
Trump accusa le major di speculazione sui carburanti e ordina un’inchiesta federale
Il presidente americano denuncia il mancato calo dei prezzi alla pompa nonostante il crollo del greggio dopo l’intesa con l’Iran, e incarica il Dipartimento di Giustizia di indagare.
Donald Trump ha ordinato al Dipartimento di Giustizia di avviare immediatamente un’indagine sulle grandi compagnie petrolifere, accusate di non trasferire ai consumatori il forte ribasso del petrolio greggio. In un messaggio pubblicato su Truth Social nella notte del 24 giugno, il presidente ha parlato di «spremitura» ai danni degli automobilisti, osservando che i prezzi alla pompa scendono troppo lentamente rispetto al crollo delle quotazioni internazionali. La mossa arriva mentre la benzina negli Stati Uniti è scesa per la sesta settimana consecutiva, attestandosi in media a 3,906 dollari al gallone, in calo del 14% rispetto ai massimi di maggio, ma ancora quasi un dollaro sopra i livelli pre-conflitto di gennaio.
Secondo analisti politici di Washington, l’iniziativa presidenziale risponde a una pressione elettorale crescente. Con le elezioni di metà mandato di novembre e maggioranze risicate al Congresso, l’amministrazione repubblicana cerca di contenere il malcontento per il costo della vita, aggravato dall’impennata dei carburanti durante la guerra con l’Iran. Trump, che in passato aveva minimizzato le preoccupazioni per l’accessibilità economica, ora punta il dito contro il settore della raffinazione, senza però indicare società specifiche. Dal canto loro, fonti dell’industria energetica americana ricordano che il prezzo al dettaglio sconta costi di raffinazione, trasporto, tasse e dinamiche regionali, e che un ritardo nel trasferimento dei ribassi è fisiologico, non necessariamente speculativo.
Il divario tra greggio e benzina è oggettivamente ampio. Dopo l’intesa provvisoria tra Stati Uniti e Iran e la riapertura dello Stretto di Hormuz – corridoio da cui transitava un quinto del petrolio mondiale – il greggio di riferimento americano è calato di circa il 40% rispetto ai picchi di marzo, mentre il Brent è sceso sotto i 77 dollari al barile. L’accordo, che include una sospensione temporanea delle sanzioni sulle esportazioni iraniane, ha allentato la pressione sui mercati globali, con benefici attesi anche per le economie europee, Italia compresa, fortemente dipendenti dalle importazioni. Tuttavia, secondo le valutazioni di analisti del settore, il pieno ritorno ai prezzi pre-bellici richiederà mesi, perché la normalizzazione delle rotte marittime e delle catene di raffinazione non è immediata.
L’indagine ordinata da Trump resta al momento un annuncio politico: né la Casa Bianca né il Dipartimento di Giustizia hanno confermato l’apertura formale di un fascicolo. Nell’ottica di Teheran, l’intesa provvisoria è un passo verso il recupero di quote di mercato, ma restano irrisolti i nodi del programma nucleare e delle riparazioni. Sul fronte interno americano, il Senato ha intanto approvato una risoluzione bipartisan che limita i poteri di guerra del presidente, segnalando un clima di scrutinio istituzionale. Il dossier sui prezzi dei carburanti si intreccia così con il più ampio negoziato diplomatico e con la partita elettorale, mentre i consumatori attendono di verificare se l’annunciata inchiesta produrrà effetti concreti o resterà una leva retorica.
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Il presidente Trump ha ordinato un'indagine federale sui prezzi della benzina, accusando le grandi compagnie petrolifere di non trasferire ai consumatori il calo del greggio. L'annuncio è stato dato sui social media, senza nominare aziende specifiche.
Con rabbia, Trump ordina un'indagine urgente sui prezzi della benzina, dopo che la sua stessa politica di tensione illegale contro l'Iran ha fatto salire i costi energetici. Ora accusa le compagnie di speculare, ma il danno ai consumatori americani è frutto delle sue provocazioni.
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