
L’esultanza del ministro Usa per l’Iran fuori dal Mondiale e la sfida di Teheran: ‘Non siete degni’
Markwayne Mullin ha dichiarato di aver ballato per l’eliminazione della squadra iraniana, provocando la sarcastica replica del capo della diplomazia Abbas Araghchi e riaprendo la ferita dei rapporti tra i due paesi.
La gioia espressa dal segretario alla Sicurezza interna statunitense Markwayne Mullin per l’uscita dell’Iran dal Mondiale 2026 – «ho ballato e cantato», ha detto – ha innescato un duro scambio diplomatico con Teheran. Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha risposto con un tweet al vetriolo: «Mission accomplished, signor Mullin. Avete anche dimostrato al mondo di non avere alcun titolo per ospitare un torneo internazionale». L’episodio, che ha immediatamente fatto il giro dei media globali, getta un’ombra sulla capacità degli Stati Uniti di garantire un clima di neutralità e rispetto nelle manifestazioni sportive.
Secondo fonti dell’amministrazione Trump, le restrizioni imposte alla delegazione iraniana – base logistica a Tijuana, in Messico, e obbligo di lasciare il territorio americano subito dopo ogni partita – erano motivate da ragioni di sicurezza. Mullin ha sostenuto che quasi la metà degli accompagnatori proposti da Teheran aveva legami diretti con i Guardiani della rivoluzione, organizzazione considerata terroristica da Washington. Da Teheran, invece, si denuncia una campagna di ostilità premeditata: il ct Amir Ghalenoei ha parlato di «squadra più oppressa del torneo», mentre la federazione ha presentato reclami ufficiali alla Fifa. La risposta del portavoce della nazionale iraniana è stata ancora più tagliente, evocando il bombardamento americano di una scuola a Minab, nel febbraio scorso, che secondo il New York Times sarebbe stato attribuito a un errore militare statunitense e che costò la vita a 168 bambini – un episodio che i giocatori iraniani hanno ricordato con un distintivo durante le partite.
La vicenda si inserisce in un contesto di altissima tensione tra i due paesi, reduci da un conflitto armato nel Golfo Persico proprio all’inizio del 2026. Le misure restrittive, compreso il ritiro dei visti per alcuni dirigenti come il presidente federale Mehdi Taj (ex comandante dei pasdaran), avevano già sollevato critiche da parte di osservatori europei e sudamericani, che vi leggevano una violazione dello spirito di accoglienza che dovrebbe contraddistinguere un paese ospitante. La Fifa, dal canto suo, non ha ancora commentato le dichiarazioni di Mullin, ma il presidente Gianni Infantino aveva in precedenza ammesso di non poter «controllare tutto». Alcuni europarlamentari hanno chiesto un’indagine sul premio per la pace assegnato dalla stessa Fifa a Donald Trump, segno di un crescente disagio verso la commistione tra sport e politica.
Al di là delle polemiche, l’eliminazione dell’Iran – giunta per differenza reti dopo tre pareggi nel girone – lascia sul tavolo interrogativi sulla credibilità del modello organizzativo americano in vista di futuri grandi eventi. La prossima Coppa del Mondo per club e le Olimpiadi di Los Angeles 2028 potrebbero risentire di questo clima di sfiducia. Per il momento, il dossier resta aperto: la Fifa non ha avviato procedimenti formali, ma le diplomazie di diversi continenti seguono con attenzione l’evolversi della situazione, consapevoli che il precedente potrebbe ridefinire gli standard di condotta per i paesi ospitanti.
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La gioia esibita dal ministro americano per l'eliminazione dell'Iran svela il vero volto ostile e antisportivo di Washington. Le restrizioni sui visti e i continui ostacoli logistici imposti alla squadra iraniana dimostrano che gli Stati Uniti non sono degni di ospitare un torneo internazionale. La risposta sarcastica del ministro degli Esteri iraniano sottolinea il fallimento diplomatico americano e la perdita di credibilità.
Le celebrazioni del ministro della Sicurezza interna americano per l'uscita dell'Iran dal Mondiale hanno inasprito le fratture diplomatiche. La condanna di Teheran è stata accompagnata dalla richiesta di eurodeputati di indagare sul 'premio per la pace' della FIFA a Trump, mettendo in discussione la politicizzazione del torneo e la condotta del paese ospitante.
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