
La guerra in casa Bolsonaro: Michelle contro Flávio, la destra brasiliana si spacca
L’ex first lady accusa il figliastro di umiliazioni e lascia il partito, indebolendo la candidatura presidenziale del senatore e aprendo una crisi di leadership nel campo conservatore.
La rottura pubblica tra Michelle Bolsonaro e il figliastro Flávio, candidato presidenziale della destra brasiliana, ha innescato una crisi che va ben oltre le mura domestiche. Con due video diffusi ai suoi oltre otto milioni di follower, l’ex first lady ha denunciato di essere stata «umiliata» e «trattata male» dal senatore durante una telefonata sulle alleanze locali del Partito Liberale (PL) nello Stato del Ceará. Poche ore dopo, Michelle ha rassegnato le dimissioni dalla presidenza del PL Mulher, il ramo femminile del partito, e ha disertato un incontro con donne conservatrici a Brasilia. Secondo fonti interne al PL, la maggioranza dei parlamentari si è schierata con Flávio, giudicando un errore l’esposizione mediatica del conflitto, mentre il presidente del partito, Valdemar Costa Neto, ha criticato apertamente la ex first lady per aver condiviso un video non verificato su presunte feste legate a un banchiere indagato.
La frattura ha immediate ripercussioni elettorali. Flávio Bolsonaro, scelto dal padre Jair come erede politico dopo la condanna a 27 anni per tentato golpe, sconta un cronico deficit di consensi tra le donne e gli evangelici, due segmenti decisivi in cui Michelle esercita un’influenza crescente. Sondaggisti brasiliani rilevano che in un eventuale ballottaggio contro il presidente Lula, il senatore otterrebbe solo il 37% del voto femminile, contro il 55% del rivale. La fuoriuscita di Michelle dalla macchina organizzativa del PL rischia di allontanare ulteriormente quell’elettorato, proprio mentre la campagna tenta di correre ai ripari con promesse pubbliche – come l’impegno a nominare donne al Supremo Tribunal Federal – e incontri mirati.
Dietro lo scontro personale, gli analisti di Brasilia leggono una lotta per la successione politica all’interno del bolsonarismo. Michelle, pastora evangelica e figura di raccordo con le chiese neopentecostali, avrebbe coltivato a lungo ambizioni presidenziali, salvo essere scavalcata dalla designazione di Flávio alla fine del 2025. In ambienti vicini alla famiglia si osserva che l’ex first lady sta «seminando per il futuro», consapevole che il capitale politico accumulato tra le donne e i religiosi può essere speso in una corsa successiva, magari nel 2030. La sua uscita dal PL Mulher e il rifiuto di ogni riappacificazione immediata segnalano la volontà di marcare una distanza netta dal figliastro, la cui candidatura è già appesantita dallo scandalo Dark Horse – una registrazione in cui Flávio chiedeva fondi a un banchiere poi arrestato per corruzione.
La vicenda si inserisce in un quadro di estrema fragilità per la destra brasiliana, orfana del suo leader storico e alle prese con una campagna che fatica a trovare un candidato vice e a stringere alleanze con i partiti di centro. La scadenza per la formalizzazione delle candidature è fissata ad agosto, e il tempo per ricomporre la frattura appare sempre più esiguo. Da Bruxelles e da altre capitali europee si segue con attenzione l’evolversi della crisi: un’eventuale vittoria di Lula consoliderebbe l’asse progressista in America Latina e potrebbe rilanciare i negoziati per l’accordo UE-Mercosur, mentre una destra divisa e radicalizzata renderebbe più incerto il quadro delle relazioni transatlantiche.
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Manca qualsiasi riferimento alla famiglia Bolsonaro o alla disputa ereditaria.
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