
L’auto globale a due velocità: l’elettrico spinge Germania e Marocco, l’Argentina affonda
Mentre gli incentivi tedeschi fanno decollare le vendite di veicoli elettrici e il Marocco accelera sull’elettrificazione, la produzione argentina crolla e il Brasile si spacca tra estrazione e manifattura.
Il mercato automobilistico mondiale si presenta sempre più frammentato, con dinamiche che riflettono scelte politiche e strutture industriali divergenti. In Germania, a giugno le immatricolazioni sono cresciute del 15,7% su base annua, trainate da un balzo del 78,2% delle auto elettriche, che hanno raggiunto il 28,4% del mercato. Secondo gli analisti di Berlino, il merito è del bonus governativo reintrodotto a inizio anno, che però sta avvantaggiando in modo sproporzionato i costruttori stranieri: la quota dei marchi cinesi è salita dal 4,9% al 7,2%, con BYD in crescita del 273,7%, mentre Tesla ha segnato un +317,6%. Il mercato tedesco resta comunque del 20% inferiore ai livelli pre-crisi del 2019.
Anche in Marocco l’elettrificazione avanza rapidamente. Nei primi sei mesi del 2026 le immatricolazioni sono aumentate del 17,6%, con le vetture elettrificate che rappresentano ormai il 16,8% del totale, quasi il doppio rispetto a un anno fa. I marchi cinesi, con 21 brand presenti, hanno raggiunto l’11,3% di quota, mentre il gruppo Renault (Dacia e Renault) mantiene la leadership con oltre il 40% del mercato. La spinta, osservano gli esperti di Casablanca, è favorita da un contesto di crescita economica e dall’assenza di dazi che invece frenano l’export cinese verso l’Europa.
Sull’altra sponda dell’Atlantico, il quadro è opposto. In Argentina la produzione di autoveicoli è crollata del 18,3% nel primo semestre, con le esportazioni in calo del 2,1% e le vendite all’ingrosso giù del 23,7%. Il presidente dell’associazione dei fabbricanti (ADEFA) ha parlato di «tempi di ricomposizione più lenti rispetto alla domanda» e ha sollecitato province e municipi a ridurre il carico fiscale. La crisi non è isolata: l’industria tessile opera al 42,4% della capacità installata e l’informalità lavorativa ha raggiunto il 44,2%, mentre gli investimenti restano dell’11% inferiori a tre anni fa. In Brasile, la produzione industriale a maggio è calata dello 0,2%, ma il dato nasconde un divario profondo: l’industria estrattiva cresce di quasi l’8% grazie a petrolio e minerali, mentre la manifattura tradizionale avanza di appena lo 0,2%, strozzata da tassi d’interesse elevati e domanda interna debole.
Per l’Europa e l’Italia, questi segnali indicano che la competizione globale sull’auto si gioca sempre più sul terreno degli incentivi e della penetrazione cinese. Il mercato del lavoro italiano, con la disoccupazione scesa al 5% e 228mila occupati in più su base annua, offre un paracadute alla domanda interna, ma la tenuta del settore automotive dipenderà dalla capacità di Bruxelles di bilanciare la transizione green con la difesa della base produttiva continentale. Il prossimo snodo sarà la revisione dei dazi europei sulle auto elettriche cinesi, attesa per l’autunno, mentre in Argentina si guarda alla legge di bilancio per verificare se le promesse di riduzione fiscale troveranno copertura.
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Il blocco latinoamericano non affronta direttamente la notizia sull'elettrificazione dell'auto, ma si concentra su temi economici interni come il debito argentino e le tariffe USA-Brasile. Questi articoli suggeriscono implicitamente che le difficoltà macroeconomiche della regione ostacolano la partecipazione alla transizione globale.
Il blocco europeo continentale ignora completamente la notizia sull'elettrificazione dell'auto e sulle difficoltà di Argentina e Brasile. I suoi articoli trattano esclusivamente temi domestici italiani, segnalando che la vicenda non è ritenuta rilevante per il proprio pubblico.
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