
Lituania, dimissioni di governo per rinnovare la coalizione
La premier Ruginiene ha formalizzato il passo indietro dopo l’accordo tra socialdemocratici e nuovi alleati, confermando la linea atlantista e il sostegno a Kiev.
Il governo lituano guidato da Inga Ruginiene ha annunciato martedì le proprie dimissioni, un atto atteso e dettato dalla ristrutturazione della maggioranza parlamentare. La decisione, presa all’unanimità durante una riunione di gabinetto, restituisce al presidente della Repubblica il mandato esecutivo e apre formalmente la strada alla formazione di un nuovo esecutivo sotto la guida del leader socialdemocratico Mindaugas Sinkevičius. Secondo fonti governative a Vilnius, il passaggio è di natura procedurale e non comporta alcuna interruzione dell’attività amministrativa.
La crisi della coalizione precedente era maturata all’inizio di giugno, quando il Partito Socialdemocratico Lituano (LSDP) aveva interrotto la collaborazione con il partito populista Nemuno Aušra (Alba sul Nemunas). Da Bruxelles e dalle capitali baltiche si osserva che la rottura è stata motivata da dichiarazioni antisemite attribuite a un dirigente di Nemuno Aušra, oltre che da una divergenza di fondo sulla postura politica dell’alleato. Al suo posto, i socialdemocratici hanno stretto un nuovo accordo con l’Unione dei Contadini, dei Verdi e delle Famiglie Cristiane e con i Democratici «Per la Lituania», assicurandosi una maggioranza parlamentare più coesa.
Sul piano della politica estera e di sicurezza, gli analisti baltici e le fonti diplomatiche europee sottolineano che il cambio di governo non modificherà l’orientamento strategico di Vilnius. L’accordo di coalizione impegna il nuovo esecutivo a mantenere la spesa per la difesa al di sopra del 5% del PIL, a potenziare la difesa aerea, a sostenere l’integrazione dell’Ucraina nell’Unione Europea e nella NATO e a ricercare una presenza militare statunitense di lungo periodo sul territorio lituano. Per l’Italia, che partecipa al battaglione multinazionale NATO dispiegato in Lettonia e contribuisce alla sicurezza del fianco orientale, la continuità lituana rappresenta un elemento di stabilità in un’area esposta a tensioni con la Russia.
La premier uscente Ruginiene era entrata in carica nell’agosto dello scorso anno, dopo le dimissioni del governo Paluckas travolto da uno scandalo di corruzione nel 2025. Il suo gabinetto, rimasto in sella per circa nove mesi, ha gestito una fase di transizione fino alla definizione del nuovo assetto politico. La costituzione lituana prevede che il governo rassegni le dimissioni quando viene meno la fiducia della maggioranza parlamentare; il voto di investitura del nuovo esecutivo è atteso nei prossimi giorni al Seimas, dove la coalizione dispone dei numeri per un’approvazione rapida. Il dossier si avvia così a una conclusione ordinata, con Vilnius che ribadisce il proprio profilo di alleato atlantico fermamente impegnato sul fronte ucraino.
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Il governo lituano si è dimesso dopo meno di un anno al potere, in seguito a un cambio nella coalizione di governo. Il presidente del paese, confinante con la Russia, ha accettato le dimissioni, e i socialdemocratici sono pronti a guidare il nuovo esecutivo.
Il governo è caduto dopo che i socialdemocratici hanno interrotto la collaborazione con un partito populista a causa della retorica antisemita di uno dei suoi leader. Si formerà una nuova coalizione con altri due partiti, e il leader socialdemocratico diventerà primo ministro.
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