
Trump avvia la revoca dello status di Stato sponsor del terrorismo per la Siria
La decisione, notificata al Congresso, apre a investimenti e ricostruzione dopo 47 anni di isolamento finanziario, tra le riserve di Israele e le attese dell’Europa.
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato, a margine del vertice NATO di Ankara, l’intenzione di rimuovere la Siria dalla lista degli Stati sponsor del terrorismo, una designazione in vigore dal 1979. Il segretario di Stato Marco Rubio ha formalmente notificato la decisione al Congresso, avviando un periodo di revisione di 45 giorni prima dell’entrata in vigore. Secondo fonti dell’amministrazione statunitense, la revoca rimuoverebbe l’ultimo grande ostacolo giuridico alla piena reintegrazione finanziaria di Damasco, consentendo a imprese e istituzioni internazionali di operare nel Paese senza incorrere nelle sanzioni secondarie americane.
La mossa è stata presentata da Rubio come «un passo storico per dare al popolo siriano una possibilità di grandezza» e si basa su assicurazioni formali del presidente ad interim Ahmed al-Sharaa circa l’impegno a non sostenere atti di terrorismo internazionale. Da Bruxelles, fonti diplomatiche europee osservano che la decisione unilaterale di Washington non è ancora accompagnata da un analogo processo di delisting in sede UE, ma potrebbe accelerare il dibattito sulla revisione del regime sanzionatorio europeo, finora ancorato alla posizione americana. Israele, che ha condotto ripetuti raid aerei in territorio siriano, ha espresso riserve, ritenendo prematura la normalizzazione con un governo guidato da un ex comandante jihadista, sebbene Sharaa abbia rotto con al-Qaeda nel 2016 e abbia ricevuto elogi da Trump per l’azione contro lo Stato Islamico.
Per l’Italia e l’Europa, la revoca apre prospettive concrete di cooperazione economica. Grandi gruppi energetici e infrastrutturali europei, tra cui aziende italiane attive nel Mediterraneo, avevano finora incontrato barriere legali insormontabili a causa del rischio di sanzioni statunitensi. Con la rimozione della Siria dalla lista – che ora include solo Iran, Corea del Nord e Cuba – si sbloccherebbero canali di commercio e investimento, in un contesto in cui Arabia Saudita e altri Stati del Golfo hanno già annunciato piani di investimenti miliardari per la ricostruzione post-bellica. La Banca centrale siriana ha definito la decisione un’apertura verso «più ampi aspetti di investimento e ripresa economica».
La decisione si inserisce in un progressivo disgelo avviato dall’amministrazione Trump già nel 2025, con la revoca della maggior parte delle sanzioni economiche e l’abrogazione del Caesar Act, pur mantenendo misure mirate contro esponenti del passato regime di Assad. L’incontro di Ankara ha inoltre confermato il ruolo della Turchia come mediatore privilegiato e il sostegno di Washington alla stabilizzazione della Siria post-conflitto. Il Congresso ha ora 45 giorni per esaminare la notifica: un eventuale blocco è considerato improbabile da fonti parlamentari statunitensi, ma il dossier resta aperto sul fronte della verifica delle garanzie antiterrorismo e del monitoraggio dei rapporti tra Damasco e Teheran.
| Stampa atlantica / anglosfera | +1.00 | aligned |
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La rimozione della Siria dalla lista del terrorismo è una vittoria per la diplomazia e un passo naturale nella riabilitazione del paese.
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