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Geopolitica e Politicagiovedì 9 luglio 2026

La promessa sociale e il suo prezzo: dall’assenteismo in Spagna al welfare scandinavo, la sfida della credibilità fiscale

Mentre i partiti progressisti rilanciano investimenti in sanità e lavoro, le forze moderate e liberali chiedono conto della sostenibilità finanziaria, in un dibattito che attraversa l’Europa e gli Stati Uniti.

La riformulazione della proposta del Partido Popular spagnolo in materia di assenteismo per malattia illustra una tensione che percorre l’intero spazio politico occidentale. Dopo aver definito l’assenteismo un «cancro» per l’economia e aver ventilato un taglio delle indennità per i lavoratori in congedo fraudolento, il leader Alberto Núñez Feijóo ha virato verso un sistema di incentivi collettivi alle imprese per ridurre le assenze. Secondo gli ambienti conservatori iberici, la correzione di rotta risponde alla necessità di non penalizzare i malati reali, ma la sinistra di governo e i sindacati spagnoli vi leggono la conferma di un approccio che, nelle parole del premier Pedro Sánchez, «lascia chiaro da che parte si sta» quando si propone di far guadagnare meno a chi è malato. La vicenda mette a nudo un nodo irrisolto: con un costo delle incapacità temporanee salito da 14 a 33 miliardi di euro dal 2018, Madrid cerca soluzioni che non si limitino a comprimere diritti, mentre Bruxelles e l’Ocse collaborano con il governo spagnolo per studiare modelli di gestione virtuosa del fenomeno.

In Svezia, il medesimo dilemma si declina sul terreno della spesa per la sanità, l’istruzione e la cura degli anziani. Dai banchi del Vänsterpartiet e dei Socialdemocratici, la ricetta è univoca: più personale, salari più alti, orari sostenibili e l’abolizione del giorno di carenza. Tuttavia, amministratori regionali di orientamento moderato, come quelli dell’Östergötland e del Kronoberg, replicano con i numeri alla mano: nella sola regione di Östergötland, oltre 260 milioni di corone sono già stati destinati alle cure primarie, con un miglioramento misurabile dell’accessibilità telefonica e una riduzione della dipendenza dai medici a gettone. Per i conservatori svedesi, la differenza sta nella capacità di finanziare le riforme senza alzare le tasse, come nel caso del “Seniorkortet” per gli ultrasettantenni nel comune di Östra Göinge, reso possibile da una revisione delle priorità di bilancio legata al calo demografico. I progressisti, dal canto loro, denunciano che la logica del profitto non può governare i servizi alla persona: «Non sono gli azionisti a tenerci la mano quando moriamo», scrivono i giovani socialdemocratici dell’Halland.

Dall’Italia, la voce dell’economista Giovanni Dosi rilancia la necessità di un «patto per il lavoro» che rimetta al centro salario minimo, contrattazione erga omnes e responsabilità solidale delle imprese appaltanti, insieme a un rilancio della sanità e dell’istruzione pubblica gratuita fino all’università. Secondo gli economisti progressisti italiani, il precariato endemico e la fuga dei giovani qualificati all’estero sono il sintomo di una spesa pubblica che, in proporzione al Pil, resta al di sotto della media europea. La proposta, che si inserisce in un più ampio dibattito sulla legge elettorale e sulle alleanze, punta a definire i confini di un campo progressista attorno a pochi impegni qualificanti, nella convinzione che programmi di centocinquanta pagine servano più a conciliare il sonno che a vincere le elezioni.

Oltre Atlantico, il monito di un consulente finanziario statunitense riporta il discorso alla sua radice contabile. Di fronte a proposte che spaziano dagli asili nido gratuiti ai negozi di alimentari di proprietà pubblica, l’interrogativo «come lo pagherete?» diventa, secondo gli osservatori americani, la cartina di tornasole di ogni promessa elettorale. Con un debito federale vicino ai 40 trilioni di dollari e una spesa per interessi che erode le risorse per infrastrutture e difesa, l’argomentazione liberale statunitense avverte che l’espansione indefinita della spesa pubblica rischia di redistribuire ricchezza già creata anziché generarne di nuova, soffocando l’innovazione. Il dibattito, pur con accenti diversi, si salda così a quello europeo: in Spagna come in Svezia, in Italia come negli Stati Uniti, la prossima tornata elettorale misurerà la capacità dei partiti di tradurre le aspirazioni sociali in bilanci credibili, in un contesto in cui i margini di manovra fiscale appaiono ovunque ridotti e la pazienza degli elettori, di fronte a promesse non mantenute, si va esaurendo.

Divergenza — chi la racconta come
5%Bassa
2 blocchi · posizioni da −0.30 a −0.20
CriticoFavorevole
EURATL
Divergenza tra blocchi di stampa
Stampa europea continentale−0.20neutral
Stampa atlantica / anglosfera−0.30critical
Stampa europea continentale−0.20
Voce

Difendiamo il welfare come un diritto inalienabile, ma riconosciamo che le promesse sociali devono essere finanziate in modo credibile per non minare la fiducia fiscale.

Meccanismocontrapposizione valoriale

Il blocco rende plausibile la sua posizione contrapponendo valori morali a considerazioni economiche, creando una tensione tra giustizia sociale e responsabilità fiscale.

IndignazionePragmatismoVoci divise
Stampa atlantica / anglosfera−0.30
Voce

I democratici socialisti fanno promesse senza un piano di finanziamento credibile; ogni elettore deve chiedere 'come pagheremo?' prima di votare.

Meccanismoanalogia finanziaria

Il blocco utilizza l'analogia con la finanza personale per rendere ovvia la necessità di chiedere 'come pagare?', trasformando una questione politica in una scelta di bilancio familiare.

