
L’Iran rivendica attacchi alle basi USA in Giordania e Kuwait: distrutti sistemi antiaerei
Mentre proseguono i raid americani sull’Iran, i Guardiani della rivoluzione dichiarano di aver neutralizzato radar THAAD e batterie Patriot, in un conflitto che minaccia la stabilità energetica del Golfo.
Il Corpo delle guardie della rivoluzione islamica (IRGC) ha rivendicato una serie di attacchi missilistici e con droni contro installazioni militari statunitensi in Giordania e Kuwait, affermando di aver distrutto sistemi di difesa aerea Patriot, radar del sistema THAAD e postazioni C-RAM, oltre a hangar per elicotteri, depositi di carburante e un’unità di guerra elettronica. Secondo i comunicati diffusi dai media di Stato iraniani, le operazioni – inquadrate nella campagna “Nasr 2” – rappresentano la risposta ai bombardamenti che Washington conduce da dodici notti consecutive sul territorio della Repubblica Islamica, in particolare sulle province meridionali.
Teheran ha accompagnato le rivendicazioni con messaggi diretti alle popolazioni di Giordania e Kuwait, sostenendo di rispettare la sovranità dei due Paesi e di colpire esclusivamente “territori occupati dall’esercito americano”. L’IRGC accusa gli Stati Uniti di utilizzare quelle basi per lanciare attacchi contro l’Iran e rivendica un “diritto legale, religioso e logico” a reagire. Da parte sua, Amman nega ufficialmente l’esistenza di basi americane sul proprio suolo, pur confermando di aver intercettato quattro missili e sei droni iraniani. Fonti kuwaitiane denunciano invece danni a infrastrutture civili – impianti elettrici, di desalinizzazione e raffinerie – e accusano l’Iran di prendere di mira obiettivi non militari. Il Comando centrale statunitense (Centcom) respinge le affermazioni di Teheran sulla chiusura dello Stretto di Hormuz e assicura di aver scortato oltre novecento navi commerciali dall’inizio della crisi, mentre il Congresso americano ha approvato una risoluzione per limitare i poteri di guerra del presidente Trump.
Un’inchiesta visiva condotta dal New York Times su immagini satellitari e video girati sul terreno ha documentato danni a nove siti collegati alla presenza militare americana in Medio Oriente, confermando la capacità dell’Iran di condurre attacchi di precisione nonostante le ripetute affermazioni dell’amministrazione statunitense circa il degrado delle capacità missilistiche di Teheran. Il conflitto, innescato a febbraio da un’offensiva congiunta di Stati Uniti e Israele in risposta a presunti attacchi dei Guardiani della rivoluzione a navi nello Stretto di Hormuz, aveva conosciuto una tregua a giugno grazie a una mediazione pakistana, ma il cessate il fuoco è collassato all’inizio di luglio tra accuse reciproche di violazioni. Da allora gli scontri si sono estesi a un arco di Paesi che ospitano asset americani – oltre a Giordania e Kuwait, anche Bahrein, Qatar e Arabia Saudita – accrescendo i timori per la sicurezza degli approvvigionamenti energetici globali, con ripercussioni dirette sugli interessi europei e italiani, fortemente dipendenti dal transito attraverso Hormuz.
Sul piano diplomatico, al momento non si registrano iniziative concrete per un nuovo cessate il fuoco. L’IRGC ha messo in guardia il Regno Unito dal consentire l’uso delle proprie basi per i bombardamenti americani, mentre quasi una dozzina di soldati statunitensi feriti negli attacchi iraniani in Giordania sono stati evacuati in Germania. Le capitali europee seguono con apprensione l’evolversi della crisi, consapevoli che un’ulteriore escalation potrebbe coinvolgere direttamente gli interessi strategici del continente.
| Stampa iraniana e affini | +1.00 | aligned |
|---|---|---|
| Stampa russa e CSI | 0.00 | neutral |
| Stampa indiana e sudasiatica | 0.00 | neutral |
I Guardiani della Rivoluzione parlano a nome dell'Iran, rivendicando il diritto legale e morale di punire l'America assassina di bambini.
La narrazione si basa sulla moralizzazione dell'offensiva, presentando l'attacco come una punizione giusta e proporzionata, non come un'aggressione.
Viene omesso il contesto delle precedenti e concomitanti offensive statunitensi contro l'Iran, che giustificherebbero una lettura simmetrica dell'escalation.
La Russia riporta le rivendicazioni iraniane e le contromisure statunitensi, mantenendo una posizione di osservatore informato.
La tecnica del bilanciamento delle fonti crea l'impressione di obiettività, mentre l'inclusione delle azioni statunitensi suggerisce una simmetria nel conflitto.
Viene omessa la caratterizzazione morale dell'attacco iraniano, riducendo la narrazione a una cronaca di eventi.
L'India riporta la rivendicazione iraniana senza commento, adottando un tono distaccato da cronaca.
L'astensione valutativa evita di prendere posizione, presentando la notizia come una semplice affermazione non verificata.
Viene omesso qualsiasi contesto di escalation o di azioni statunitensi, isolando la rivendicazione dal quadro più ampio.
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