
La frase razzista in mondovisione: «I neri non hanno concentrazione per più di 80 minuti»
L'ex calciatore serbo Rade Bogdanovic, commentatore tv, ha attribuito l'espulsione di un difensore belga a una presunta mancanza di concentrazione legata al colore della pelle, scatenando reazioni in Europa e oltre.
Era il minuto 67 di Belgio-Iran, secondo turno del Gruppo G dei Mondiali 2026, quando il difensore belga Nathan Ngoy, di origine congolese, ha perso un pallone in modo goffo, ha afferrato per la maglia l'attaccante iraniano Mehdi Taremi e ha visto il cartellino rosso diretto. Nello studio della televisione pubblica serba RTS, il commentatore Rade Bogdanovic, ex attaccante di Atletico Madrid e Werder Brema, ha rotto il silenzio con una frase che ha immediatamente gelato la regia: «A questo livello, da ultimo difensore, sbagliare un pallone fermo e finire espulso... L'ho sempre detto, e non sono razzista, ma i giocatori neri non hanno la concentrazione necessaria per resistere più di 60-80 minuti».
Il conduttore in studio lo ha invitato a rivedere le sue parole, ma Bogdanovic, 56 anni, non ha arretrato di un millimetro. Ha anzi rincarato la dose, appellandosi alla sua esperienza di spogliatoio: «Ho giocato con loro. A volte dovevamo proteggere i nostri stessi giocatori dai loro errori». Poi ha aggiunto, in un tentativo di precisazione che ha reso il tutto ancora più esplicito: «Ovviamente non generalizzo, ma la maggior parte di loro manca di concentrazione e poi accadono situazioni come questa». L'ex internazionale jugoslavo, che aveva già fatto parlare di sé nel 2019 quando attribuì il calo del Borussia Dortmund alla scelta dell'allenatore di schierare «quattro neri in difesa», ha così riportato in superficie un repertorio di stereotipi che il calcio europeo fatica a scrollarsi di dosso.
La reazione non si è fatta attendere. Secondo la stampa belga, che ha ripreso con sdegno le dichiarazioni, il caso ha immediatamente varcato i confini serbi, rimbalzando sui media internazionali e sui social network, dove l'hashtag #Bogdanovic è diventato rapidamente tendenza. Negli ambienti sportivi europei, il silenzio delle istituzioni ha pesato quanto le parole: né la RTS, né la federazione calcistica belga, né la FIFA hanno rilasciato dichiarazioni ufficiali nelle ore successive. Un vuoto che, secondo diversi osservatori, contrasta con la retorica di tolleranza zero che le stesse organizzazioni esibiscono nelle campagne contro il razzismo.
Resta, di quella domenica sera, l'immagine di uno studio televisivo in cui un microfono è rimasto aperto troppo a lungo, e la consapevolezza che certe parole, una volta pronunciate in diretta, non si possono più richiamare indietro. Non con una scusa, non con una precisazione, e tantomeno con un «non sono razzista» premesso a una generalizzazione che nega, nei fatti, proprio quel pregiudizio. Mentre il Belgio si prepara a un match decisivo contro la Nuova Zelanda per evitare l'eliminazione, il commento di Bogdanovic continua a circolare, come un'eco che nessuna smentita ha ancora interrotto.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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L'ex calciatore ha scatenato indignazione con un commento razzista in diretta durante la Coppa del Mondo. Ha sostenuto che i giocatori neri non hanno la concentrazione per superare gli 80 minuti, collegando esplicitamente il colore della pelle alla prestazione. L'episodio è stato condannato come inaccettabile da media e opinione pubblica latinoamericana.
Frasi choc in diretta sulla TV serba durante i Mondiali: un ex attaccante, oggi opinionista, ha dichiarato che i calciatori di colore non hanno la concentrazione per una partita intera. Il commento, giudicato razzista, ha scatenato una forte ondata di critiche in tutta Europa. L'emittente pubblica è finita sotto accusa per non aver interrotto immediatamente la trasmissione.
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