
L’oro rimbalza sopra i 4.000 dollari, ma la forza del dollaro ne alimenta la quarta settimana di perdite
Il dato sull’inflazione PCE frena le attese di rialzo dei tassi Fed e indebolisce il biglietto verde, offrendo un sollievo temporaneo al metallo prezioso.
Il prezzo dell’oro ha riconquistato quota 4.000 dollari l’oncia nella seduta di venerdì, spinto dal raffreddamento delle scommesse su nuovi rialzi dei tassi della Federal Reserve dopo che l’indice PCE core di maggio è risultato in linea con le attese. Il contratto future con consegna ad agosto ha chiuso a 4.096,30 dollari, in rialzo dell’1,2%, ma sulla settimana il metallo ha ceduto oltre il 3,5%, incassando la quarta flessione consecutiva e toccando nei giorni precedenti i minimi da novembre 2025.
La dinamica riflette un meccanismo ormai consolidato: il dollaro statunitense, pur arretrando marginalmente venerdì, resta prossimo ai massimi da oltre un anno, mentre i rendimenti reali dei Treasury si mantengono elevati. In questo contesto, l’oro – che non genera cedole – perde attrattiva rispetto agli asset a reddito fisso. A pesare è anche la crescente correlazione con i mercati azionari: le turbolenze sui titoli tecnologici legati all’intelligenza artificiale hanno innescato vendite forzate del metallo per coprire margin call. Analisti da Copenaghen segnalano che una rottura duratura sotto i 4.000 dollari potrebbe innescare un test del supporto a 3.886 dollari, mentre da Londra si stima che i prezzi abbiano ancora spazio per scendere nei prossimi diciotto mesi.
Il quadro macroeconomico resta dominato dalle attese di politica monetaria restrittiva: i mercati scontano ancora tre rialzi dei tassi Fed entro fine anno, sebbene la probabilità di una mossa a settembre sia scesa al 61% dopo il dato PCE. Sul fronte geopolitico, Washington accusa Teheran di aver violato il cessate il fuoco lanciando droni nello Stretto di Hormuz, ma la ripresa del transito delle petroliere ha allentato i timori sull’offerta, facendo scendere il greggio di oltre il 2% e riducendo la pressione inflazionistica.
Per l’Europa e l’Italia, il dollaro forte mantiene elevati i costi di importazione delle materie prime quotate in valuta americana, mentre il calo dei prezzi energetici potrebbe attenuare le spinte al rialzo dei tassi da parte della BCE. L’euro ha recuperato terreno venerdì, ma resta sotto pressione. Il prossimo snodo sarà la tenuta del supporto psicologico a 4.000 dollari: una discesa sotto 3.800 dollari, avvertono gli analisti asiatici, potrebbe scatenare una nuova ondata di vendite, con target fino a 3.600 dollari nei mesi a venire.
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L'oro ha chiuso in rialzo venerdì, sostenuto dall'indebolimento del dollaro e dal calo dei rendimenti dei Treasury, dopo che i dati sull'inflazione USA hanno ridimensionato le scommesse su ulteriori rialzi dei tassi. Tuttavia, il metallo prezioso ha comunque registrato un calo settimanale superiore al 3%, il quarto consecutivo. Il recupero di seduta offre un sollievo temporaneo, ma non modifica la tendenza negativa di breve periodo.
L'oro si avvia verso la quarta perdita settimanale consecutiva, rimanendo al di sotto della soglia dei 4.000 dollari, sotto la pressione di un dollaro forte e delle attese di ulteriori rialzi dei tassi d'interesse statunitensi. Il rapido mutamento delle prospettive di politica monetaria, sottolineano gli analisti, continua a penalizzare il metallo prezioso. La flessione riflette un contesto in cui il biglietto verde e le scommesse restrittive della Fed dominano il sentiment.
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