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Geopolitica e Politicamartedì 23 giugno 2026

Alibaba cita in giudizio il Pentagono: «Non siamo un’azienda militare»

Il colosso cinese dell’e-commerce contesta l’inserimento nella lista nera del Dipartimento della Difesa, che dal 30 giugno vieterà al Pentagono di stipulare contratti con le aziende coinvolte e ne limiterà la capacità di lobbying a Washington.

All’inizio della settimana Alibaba ha depositato presso il tribunale federale di San Jose, in California, una causa contro il Dipartimento della Difesa statunitense per ottenere la rimozione dalla lista delle cosiddette “compagnie militari cinesi”. L’inserimento, disposto dal Pentagono l’8 giugno insieme a quello di Baidu, BYD, Nio e WuXi AppTec, porta a 188 le entità sotto osservazione. Secondo la documentazione ufficiale, Alibaba sarebbe un “contributore alla fusione militare-civile” della base industriale di difesa cinese, in virtù dei legami regolatori con il Ministero dell’Industria e della Tecnologia informatica di Pechino e con l’ente statale Sasac. La società respinge ogni addebito: “Le determinazioni non hanno alcun fondamento né di fatto né di diritto”, si legge nell’atto introduttivo.

Alibaba argomenta che il proprio consiglio di amministrazione è indipendente e privo di affiliazioni militari, e che i suoi prodotti – commercio elettronico, logistica, cloud computing – sono estranei ai settori della difesa e dell’intelligence. La designazione, prosegue la denuncia, è stata adottata in modo arbitrario e senza un’udienza equa, violando le garanzie costituzionali del giusto processo e della libertà di espressione. Il danno sarebbe già concreto: alcuni studi legali e lobbisti che rappresentavano da anni la società a Washington hanno comunicato l’impossibilità di proseguire il mandato, poiché la normativa vieta ai contraenti del Pentagono di condividere consulenti con le aziende inserite nella lista. Anche WuXi AppTec ha presentato un ricorso analogo. Pechino, da parte sua, ha risposto con restrizioni all’export su dieci imprese americane attive nella difesa e nell’estrazione di terre rare.

Le conseguenze operative scatteranno il 30 giugno: da quella data il Pentagono non potrà firmare nuovi contratti con le società elencate né, a partire dal 2027, acquistarne prodotti o servizi tramite terzi. La lista non congela beni o transazioni finanziarie, ma genera un blocco funzionale che, secondo gli osservatori europei, rischia di riverberarsi anche sulle aziende del Vecchio Continente. Alibaba è infatti la principale porta d’accesso al mercato cinese per molte imprese occidentali, e la sua infrastruttura cloud è utilizzata da numerose multinazionali con sede in Europa. L’incertezza giuridica potrebbe spingere alcuni gruppi a rivedere le proprie architetture digitali e le catene di fornitura, in un momento in cui Bruxelles sta accelerando i progetti di autonomia tecnologica.

La vicenda si inserisce nella competizione tecnologica tra Washington e Pechino, con la strategia di “fusione militare-civile” al centro delle preoccupazioni americane: il timore è che i progressi del settore privato cinese vengano sistematicamente incanalati verso la modernizzazione dell’Esercito popolare di liberazione. Nell’ottica di Pechino, invece, la lista nera rappresenta un’estensione extraterritoriale delle sanzioni e uno strumento di pressione politica. La causa di Alibaba – il cui azionariato è dominato da grandi istituzioni finanziarie statunitensi come JPMorgan, Citigroup e BlackRock – mette ora alla prova i meccanismi di due process nelle designazioni di sicurezza nazionale. Il procedimento è pendente; il Pentagono non ha commentato il caso, limitandosi a ricordare che non si pronuncia su contenziosi in corso. La scadenza del 30 giugno resta intanto fissata, mentre il tribunale californiano dovrà valutare la richiesta di sospensione e cancellazione dalla lista.

Come la stessa storia è raccontata altrove.

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L'establishment della difesa statunitense ha identificato Alibaba come un'azienda con legami con l'esercito cinese, inserendola in una lista nera che limita i contratti. Alibaba contesta questa designazione in tribunale, definendola arbitraria e priva di prove, ma la mossa riflette le più ampie preoccupazioni di Washington sulla sicurezza legate ai giganti tecnologici cinesi.

Stampa cinese/ Business
IndignazioneVittimismo

Alibaba, leader tecnologico globale, si oppone a un'inserimento ingiusto e senza prove nella lista nera del Pentagono che la etichetta come azienda militare. La causa sostiene che l'azione statunitense viola il giusto processo costituzionale e la libertà di espressione, smascherando la natura arbitraria della campagna di Washington contro le imprese cinesi.

