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L’Africa tifa contro i Bafana Bafana: la lezione di Nairobi e l’ombra della xenofobia

Mentre il Sudafrica pareggia con la Repubblica Ceca, in un bar keniano si esulta per ogni errore: il Mondiale diventa il palcoscenico di una protesta continentale contro le violenze anti-immigrati.

Giovedì 18 giugno, al bar sportivo di Nairobi, la keniana Shahim stringeva i pugni a ogni passaggio sbagliato dei Bafana Bafana. La partita contro la Repubblica Ceca finì 1-1, ma per lei e per molti africani non era una semplice serata di calcio: «Tutto è politica nel football, e siamo contro ciò che il Sudafrica rappresenta», ha dichiarato. A migliaia di chilometri di distanza, il pareggio dei sudafricani veniva accolto con sollievo da un continente che ha scelto di voltare le spalle alla nazionale arcobaleno, trasformando il Mondiale in un referendum sulla xenofobia.

Da mesi il Sudafrica è attraversato da proteste che chiedono l’espulsione degli immigrati irregolari entro il 30 giugno, un ultimatum senza valore legale ma alimentato da una tossica campagna social. Secondo gli analisti sudafricani di Murmur Intelligence, un ecosistema digitale costruito in sei anni da gruppi radicali ha reso il terreno incendiabile: video con minacce di morte, deepfake con stemmi ufficiali e disinformazione hanno convinto una parte dell’opinione pubblica che i migranti siano 15-30 milioni, mentre le statistiche ufficiali ne contano 3,1 milioni, appena il 5,1% della popolazione. Il presidente Cyril Ramaphosa ha promesso un giro di vite, ma le espulsioni – 2.745 in una settimana – e i rimpatri volontari da Ghana, Nigeria, Mozambico e Malawi non hanno placato le tensioni. Centinaia di nigeriani restano bloccati in attesa di voli governativi, denuncia l’associazione della diaspora.

La reazione africana non si è fatta attendere. Già all’esordio, la vittoria del Messico per 2-0 sui Bafana Bafana era stata festeggiata come una rivincita: sui social circolava una mappa del continente tinta di verde, bianco e rosso, con la sola Sudafrica esclusa. Influencer ghanesi hanno invitato a tifare contro i sudafricani, e persino un membro della Confederazione Africana di Calcio ha twittato che «non si può maltrattare l’Africa e aspettarsi una benedizione mondiale», salvo poi correggersi. La Federcalcio sudafricana ha denunciato «molestie online» verso i giocatori; il capitano Ronwen Williams ha confessato di sentirsi trascinato in una politica che non gli appartiene.

A rendere ancora più amara la partecipazione africana al torneo è la questione dei visti. Le restrizioni introdotte dall’amministrazione Trump nel 2025 colpiscono 26 paesi africani, tra cui Senegal e Costa d’Avorio, le cui nazionali sono qualificate. «Gli Stati Uniti ci hanno detto chiaro: non vogliono i nostri tifosi», ha dichiarato il presidente del comitato di sostegno ivoriano. Il portiere capoverdiano Vozinha ha raccontato che sua madre non aveva fatto richiesta per il costo proibitivo della cauzione, poi sospesa solo a maggio. Anche giornalisti africani hanno faticato a ottenere l’ingresso, mentre la diaspora locale – 30mila ghanesi in Ontario, 20mila senegalesi a Manhattan – è diventata l’unica voce sugli spalti.

Dopo due partite, i Bafana Bafana hanno un punto e un girone in salita. Ma il vero avversario, per questa squadra, è l’isolamento decretato da un continente che non dimentica le immagini di violenza a Mossel Bay e i roghi dei negozi saccheggiati. La prossima sfida sarà anche un test di riconciliazione, su un campo dove la politica ha già segnato il risultato più pesante.

Come la stessa storia è raccontata altrove.

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Stampa africana subsaharianaStampa latinoamericana
Stampa africana subsahariana/ anglofona
indignazioneallarmevittimismo

La violenza xenofoba in Sudafrica ha scatenato una reazione continentale: i tifosi africani ora tifano contro i Bafana Bafana. Le minacce online, le scadenze imposte ai migranti e le evacuazioni forzate hanno trasformato il Mondiale in un palcoscenico di protesta. L'ostilità anti-straniera, radicata dal 2008, sta costando alla nazionale il sostegno del resto dell'Africa.

Stampa latinoamericana
schadenfreudepragmatismo

Dopo le violenze xenofobe, i tifosi africani voltano le spalle al Sudafrica e tifano per i suoi avversari al Mondiale. In un bar di Nairobi, una tifosa esulta a ogni errore dei Bafana Bafana, convinta che il calcio sia politica e che serva una lezione. La partita diventa così un'occasione per punire simbolicamente un paese accusato di respingere i propri fratelli africani.

