
La sessione di Losanna ridisegna i Giochi: contributi diretti agli atleti e sci-alpinismo nel 2030
Dai 10.000 dollari a ogni olimpionico alla conferma della disciplina alpina, le riforme del Comitato Olimpico Internazionale puntano su sostegno e spettacolo.
La 146ª Sessione del Comitato Olimpico Internazionale, riunita a Losanna, ha prodotto un trittico di decisioni destinate a incidere sul volto dei Giochi del prossimo decennio. Il piatto forte è stato il varo del «Fit for the Future Olympian Grant», un assegno una tantum di 10.000 dollari che per la prima volta nella storia olimpica arriverà direttamente nelle tasche di ogni atleta partecipante. Una misura dal forte valore simbolico, che ridisegna il patto tra il CIO e i protagonisti della scena sportiva, e che sarà operativa già a partire da Milano Cortina 2026, con i primi pagamenti previsti nel 2027.
La sovvenzione, parte del più ampio pacchetto di riforme «Fit for the Future» voluto dalla nuova presidente Kirsty Coventry, attinge a un fondo di 140 milioni di dollari per ogni Olimpiade. Secondo i vertici di Losanna, l’iniziativa intende accompagnare gli atleti nel prosieguo della carriera agonistica o nella transizione alla vita post-competitiva, superando la tradizionale intermediazione dei comitati olimpici nazionali. L’annuncio è stato accolto con favore dagli osservatori europei, che vi leggono un tentativo di rispondere alle crescenti richieste di riconoscimento economico avanzate dagli sportivi di élite.
Sul fronte del programma, la sessione ha confermato lo sci-alpinismo come disciplina aggiuntiva per i Giochi invernali del 2030 nelle Alpi francesi. Dopo il debutto assoluto a Milano Cortina 2026 – dove l’argento nello sprint maschile andò al russo Nikita Filippov, unica medaglia per gli atleti in tenuta neutrale – la specialità che unisce salita con pelli e discesa fuoripista vedrà salire a cinque i titoli in palio: alle gare sprint e alla staffetta mista si aggiungeranno le prove individuali. Karl Stoss, presidente del gruppo di lavoro, ha sottolineato come la scelta premi «la forte presenza nelle regioni alpine e la capacità di accrescere diversità e autenticità del programma», in un’ottica di valorizzazione dei territori montani che parla direttamente all’arco alpino italiano e francese.
La riunione di Losanna ha inoltre fissato al 2029 la scelta della sede dei Giochi estivi del 2036, adottando un nuovo sistema a tre fasi che prenderà il via nel marzo 2027. L’obiettivo, hanno spiegato i delegati, è offrire ai governi candidati una tabella di marcia chiara, superando la flessibilità – e talvolta l’opacità – che aveva caratterizzato le assegnazioni più recenti, con Brisbane 2032 decisa con undici anni di anticipo e le edizioni invernali del 2030 e 2034 con preavvisi assai più ridotti.
L’insieme delle misure delinea un’istituzione che cerca di coniugare attenzione al benessere degli atleti e modernizzazione del proprio impianto organizzativo. Per l’Italia, che ospiterà i primi Giochi interessati dalla riforma, il 2026 si carica così di un ulteriore significato: non solo vetrina sportiva, ma banco di prova di un nuovo modello di relazione tra il CIO e i suoi protagonisti. Intanto, lo sci-alpinismo si prepara a consolidare la propria presenza olimpica, forte di un radicamento alpino che da Bormio a Chamonix promette di scrivere pagine inedite della storia invernale.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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La decisione del CIO di includere lo sci-alpinismo nel programma olimpico del 2030 viene presentata come un riconoscimento meritato per una disciplina che unisce tradizione e modernità. Le testate russe sottolineano il ruolo chiave degli atleti russi in questo sport e la prospettiva di nuove medaglie per il paese. L’enfasi è posta sul prestigio internazionale e sulla capacità della Russia di eccellere anche in discipline di nicchia.
L’inclusione dello sci-alpinismo nei Giochi del 2030 viene trattata come una notizia sportiva di routine, con un tono misurato e descrittivo. Le testate europee continentali si concentrano sugli aspetti tecnici della decisione del CIO e sul potenziale impatto per gli atleti europei, senza enfasi nazionalistica. Viene menzionata la necessità di adattare le infrastrutture e di considerare le sfide climatiche per gli sport invernali.
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