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Alibaba cita in giudizio il Pentagono: «Non siamo un’azienda militare»

Il colosso cinese dell’e-commerce contesta l’inserimento nella lista nera del Dipartimento della Difesa, che dal 30 giugno vieterà al Pentagono di stipulare contratti con le aziende coinvolte e ne limiterà la capacità di lobbying a Washington.

All’inizio della settimana Alibaba ha depositato presso il tribunale federale di San Jose, in California, una causa contro il Dipartimento della Difesa statunitense per ottenere la rimozione dalla lista delle cosiddette “compagnie militari cinesi”. L’inserimento, disposto dal Pentagono l’8 giugno insieme a quello di Baidu, BYD, Nio e WuXi AppTec, porta a 188 le entità sotto osservazione. Secondo la documentazione ufficiale, Alibaba sarebbe un “contributore alla fusione militare-civile” della base industriale di difesa cinese, in virtù dei legami regolatori con il Ministero dell’Industria e della Tecnologia informatica di Pechino e con l’ente statale Sasac. La società respinge ogni addebito: “Le determinazioni non hanno alcun fondamento né di fatto né di diritto”, si legge nell’atto introduttivo.

Alibaba argomenta che il proprio consiglio di amministrazione è indipendente e privo di affiliazioni militari, e che i suoi prodotti – commercio elettronico, logistica, cloud computing – sono estranei ai settori della difesa e dell’intelligence. La designazione, prosegue la denuncia, è stata adottata in modo arbitrario e senza un’udienza equa, violando le garanzie costituzionali del giusto processo e della libertà di espressione. Il danno sarebbe già concreto: alcuni studi legali e lobbisti che rappresentavano da anni la società a Washington hanno comunicato l’impossibilità di proseguire il mandato, poiché la normativa vieta ai contraenti del Pentagono di condividere consulenti con le aziende inserite nella lista. Anche WuXi AppTec ha presentato un ricorso analogo. Pechino, da parte sua, ha risposto con restrizioni all’export su dieci imprese americane attive nella difesa e nell’estrazione di terre rare.

Le conseguenze operative scatteranno il 30 giugno: da quella data il Pentagono non potrà firmare nuovi contratti con le società elencate né, a partire dal 2027, acquistarne prodotti o servizi tramite terzi. La lista non congela beni o transazioni finanziarie, ma genera un blocco funzionale che, secondo gli osservatori europei, rischia di riverberarsi anche sulle aziende del Vecchio Continente. Alibaba è infatti la principale porta d’accesso al mercato cinese per molte imprese occidentali, e la sua infrastruttura cloud è utilizzata da numerose multinazionali con sede in Europa. L’incertezza giuridica potrebbe spingere alcuni gruppi a rivedere le proprie architetture digitali e le catene di fornitura, in un momento in cui Bruxelles sta accelerando i progetti di autonomia tecnologica.

La vicenda si inserisce nella competizione tecnologica tra Washington e Pechino, con la strategia di “fusione militare-civile” al centro delle preoccupazioni americane: il timore è che i progressi del settore privato cinese vengano sistematicamente incanalati verso la modernizzazione dell’Esercito popolare di liberazione. Nell’ottica di Pechino, invece, la lista nera rappresenta un’estensione extraterritoriale delle sanzioni e uno strumento di pressione politica. La causa di Alibaba – il cui azionariato è dominato da grandi istituzioni finanziarie statunitensi come JPMorgan, Citigroup e BlackRock – mette ora alla prova i meccanismi di due process nelle designazioni di sicurezza nazionale. Il procedimento è pendente; il Pentagono non ha commentato il caso, limitandosi a ricordare che non si pronuncia su contenziosi in corso. La scadenza del 30 giugno resta intanto fissata, mentre il tribunale californiano dovrà valutare la richiesta di sospensione e cancellazione dalla lista.

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L'establishment della difesa statunitense ha identificato Alibaba come un'azienda con legami con l'esercito cinese, inserendola in una lista nera che limita i contratti. Alibaba contesta questa designazione in tribunale, definendola arbitraria e priva di prove, ma la mossa riflette le più ampie preoccupazioni di Washington sulla sicurezza legate ai giganti tecnologici cinesi.

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IndignazioneVittimismo

Alibaba, leader tecnologico globale, si oppone a un'inserimento ingiusto e senza prove nella lista nera del Pentagono che la etichetta come azienda militare. La causa sostiene che l'azione statunitense viola il giusto processo costituzionale e la libertà di espressione, smascherando la natura arbitraria della campagna di Washington contro le imprese cinesi.

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