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venerdì 19 giugno 2026

L’Africa tifa contro i Bafana Bafana: la lezione di Nairobi e l’ombra della xenofobia

Mentre il Sudafrica pareggia con la Repubblica Ceca, in un bar keniano si esulta per ogni errore: il Mondiale diventa il palcoscenico di una protesta continentale contro le violenze anti-immigrati.

Giovedì 18 giugno, al bar sportivo di Nairobi, la keniana Shahim stringeva i pugni a ogni passaggio sbagliato dei Bafana Bafana. La partita contro la Repubblica Ceca finì 1-1, ma per lei e per molti africani non era una semplice serata di calcio: «Tutto è politica nel football, e siamo contro ciò che il Sudafrica rappresenta», ha dichiarato. A migliaia di chilometri di distanza, il pareggio dei sudafricani veniva accolto con sollievo da un continente che ha scelto di voltare le spalle alla nazionale arcobaleno, trasformando il Mondiale in un referendum sulla xenofobia.

Da mesi il Sudafrica è attraversato da proteste che chiedono l’espulsione degli immigrati irregolari entro il 30 giugno, un ultimatum senza valore legale ma alimentato da una tossica campagna social. Secondo gli analisti sudafricani di Murmur Intelligence, un ecosistema digitale costruito in sei anni da gruppi radicali ha reso il terreno incendiabile: video con minacce di morte, deepfake con stemmi ufficiali e disinformazione hanno convinto una parte dell’opinione pubblica che i migranti siano 15-30 milioni, mentre le statistiche ufficiali ne contano 3,1 milioni, appena il 5,1% della popolazione. Il presidente Cyril Ramaphosa ha promesso un giro di vite, ma le espulsioni – 2.745 in una settimana – e i rimpatri volontari da Ghana, Nigeria, Mozambico e Malawi non hanno placato le tensioni. Centinaia di nigeriani restano bloccati in attesa di voli governativi, denuncia l’associazione della diaspora.

La reazione africana non si è fatta attendere. Già all’esordio, la vittoria del Messico per 2-0 sui Bafana Bafana era stata festeggiata come una rivincita: sui social circolava una mappa del continente tinta di verde, bianco e rosso, con la sola Sudafrica esclusa. Influencer ghanesi hanno invitato a tifare contro i sudafricani, e persino un membro della Confederazione Africana di Calcio ha twittato che «non si può maltrattare l’Africa e aspettarsi una benedizione mondiale», salvo poi correggersi. La Federcalcio sudafricana ha denunciato «molestie online» verso i giocatori; il capitano Ronwen Williams ha confessato di sentirsi trascinato in una politica che non gli appartiene.

A rendere ancora più amara la partecipazione africana al torneo è la questione dei visti. Le restrizioni introdotte dall’amministrazione Trump nel 2025 colpiscono 26 paesi africani, tra cui Senegal e Costa d’Avorio, le cui nazionali sono qualificate. «Gli Stati Uniti ci hanno detto chiaro: non vogliono i nostri tifosi», ha dichiarato il presidente del comitato di sostegno ivoriano. Il portiere capoverdiano Vozinha ha raccontato che sua madre non aveva fatto richiesta per il costo proibitivo della cauzione, poi sospesa solo a maggio. Anche giornalisti africani hanno faticato a ottenere l’ingresso, mentre la diaspora locale – 30mila ghanesi in Ontario, 20mila senegalesi a Manhattan – è diventata l’unica voce sugli spalti.

Dopo due partite, i Bafana Bafana hanno un punto e un girone in salita. Ma il vero avversario, per questa squadra, è l’isolamento decretato da un continente che non dimentica le immagini di violenza a Mossel Bay e i roghi dei negozi saccheggiati. La prossima sfida sarà anche un test di riconciliazione, su un campo dove la politica ha già segnato il risultato più pesante.

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La violenza xenofoba in Sudafrica ha scatenato una reazione continentale: i tifosi africani ora tifano contro i Bafana Bafana. Le minacce online, le scadenze imposte ai migranti e le evacuazioni forzate hanno trasformato il Mondiale in un palcoscenico di protesta. L'ostilità anti-straniera, radicata dal 2008, sta costando alla nazionale il sostegno del resto dell'Africa.

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Dopo le violenze xenofobe, i tifosi africani voltano le spalle al Sudafrica e tifano per i suoi avversari al Mondiale. In un bar di Nairobi, una tifosa esulta a ogni errore dei Bafana Bafana, convinta che il calcio sia politica e che serva una lezione. La partita diventa così un'occasione per punire simbolicamente un paese accusato di respingere i propri fratelli africani.

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