
La Germania tra resilienza industriale e frenata bellica, la Spagna vara un bilancio record in chiave elettorale
La produzione tedesca di maggio sorprende al rialzo nonostante lo shock energetico, ma il ministro delle Finanze dimezza le stime di crescita; Madrid approva un tetto di spesa storico e apre al deficit asimmetrico per le regioni.
La produzione industriale tedesca ha registrato a maggio un incremento dello 0,9% su base mensile, trainata dal comparto automobilistico (+3,6%) e dalla meccanica strumentale (+1,3%), superando le attese degli analisti che si fermavano a un modesto +0,3%. Il dato, diffuso dall’ufficio statistico Destatis, arriva in un contesto segnato dalla chiusura dello Stretto di Hormuz durante il conflitto tra Iran e Stati Uniti, che ha fatto impennare i prezzi globali dell’energia. Secondo gli economisti di Francoforte, alcune industrie tedesche avrebbero beneficiato delle difficoltà dei concorrenti asiatici, più esposti al blocco navale, mentre la media mobile trimestrale resta ferma a un esiguo +0,1% e i volumi complessivi rimangono inferiori dell’8% rispetto alla media del 2021.
L’apparente paradosso si chiarisce nelle dichiarazioni del ministro delle Finanze tedesco, Lars Klingbeil, che in una conferenza a Berlino ha quantificato l’impatto della guerra: il conflitto mediorientale ha dimezzato la ripresa attesa per l’anno in corso, costringendo il governo a misure straordinarie come il rinvio del servizio di alcuni debiti. La firma, il 18 giugno, di un memorandum d’intesa tra Washington e Teheran per la cessazione delle ostilità e la riapertura della rotta strategica ha riportato una calma fragile, ma il costo per l’economia tedesca – e per l’intera area euro, già provata dalla concorrenza cinese e dai costi energetici – è già scritto nei conti pubblici.
Sul fronte del bilancio, la Spagna si muove in direzione opposta. Il Consiglio dei ministri ha approvato un tetto di spesa non finanziaria per il 2027 di 226.032 milioni di euro, in crescita del 6,6% rispetto all’anno precedente e del 4,6% al netto dei fondi europei Next Generation, che si esauriranno ad agosto. È un massimo storico, accompagnato da una traiettoria di rientro del deficit: dal 2,1% del PIL di quest’anno all’1,8% nel 2027, fino all’1,5% nel 2029, con un debito pubblico atteso sotto la soglia psicologica del 100% già nel 2027. Il ministro delle Finanze, Arcadi España, ha rivendicato la compatibilità tra espansione della spesa e disciplina fiscale, resa possibile da entrate tributarie che continuano a crescere a doppia cifra.
La vera novità politica, emersa nel Consiglio di Politica Fiscale e Finanziaria, è l’apertura del governo a un obiettivo di deficit asimmetrico per le comunità autonome: per la prima volta Madrid accoglie la richiesta catalana di consentire a regioni come la Comunità Valenciana o Murcia di assorbire una quota maggiore del già esiguo 0,1% di deficit consentito, in nome di un «esercizio di solidarietà» tra territori con situazioni di partenza diseguali. La proposta, che necessita di un accordo unanime, è stata approvata con il solo voto delle regioni socialiste, mentre le comunità governate dal Partito Popolare l’hanno respinta giudicando insufficiente il margine di spesa. Il passaggio parlamentare della nuova traiettoria di stabilità, previsto per metà luglio, si annuncia incerto: Junts ha già anticipato il voto contrario, e un eventuale doppio rigetto farebbe scattare gli obiettivi concordati con Bruxelles, ridisegnando i margini di manovra del governo in vista delle elezioni generali del prossimo anno.
| Stampa sud-est asiatica | −0.20 | neutral |
|---|---|---|
| Stampa atlantica / anglosfera | −0.40 | critical |
| Stampa europea continentale | +0.60 | aligned |
L'economia tedesca è una storia di due metà: la produzione industriale sfida la crisi, ma il ministro delle finanze avverte che il conflitto ha dimezzato la crescita.
Giustapponendo un dato positivo con un avvertimento ministeriale allarmante, il blocco crea una tensione che suggerisce che la crisi è sia gestibile che devastante, a seconda della metrica.
Il blocco omette completamente il tetto di spesa spagnolo e non menziona che il dato positivo della produzione industriale potrebbe essere temporaneo o che la cifra negativa della crescita è una previsione.
La Francia deve stringere la cinghia poiché il conflitto con l'Iran e un bilancio ritardato impongono una revisione al ribasso della crescita e nuovi tagli.
Collegando direttamente il conflitto ai problemi fiscali della Francia, il blocco inquadra la crisi come una chiara causa esterna per l'austerità interna, rendendo i tagli inevitabili.
Il blocco omette qualsiasi menzione del rimbalzo industriale tedesco o dell'aumento della spesa spagnola, concentrandosi esclusivamente sulla situazione negativa della Francia.
La Spagna stabilisce un nuovo record nella capacità di spesa, potenziando l'economia con un aumento del 6,6% del tetto di spesa mentre riduce il deficit.
Concentrandosi sul numero record e sulla riduzione del deficit, il blocco inquadra l'aumento della spesa come responsabile e sostenibile, minimizzando i rischi.
Il blocco omette gli impatti negativi della crisi di Ormuz su Germania e Francia, e non menziona che il tetto di spesa potrebbe portare a un debito più elevato o che la riduzione del deficit è in parte dovuta a cambiamenti contabili.
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