Omissione

Il blocco omette di considerare che molti paesi europei finanziano il welfare con tasse più alte, e che il modello scandinavo è spesso citato come esempio di successo di welfare sostenibile.

ScetticismoPragmatismo

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La promessa sociale e il suo prezzo: dall’assenteismo in Spagna al welfare scandinavo, la sfida della credibilità fiscale

Mentre i partiti progressisti rilanciano investimenti in sanità e lavoro, le forze moderate e liberali chiedono conto della sostenibilità finanziaria, in un dibattito che attraversa l’Europa e gli Stati Uniti.

La riformulazione della proposta del Partido Popular spagnolo in materia di assenteismo per malattia illustra una tensione che percorre l’intero spazio politico occidentale. Dopo aver definito l’assenteismo un «cancro» per l’economia e aver ventilato un taglio delle indennità per i lavoratori in congedo fraudolento, il leader Alberto Núñez Feijóo ha virato verso un sistema di incentivi collettivi alle imprese per ridurre le assenze. Secondo gli ambienti conservatori iberici, la correzione di rotta risponde alla necessità di non penalizzare i malati reali, ma la sinistra di governo e i sindacati spagnoli vi leggono la conferma di un approccio che, nelle parole del premier Pedro Sánchez, «lascia chiaro da che parte si sta» quando si propone di far guadagnare meno a chi è malato. La vicenda mette a nudo un nodo irrisolto: con un costo delle incapacità temporanee salito da 14 a 33 miliardi di euro dal 2018, Madrid cerca soluzioni che non si limitino a comprimere diritti, mentre Bruxelles e l’Ocse collaborano con il governo spagnolo per studiare modelli di gestione virtuosa del fenomeno.

In Svezia, il medesimo dilemma si declina sul terreno della spesa per la sanità, l’istruzione e la cura degli anziani. Dai banchi del Vänsterpartiet e dei Socialdemocratici, la ricetta è univoca: più personale, salari più alti, orari sostenibili e l’abolizione del giorno di carenza. Tuttavia, amministratori regionali di orientamento moderato, come quelli dell’Östergötland e del Kronoberg, replicano con i numeri alla mano: nella sola regione di Östergötland, oltre 260 milioni di corone sono già stati destinati alle cure primarie, con un miglioramento misurabile dell’accessibilità telefonica e una riduzione della dipendenza dai medici a gettone. Per i conservatori svedesi, la differenza sta nella capacità di finanziare le riforme senza alzare le tasse, come nel caso del “Seniorkortet” per gli ultrasettantenni nel comune di Östra Göinge, reso possibile da una revisione delle priorità di bilancio legata al calo demografico. I progressisti, dal canto loro, denunciano che la logica del profitto non può governare i servizi alla persona: «Non sono gli azionisti a tenerci la mano quando moriamo», scrivono i giovani socialdemocratici dell’Halland.

Dall’Italia, la voce dell’economista Giovanni Dosi rilancia la necessità di un «patto per il lavoro» che rimetta al centro salario minimo, contrattazione erga omnes e responsabilità solidale delle imprese appaltanti, insieme a un rilancio della sanità e dell’istruzione pubblica gratuita fino all’università. Secondo gli economisti progressisti italiani, il precariato endemico e la fuga dei giovani qualificati all’estero sono il sintomo di una spesa pubblica che, in proporzione al Pil, resta al di sotto della media europea. La proposta, che si inserisce in un più ampio dibattito sulla legge elettorale e sulle alleanze, punta a definire i confini di un campo progressista attorno a pochi impegni qualificanti, nella convinzione che programmi di centocinquanta pagine servano più a conciliare il sonno che a vincere le elezioni.

Oltre Atlantico, il monito di un consulente finanziario statunitense riporta il discorso alla sua radice contabile. Di fronte a proposte che spaziano dagli asili nido gratuiti ai negozi di alimentari di proprietà pubblica, l’interrogativo «come lo pagherete?» diventa, secondo gli osservatori americani, la cartina di tornasole di ogni promessa elettorale. Con un debito federale vicino ai 40 trilioni di dollari e una spesa per interessi che erode le risorse per infrastrutture e difesa, l’argomentazione liberale statunitense avverte che l’espansione indefinita della spesa pubblica rischia di redistribuire ricchezza già creata anziché generarne di nuova, soffocando l’innovazione. Il dibattito, pur con accenti diversi, si salda così a quello europeo: in Spagna come in Svezia, in Italia come negli Stati Uniti, la prossima tornata elettorale misurerà la capacità dei partiti di tradurre le aspirazioni sociali in bilanci credibili, in un contesto in cui i margini di manovra fiscale appaiono ovunque ridotti e la pazienza degli elettori, di fronte a promesse non mantenute, si va esaurendo.

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Difendiamo il welfare come un diritto inalienabile, ma riconosciamo che le promesse sociali devono essere finanziate in modo credibile per non minare la fiducia fiscale.

Meccanismocontrapposizione valoriale

Il blocco rende plausibile la sua posizione contrapponendo valori morali a considerazioni economiche, creando una tensione tra giustizia sociale e responsabilità fiscale.

IndignazionePragmatismoVoci divise
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I democratici socialisti fanno promesse senza un piano di finanziamento credibile; ogni elettore deve chiedere 'come pagheremo?' prima di votare.

Meccanismoanalogia finanziaria

Il blocco utilizza l'analogia con la finanza personale per rendere ovvia la necessità di chiedere 'come pagare?', trasformando una questione politica in una scelta di bilancio familiare.

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Il blocco omette di considerare che molti paesi europei finanziano il welfare con tasse più alte, e che il modello scandinavo è spesso citato come esempio di successo di welfare sostenibile.

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