
Iran rivendica il controllo permanente dello Stretto di Hormuz dopo i colloqui in Svizzera
Teheran dichiara che la via d'acqua non tornerà allo status prebellico, mentre Washington sospende le sanzioni petrolifere e si attiva un canale di comunicazione per scongiurare incidenti.
Il primo round di negoziati tra Stati Uniti e Iran, conclusosi lunedì a Bürgenstock, in Svizzera, ha prodotto una sospensione temporanea delle sanzioni statunitensi sul petrolio iraniano e l’istituzione di una linea di comunicazione diretta per il passaggio delle navi commerciali attraverso lo Stretto di Hormuz. Il capo negoziatore iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, ha tuttavia dichiarato al ritorno in patria che lo stretto «non tornerà mai alle condizioni prebelliche e sarà amministrato dalla Repubblica Islamica dell’Iran nel rispetto del diritto internazionale». La presa di posizione, diffusa dai media di Stato iraniani, fissa una linea rossa netta per Teheran in uno dei dossier più delicati del conflitto.
Secondo il vicepresidente statunitense JD Vance, i colloqui hanno creato «una buona base per un accordo finale». Il presidente Donald Trump ha rivendicato il «controllo totale» dello stretto da parte di Washington e ha chiesto la riapertura incondizionata al traffico marittimo. Fonti iraniane, al contrario, descrivono il negoziato come un «metodo di lotta» e una prosecuzione del campo di battaglia: Ghalibaf ha avvertito che, in caso di problemi nell’attuazione, l’Iran può rispondere «sia con i missili sia con il dialogo». I mediatori pakistani e qatarioti hanno annunciato una tabella di marcia verso un’intesa definitiva entro sessanta giorni e la creazione di un meccanismo di deconfliction per evitare malintesi nella via d’acqua strategica.
Sul piano concreto, il Tesoro statunitense ha concesso una licenza di sessanta giorni che sospende le sanzioni sull’export di greggio iraniano, mentre i media di Stato di Teheran riferiscono di un accordo per lo sblocco di dodici miliardi di dollari di fondi congelati, che secondo Vance sarebbero destinati all’acquisto di prodotti agricoli americani. Il traffico marittimo attraverso Hormuz è ripreso parzialmente, con le navi che utilizzano le rotte settentrionale e meridionale per evitare le mine nel canale centrale; secondo i dati della società di analisi Kpler, nel fine settimana sono stati registrati 71 transiti confermati. I prezzi del petrolio sono scesi, con il Brent a 77,52 dollari al barile. Sul dossier nucleare, Vance ha affermato che l’Iran permetterà il ritorno degli ispettori dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica, ma il portavoce del ministero degli Esteri iraniano ha parlato solo di «una discussione molto breve, senza dettagli».
Il conflitto era esploso a fine febbraio con attacchi statunitensi e israeliani contro l’Iran, cui Teheran aveva risposto chiudendo lo stretto e colpendo Israele e Paesi del Golfo che ospitano basi americane. Un cessate il fuoco provvisorio, siglato la scorsa settimana, ha aperto la strada ai colloqui svizzeri. Ora sono previsti gruppi di lavoro tecnici su nucleare e sanzioni. Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian si recherà in Pakistan, mentre il segretario di Stato americano Marco Rubio visiterà Emirati Arabi Uniti, Kuwait e Bahrein per discutere il transito sicuro. Il termine di sessanta giorni per un documento finale è rinnovabile, e la fragile tregua in Libano resta legata al più ampio negoziato.
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Nonostante l'ottimismo statunitense dopo i colloqui in Svizzera, l'Iran ha tracciato una linea rossa sullo Stretto di Hormuz, insistendo che rimarrà sotto l'amministrazione permanente di Teheran e non tornerà agli assetti prebellici. La dichiarazione del presidente del parlamento iraniano sfida direttamente la narrazione di Washington su una svolta, sottolineando che il futuro del passaggio marittimo resta un importante punto di contesa.
Il capo negoziatore iraniano ha affermato, tramite i media statali, che lo Stretto di Hormuz sarà amministrato permanentemente dalla Repubblica Islamica e non tornerà allo stato prebellico. La dichiarazione segue i primi colloqui con gli Stati Uniti, ma il significato esatto delle 'condizioni prebelliche' non è specificato, lasciando spazio allo scetticismo.
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