sono i dati sull’inflazione di giugno in Marocco, per verificare se la discesa dei prezzi alimentari sia strutturale o stagionale, e il Bollettino Focus in Brasile, dove ogni revisione al rialzo delle attese rischia di forzare la mano al Copom. In Ghana, l’istituto di statistica ha già sollecitato un monitoraggio più stretto delle catene di approvvigionamento, mentre per l’Oman sarà decisivo l’andamento dei prezzi dei trasporti nei mesi estivi, tradizionalmente più caldi per la mobilità nella Penisola Arabica.

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DistaccoPragmatismo

In Marocco l'inflazione è scesa all'1,2% a maggio, grazie al calo dei prezzi alimentari, mentre in Libano l'indice dei prezzi al consumo è salito ancora, portando il tasso annuo al 19%. Il divario evidenzia una frattura crescente tra economie che si stabilizzano e altre ancora in preda a spirali inflazionistiche.

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Dopo l'ultima decisione del Copom, i mercati hanno prezzato un'inflazione più alta, giudicando la banca centrale troppo accomodante. Le misure di inflazione implicita sono balzate, il real si è deprezzato e le proiezioni degli analisti per l'inflazione 2026 sono aumentate per la quattordicesima settimana consecutiva.

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