
L'ultimo tocco di Cazorla: a Oviedo, dove tutto era cominciato
A quarantun anni, il centrocampista spagnolo annuncia il ritiro dopo aver riportato il Real Oviedo nella Liga e aver chiuso la carriera con il club della sua infanzia, tra sacrificio e riconoscenza.
Il cerchio si è chiuso in silenzio, lontano dai riflettori che avevano illuminato i palcoscenici di Londra e delle notti europee. Santi Cazorla ha scelto un video sui social per annunciare il ritiro, con le parole di chi sa che il finale non poteva essere scritto altrove: «Non è stato un finale qualsiasi — sono stato a casa». L'ultima stagione con la maglia del Real Oviedo, la squadra della sua città, ha rappresentato il compimento di un percorso cominciato venticinque anni prima sui campi polverosi delle giovanili asturiane, e proseguito attraverso i trionfi con la Spagna e l'Arsenal.
La carriera di Cazorla è stata un intreccio di talento cristallino e resilienza ostinata. Campione d'Europa nel 2008 e nel 2012 con la generazione d'oro delle Furie Rosse, a Londra era diventato un beniamino dell'Emirates, conquistando due FA Cup e la Supercoppa inglese. Eppure, il racconto della sua maturità calcistica è segnato da una frattura che poteva cancellare tutto: a partire dal 2016, un'infezione batterica al tendine d'Achille destro degenerò in cancrena, costringendolo a undici interventi chirurgici, a un innesto di pelle dal braccio e al rischio concreto di amputazione del piede. Rimase lontano dai campi per quasi due anni, senza mai smettere di credere al ritorno.
Quel ritorno si materializzò prima al Villarreal, poi in Qatar con l'Al-Sadd, ma il capitolo decisivo lo attendeva in Segunda División. Nel 2023, Cazorla accettò di tornare all'Oviedo percependo il salario minimo consentito dalla lega e devolvendo al club i diritti d'immagine. Chiese soltanto che il dieci per cento dei ricavi delle sue magliette fosse destinato al settore giovanile, «per contribuire alla crescita delle future generazioni». Un gesto che, secondo gli osservatori iberici, ha cementato il legame con una tifoseria che già lo considerava un simbolo, anche per aver contribuito, nel 2012, all'acquisto di azioni del club per salvarlo dal dissesto finanziario.
Sul campo, il finale è stato all'altezza della favola. Nella stagione 2024-2025, Cazorla ha guidato l'Oviedo alla promozione in Liga, interrompendo un'assenza di ventiquattro anni dalla massima serie. L'anno successivo, a quarant'anni compiuti, ha disputato ventotto partite nella Liga, lottando con la squadra fino all'ultimo per evitare una retrocessione che si è consumata soltanto al termine del campionato. L'ultimo atto, dunque, non è stato un trofeo, ma la dignità di chi ha onorato la propria storia fino all'ultimo pallone.
Ora il club asturiano ha fatto sapere che le porte resteranno aperte per qualsiasi ruolo Cazorla vorrà ricoprire, «purché lo renda felice». Per il calcio spagnolo, che lo ha visto trionfare in Europa e mancare per infortunio il Mondiale del 2010, resta l'eredità di un giocatore capace di trasformare la fragilità fisica in una testimonianza di passione. L'ultimo silenzio, dopo il rumore degli stadi, restituisce l'immagine di un uomo che ha scelto di tornare alle origini non per nostalgia, ma per restituire.
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Il calciatore riconquista la sua culla, dimostrando che il destino sportivo si compie in patria.
Si enfatizza il viaggio dell'eroe che torna alle origini, usando un tono epico-leggero che mescola nostalgia e trionfo personale.
Non si menzionano le difficoltà economiche del club di Oviedo né le alternative di carriera in altri campionati.
Si valuta il contributo di Cazorla con freddezza, contando titoli e presenze come in un bilancio.
Si applica una lente analitico-numerica per smorzare qualsiasi carica emotiva, riducendo la carriera a dati oggettivi.
Si tralascia la dimensione umana della riabilitazione dagli infortuni e il significato affettivo del ritorno a Oviedo.
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