
Koeman lascia l’Olanda dopo il dramma di Monterrey: «Nessuno più deluso di me»
L’eliminazione ai rigori contro il Marocco e le feroci critiche al gioco difensivo spingono il ct alle dimissioni, mentre la federcalcio condanna gli insulti razzisti ai giocatori.
La notte di Monterrey ha spento il sogno mondiale dell’Olanda e chiuso l’era di Ronald Koeman. Il pareggio per 1-1, strappato dal Marocco con un gol di Issa Diop al primo minuto di recupero, ha trascinato la sfida ai supplementari e poi ai rigori, dove gli errori di Justin Kluivert, Quinten Timber e Crysencio Summerville hanno consegnato agli africani il pass per gli ottavi. Meno di ventiquattr’ore dopo, il commissario tecnico ha annunciato su Instagram le dimissioni: «Nessuno è più deluso di me – ha scritto – come allenatore porti tu la responsabilità». Una decisione maturata nell’immediato dopo-partita, quando Koeman aveva già lasciato intendere che avrebbe riflettuto a fondo, e che ora segna la fine del suo secondo mandato sulla panchina orange.
La sconfitta ha scatenato una valanga di critiche, in patria e non solo. La stampa olandese ha puntato il dito contro la scelta di schierare una difesa a cinque, accusando il ct di aver tradito la scuola offensiva che ha reso celebre il calcio dei tulipani. Dalla Svezia, la voce tagliente di Zlatan Ibrahimovic ha rincarato la dose: «Non riconosco questa Olanda – ha dichiarato – Koeman ha perso con un’identità che non gli appartiene, giocando per non perdere come un italiano, e questo mi fa arrabbiare». L’ex attaccante, cresciuto calcisticamente all’Ajax, ha evocato il mito del “total football” per sottolineare lo smarrimento di una squadra apparsa irriconoscibile, capace di tenere il pallone solo per il 30% del tempo e di costruire una sola occasione nitida.
Sul fronte opposto, il Marocco ha vissuto la serata come la conferma di una crescita tattica e mentale che gli analisti nordafricani leggono come il frutto di anni di lavoro sui vivai e sull’integrazione dei talenti nei grandi campionati europei. Il terzino Noussair Mazraoui ha parlato di «prova che il Marocco è una squadra forte a livello mondiale», mentre il ct Mohammed Wahbi ha gestito con lucidità i momenti di difficoltà, compreso il rigore fallito da Achraf Hakimi, per poi esultare con il penalty decisivo di Ismael Saibari. La vittoria proietta i Leoni dell’Atlante verso la sfida con il Canada, un ottavo di finale che sa già di storia.
Le dimissioni di Koeman si inseriscono in un quadro più ampio di addii eccellenti. Con lui salgono a sei i commissari tecnici che hanno lasciato l’incarico durante o subito dopo il Mondiale: dal tunisino Sabri Lamouchi, esonerato dopo la prima partita, allo scozzese Steve Clarke, passando per il sudcoreano Hong Myung-bo, il ceco Miroslav Koubek e l’uruguaiano Marcelo Bielsa. La federcalcio olandese (KNVB), per bocca del direttore tecnico Nigel de Jong, ha definito la campagna «deludente» e ha ammesso che l’obiettivo delle semifinali è rimasto lontano, ma ha anche preso una posizione netta contro gli insulti razzisti piovuti sui giocatori che hanno sbagliato i rigori, annunciando l’intenzione di sporgere denuncia penale.
Mentre il calcio olandese si interroga sulla propria anima, la KNVB ha fatto sapere di non voler affrettare la scelta del successore, pur con l’incombenza della Nations League di settembre. Koeman, dal canto suo, ha lasciato intendere di volersi dedicare alla famiglia, segnato dalla malattia della moglie Bartina: «La salute non ha prezzo – ha scritto – quando qualcuno che ami combatte una battaglia dura, la prospettiva cambia». Un addio che mescola fallimento sportivo e fragilità umana, e che lascia l’Olanda orfana di un progetto tecnico proprio mentre l’Europa del calcio osserva con attenzione i contraccolpi di un Mondiale che sta ridisegnando gerarchie e certezze.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
2 gruppi editoriali · 1 lingue
La stampa continentale dipinge l'uscita olandese come un fiasco totale, sottolineando la disastrosa serie di rigori e le dimissioni di Koeman come inevitabile conseguenza. Si respira un'aria di schadenfreude, con il tecnico che paga per un fallimento che sa di resa dei conti. L'eliminazione precoce viene raccontata come una macchia su un progetto tecnico già in bilico.
I media del Sud-est asiatico riportano le dimissioni con distacco, limitandosi a una cronaca asciutta dei fatti: il pareggio per 1-1, la sconfitta ai rigori e l'annuncio su Instagram. La notizia è trattata come un semplice aggiornamento sportivo, senza enfasi emotiva o giudizi. L'attenzione è sulla sequenza degli eventi e sulla dichiarazione di responsabilità del tecnico.
Allarga lo sguardo
Trump inaugura l’Air Force One donato dal Qatar: tra celebrazioni patriottiche e accuse di conflitto etico
10 lingue · 18 testate
Da Economy & MarketsIl T-MEC entra nel limbo: niente proroga, ma il trattato sopravvive per altri dieci anni
3 lingue · 14 testate
Da TechnologyWhatsApp lancia gli username, ma l’India congela il debutto: il nodo è la sicurezza
6 lingue · 20 testate