
Il sogno infranto di Pradeep: quando un esame diventa una macchina di sorveglianza e dolore
In India la cancellazione del test di medicina per una fuga di domande ha scatenato suicidi, proteste e un imponente apparato di controllo, mentre altrove l’anno scolastico si chiude tra routine e digitalizzazione.
Rajesh Kumar aveva venduto la terra degli antenati perché suo figlio Pradeep, unico maschio di casa, potesse sfuggire alla fatica dei campi e diventare medico. Pradeep Mahich, ventidue anni, cresciuto in un villaggio agricolo del Rajasthan, aveva già tentato per tre volte il National Eligibility Entrance Test, la porta d’accesso alle facoltà di medicina indiane. Dopo il quarto tentativo, a maggio, aveva detto alla sorella Babita che questa volta sarebbe bastato: «Quando sarò dottore, ci occuperemo dell’istruzione delle nostre sorelle più piccole». Pochi giorni dopo la cancellazione dei risultati per una fuga di domande, Pradeep si è tolto la vita. La sua storia, raccolta dalla stampa locale, non è isolata: secondo i media indiani, circa sei studenti hanno compiuto lo stesso gesto dopo l’annullamento del test.
Domenica scorsa, oltre due milioni di candidati sono tornati sui banchi per ripetere l’esame, in un’operazione che il governo ha definito «uno sforzo di tutta la nazione». Il centro nevralgico era al quartier generale della National Testing Agency a Okhla, Nuova Delhi, dove circa duecentocinquanta osservatori, assistiti da strumenti di intelligenza artificiale, scrutavano i feed di centotrentottomilacinquecentosessanta telecamere a circuito chiuso installate in cinquemilaquattrocentoquaranta centri. Cinquantunomila disturbatori di segnale, trentottomila addetti alla perquisizione personale, verifica biometrica e autenticazione facciale: una mobilitazione che fonti governative hanno paragonato a un’operazione elettorale. Agli studenti è stato impedito di portare telefoni o appunti; i metal detector scandivano ogni ingresso. All’uscita, la studentessa Namya Modi ha confessato: «Nel momento in cui ho consegnato le risposte, ho sentito di riavere la mia anima».
La fuga di domande che ha innescato la crisi avrebbe avuto come «kingpin» un docente di chimica di Latur, che secondo le autorità avrebbe avuto accesso anticipato al test e lo avrebbe condiviso con i suoi allievi, diffondendolo poi su Telegram e altre piattaforme crittografate. L’episodio ha riaperto una ferita profonda nel sistema educativo indiano, dove ogni anno milioni di ragazzi competono per un numero esiguo di posti nelle facoltà di medicina e ingegneria. A Nuova Delhi, il Cockroach Janta Party ha piantato una protesta a oltranza a Jantar Mantar, con veglie a lume di candela in memoria degli studenti morti e appelli ai genitori perché non impedissero ai figli di unirsi alla mobilitazione. «Questo movimento non è contro un partito o una persona, ma contro il fallimento della governance», ha dichiarato il portavoce Ashutosh Ranka, mentre i manifestanti intonavano «Sadda haq» e la polizia tentava di restringere l’area con barriere mobili.
La vicenda del NEET non è l’unica crepa emersa in queste settimane. I risultati della rivalutazione degli elaborati del Central Board of Secondary Education, pubblicati il 21 giugno, hanno mostrato aumenti sostanziali dei punteggi per migliaia di studenti di dodicesima classe: un ragazzo dell’Uttar Pradesh è passato da 71 a 90 su 100 in fisica, e in una scuola privata del Bengala occidentale sei studenti hanno visto la loro valutazione di storia salire anche di ventitré punti. Il passaggio alla correzione su schermo, introdotto per la prima volta, aveva generato pagine sfocate, mappe mancanti e quaderni valutati con schemi errati. Mentre in India il periodo degli esami si trasformava in un banco di prova della tenuta istituzionale, altrove il finale d’anno scolastico seguiva ritmi più ordinari: negli Emirati Arabi Uniti partivano i test elettronici centralizzati per le scuole pubbliche e private, con rigide norme anti-telefono e postazioni assegnate, e nel distretto di Wallingford, negli Stati Uniti, le lezioni si chiudevano con un’uscita anticipata il 18 giugno, lasciando ai docenti giornate di sviluppo professionale prima delle vacanze estive.
E mentre l’India processava le sue crepe, il direttore generale della Central Industrial Security Force annunciava che le telecamere a riconoscimento facciale installate nei sei maggiori aeroporti del Paese saranno collegate a un centro di fusione dati a Delhi e integrate con il National Intelligence Grid, la piattaforma che consente alle forze di polizia di incrociare in tempo reale patenti, passaporti, dati bancari e profili social. La stessa logica di sorveglianza che ha avvolto i banchi del NEET si estende ora ai varchi di sicurezza degli scali, in un Paese dove il sogno di un futuro migliore passa attraverso un esame, e dove un padre che ha venduto la propria terra può ritrovarsi con le mani vuote davanti a uno schermo che non ha visto nulla.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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Il sistema degli esami indiano ha dispiegato una sorveglianza senza precedenti—telecamere a riconoscimento facciale, sale di controllo con IA—ma il costo umano continua a salire. Studenti e famiglie di lavoratori a giornata vedono crollare il proprio futuro, mentre i manifestanti con le candele chiedono responsabilità e le dimissioni del ministro dell'istruzione.
Una fuga di esami di medicina in India è degenerata in una crisi conclamata: risultati annullati, un nuovo test militarizzato e almeno sei suicidi tra gli studenti. Lo scandalo ha messo a nudo quello che i critici definiscono un sistema educativo al collasso, mentre proteste e veglie a lume di candela piangono i morti e chiedono cambiamenti.
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