
Rubio nel Golfo per mediare tra l’intesa con l’Iran e i timori degli alleati
Il segretario di Stato americano visita Emirati, Kuwait e Bahrein per discutere il memorandum con Teheran, mentre i partner regionali temono che il fondo da 300 miliardi di dollari rafforzi il potere militare iraniano.
Marco Rubio, segretario di Stato e consigliere per la sicurezza nazionale, inizia oggi una missione di tre giorni negli Emirati Arabi Uniti, in Kuwait e in Bahrein, dove incontrerà anche i rappresentanti del Consiglio di Cooperazione del Golfo. Il viaggio arriva a meno di una settimana dalla firma del memorandum d’intesa tra il presidente Donald Trump e l’Iran, che ha avviato un periodo di sessanta giorni per negoziare un accordo definitivo. Secondo fonti diplomatiche americane, l’obiettivo è vendere direttamente ai partner del Golfo i termini preliminari dell’intesa e rassicurarli sul fatto che l’apertura a Teheran non avverrà a loro spese.
Nei palazzi del Golfo, tuttavia, il clima è di profonda inquietudine. Analisti regionali e funzionari dei sei Paesi del GCC – Arabia Saudita, Emirati, Kuwait, Bahrein, Qatar e Oman – segnalano due punti critici. Il primo è la possibilità, scritta nel MoU, di un pacchetto per la ricostruzione dell’Iran fino a 300 miliardi di dollari, che secondo le capitali arabe rischia di essere dirottato per ricostituire le capacità militari e finanziare i gruppi proxy che operano in Libano, Siria, Yemen e Iraq. Il secondo è l’assenza di qualsiasi riferimento al programma iraniano di missili balistici, proprio mentre questi stessi Stati hanno subito negli ultimi mesi attacchi con missili e droni contro infrastrutture civili e basi militari che ospitano il dispositivo di sicurezza americano nella regione.
Washington ha cercato di anticipare queste obiezioni con meccanismi di controllo sui fondi. Il vicepresidente JD Vance, al termine dei colloqui in Svizzera mediati da Qatar e Pakistan, ha illustrato un modello in cui lo sblocco di beni iraniani congelati sarebbe soggetto a un’approvazione congiunta di Stati Uniti e Qatar, e le somme verrebbero indirizzate all’acquisto di grano e mais americani per la popolazione iraniana. Nell’ottica dell’amministrazione Trump, si tratta di un argine contro il rischio che il denaro finisca al terrorismo. Al tempo stesso, Rubio discuterà la sicurezza della navigazione nello Stretto di Hormuz, passaggio cruciale per il commercio energetico globale, la cui libertà di transito è minacciata dalle tensioni con l’Iran.
Per l’Italia e l’Europa, la posta in gioco è duplice. Lo Stretto di Hormuz è il collo di bottiglia attraverso cui transita una quota significativa del petrolio e del gas naturale liquefatto destinati ai mercati mediterranei; una sua chiusura o anche solo una prolungata instabilità avrebbe ripercussioni immediate sui prezzi dell’energia e sulla sicurezza degli approvvigionamenti. Inoltre, Bruxelles osserva con attenzione la tenuta del quadro di non proliferazione in Medio Oriente: un accordo che non affronti i missili balistici iraniani lascerebbe irrisolto un vettore che, in mani iraniane, ha già dimostrato di poter colpire oltre i confini regionali.
Al momento, nessuno dei Paesi del Golfo ha dichiarato la disponibilità a contribuire al fondo per la ricostruzione, e la questione resta politicamente delicata anche perché Teheran preme per ottenere riparazioni. I colloqui tecnici in Svizzera proseguiranno per tutta la settimana, mentre la missione di Rubio si concluderà giovedì. Il dossier è dunque in piena evoluzione: il periodo di sessanta giorni impone una scadenza ravvicinata, e i prossimi passi dipenderanno dalla capacità di Washington di conciliare l’architettura dell’intesa con le garanzie di sicurezza chieste dai suoi alleati storici nel Golfo.
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La domanda centrale che incombe sul viaggio di Rubio nel Golfo è chi finanzierà il colossale pacchetto da 300 miliardi di dollari per l'Iran. Gli alleati del Golfo chiedono chiarezza sugli asset congelati e sulle implicazioni per la sicurezza dello Stretto di Hormuz, mentre l'accordo preliminare suscita timori per un impegno costoso e rischioso.
La visita del Segretario Rubio nel Golfo si concentra sul memorandum d'intesa con l'Iran e sulla garanzia del transito sicuro attraverso lo Stretto di Hormuz. Il viaggio è presentato come un normale sforzo diplomatico per affrontare le priorità regionali.
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