
La Corte Suprema amplia il potere di Trump sulle agenzie, ma salva l’indipendenza della Fed
Con due sentenze contrastanti, i giudici consentono al presidente di licenziare i vertici degli enti regolatori senza giusta causa, ma bloccano la rimozione della governatrice Lisa Cook.
La Corte Suprema degli Stati Uniti ha ridisegnato i confini del potere presidenziale con due decisioni che, lette insieme, rafforzano il controllo della Casa Bianca sull’apparato regolatorio federale ma preservano, almeno per ora, l’autonomia della banca centrale. Con una maggioranza di sei giudici contro tre, la Corte ha rovesciato il precedente del 1935 noto come Humphrey’s Executor, che impediva al presidente di rimuovere i vertici delle agenzie indipendenti senza dimostrare una giusta causa. D’ora in poi, il capo dell’esecutivo potrà licenziare a propria discrezione i responsabili di oltre venti organismi – dalla Securities and Exchange Commission al National Labor Relations Board – che finora godevano di uno statuto di indipendenza pensato per sottrarre la regolazione di mercati, consumatori e lavoro alle oscillazioni della politica.
La maggioranza conservatrice, con la penna del presidente John Roberts, ha ancorato la svolta alla dottrina dell’«esecutivo unitario»: poiché la Costituzione affida il potere esecutivo al solo presidente, i funzionari che esercitano quel potere devono rispondere direttamente a lui e possono essere rimossi a suo piacimento. Donald Trump ha salutato la sentenza come «una delle più importanti mai emesse sui poteri presidenziali», rivendicando una vittoria attesa da quasi un secolo. Sul fronte opposto, i tre giudici liberal hanno denunciato una logica «squilibrata» destinata a generare «caos», mentre il leader democratico al Senato Chuck Schumer ha accusato la Corte di consegnare a Trump un «mandato assoluto» per trasformare le agenzie federali in feudi personali.
La stessa Corte, tuttavia, ha tracciato un confine netto quando si è trattata della Federal Reserve. Con un voto risicato di cinque a quattro – in cui Roberts e il conservatore Brett Kavanaugh si sono uniti ai giudici progressisti – i giudici hanno stabilito che il presidente non può rimuovere un governatore della Fed «per qualsiasi motivo o senza motivo». Il caso riguardava Lisa Cook, nominata da Joe Biden nel 2022 e prima donna afroamericana nel board, che Trump aveva cercato di licenziare nell’agosto 2025 adducendo accuse di frode ipotecaria non provate. La Corte ha ritenuto che a Cook non fosse stata offerta un’adeguata possibilità di difendersi, e ha ricordato che i governatori della Fed, con mandati scaglionati di quattordici anni, sono protetti da una clausola di rimozione «per giusta causa» che affonda le radici in oltre due secoli di tradizione di indipendenza della politica monetaria.
Per gli osservatori europei e per le istituzioni finanziarie internazionali, la blindatura della Fed rappresenta un argine rassicurante in un quadro di complessiva espansione del potere esecutivo. La Corte ha descritto la banca centrale come «unica», lasciando intendere che poche altre agenzie potranno beneficiare di un’eccezione analoga. Trump ha minimizzato la sconfitta definendo la questione «puramente procedurale» e ha promesso di agire immediatamente per impedire che «chi ha commesso illeciti» prenda decisioni vitali per il benessere degli Stati Uniti. La governatrice Cook, da parte sua, ha accolto la sentenza come una conferma del principio per cui la Fed deve assumere ogni decisione di politica monetaria «sulla base dei dati e di un giudizio indipendente, al riparo da interferenze politiche». Il dossier resta aperto: l’amministrazione dovrà ora dimostrare davanti ai tribunali di grado inferiore l’esistenza di una giusta causa per il licenziamento, mentre la sentenza sulle agenzie indipendenti ridisegna da subito l’architettura dello Stato regolatore americano, con effetti che si estenderanno ben oltre il mandato di Trump.
| Stampa atlantica / anglosfera | 0.00 | neutral |
|---|---|---|
| Stampa russa e CSI | −0.70 | critical |
| Stampa europea continentale | −0.20 | neutral |
La Corte Suprema ha tracciato un confine netto: il presidente può licenziare i capi delle agenzie regolatorie, ma la Federal Reserve resta fuori dalla portata dell'esecutivo. Una vittoria per l'indipendenza della banca centrale.
Presenta la decisione come un bilanciamento giuridico, enfatizzando la protezione della Fed come garanzia di stabilità economica.
Non menziona le critiche secondo cui la decisione potrebbe politicizzare le agenzie regolatorie, concentrandosi solo sulla protezione della Fed.
La Corte Suprema americana ha dato al presidente il via libera per epurare i regolatori, un colpo alla democrazia. La Fed è stata temporaneamente risparmiata, ma la logica autoritaria avanza.
Inquadra la decisione come parte di un declino democratico, usando il linguaggio della minaccia e della concentrazione del potere.
Tace sul fatto che la Fed è stata esplicitamente protetta, suggerendo invece un attacco generalizzato alle istituzioni.
La Corte Suprema ha ampliato i poteri presidenziali, ma ha preservato l'autonomia della Fed. Un segnale misto che richiede monitoraggio.
Adotta un tono analitico, sottolineando le conseguenze per la governance economica internazionale.
Non approfondisce le divisioni interne alla Corte Suprema o le implicazioni per il sistema politico americano.
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