
La nuova Costituzione kazaka azzera i mandati di Tokayev: potrà restare al potere fino al 2036
La Corte costituzionale ha stabilito che il settennato in corso non conta, aprendo la strada a una rielezione nel 2029 nonostante le promesse contrarie del presidente.
Il 1° luglio è entrata in vigore in Kazakistan la nuova Costituzione, approvata con un referendum il 15 marzo 2026, e con essa una decisione della Corte costituzionale che consente al presidente Qasym-Jomart Toqaev di ricandidarsi alla scadenza del mandato nel 2029. Il testo mantiene il limite di un solo settennato, ma i giudici, rispondendo a un quesito dello stesso capo dello Stato, hanno chiarito che i periodi già trascorsi sotto la vecchia Carta del 1995 non vengono conteggiati: qualsiasi elezione o nomina successiva al 1° luglio 2026 sarà considerata la prima. Di conseguenza, Toqaev, in carica dal 2019, potrebbe governare fino al 2036.
Secondo fonti governative di Nur-Sultan, la riforma costituzionale – che introduce anche un parlamento monocamerale e la figura del vicepresidente – rappresenta il completamento della «modernizzazione politica» avviata dopo le proteste del gennaio 2022. Toqaev aveva più volte dichiarato che non avrebbe cercato di azzerare i propri mandati, e ancora a febbraio 2026 aveva escluso un secondo settennato. Nell’interpretazione di giuristi e attivisti kazaki, tuttavia, la scelta di adottare una nuova Costituzione anziché emendare quella vigente ha creato una «scappatoia giuridica» analoga a quelle utilizzate in altri ordinamenti postsovietici, dalla Russia al Tagikistan, per consentire la permanenza al potere dei leader in carica.
Sul piano interno, la decisione della Corte consolida il controllo di Toqaev sul sistema politico, già rafforzato dopo l’emarginazione dell’ex presidente Nursultan Nazarbaev in seguito ai sanguinosi scontri del 2022. Secondo analisti centroasiatici, il reset dei mandati allontana la prospettiva di una transizione competitiva e segnala la volontà di mantenere una linea di continuità nella gestione delle risorse energetiche e degli equilibri con Mosca e Pechino. La nuova architettura istituzionale, che accentua i poteri presidenziali, viene letta da osservatori internazionali come un passo verso un modello «superpresidenziale» rinnovato, nonostante le dichiarazioni ufficiali di segno opposto.
Per l’Italia e l’Europa, il Kazakistan resta un fornitore cruciale di petrolio e uranio, e un partner nel corridoio medio che aggira la Russia. Fonti diplomatiche europee seguono con attenzione l’evoluzione politica del paese, consapevoli che un rafforzamento del potere personale potrebbe rendere più imprevedibili le condizioni degli investimenti e la cooperazione energetica. Le prossime elezioni presidenziali sono attese nel 2029, ma la decisione della Corte costituzionale lascia già intravedere la possibilità di una candidatura di Toqaev, che avrebbe così la strada aperta per un secondo e ultimo mandato.
| Stampa europea continentale | 0.00 | neutral |
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| Stampa russa e CSI | +0.10 | neutral |
La Corte costituzionale kazaka, su richiesta del presidente, azzera i mandati precedenti, consentendo a Tokayev di restare al potere fino al 2036.
La decisione viene presentata come un atto tecnico-giuridico, ma l'enfasi sulla richiesta personale di Tokayev rivela una personalizzazione del potere.
Non viene menzionato che la nuova Costituzione è stata approvata con un referendum, elemento che avrebbe potuto legittimare la decisione.
Mosca riconosce la piena legittimità della decisione della Corte costituzionale kazaka, inquadrandola come un normale sviluppo costituzionale.
La legittimità è costruita attraverso il riferimento al referendum popolare e alla procedura legale, depoliticizzando la questione.
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