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Sotto la pioggia di Écône, il gesto che riapre la frattura con Roma

La Fraternità San Pio X ha consacrato quattro vescovi senza mandato pontificio, ignorando l’appello di Leone XIV e riaccendendo uno scisma che dura da trentotto anni, con scomunica automatica per tutti i consacranti.

La pioggia è arrivata all’improvviso, verso la fine della messa, costringendo migliaia di fedeli a cercare riparo sotto il tendone bianco montato sul prato di Écône. Poco prima, nel silenzio rotto solo dal canto gregoriano e dall’organo, quattro sacerdoti si erano prostrati a terra, il volto affondato in cuscini di velluto rosso, mentre il vescovo Alfonso de Galarreta imponeva loro le mani. Era il gesto che la Santa Sede aveva implorato di non compiere, e che invece si è consumato puntuale, trasmesso in streaming in sette lingue, con tanto di QR code per le donazioni a distanza e cappellini commemorativi «Écône2026».

«Siamo pronti a pagare qualunque prezzo per salvare la Chiesa», ha detto nell’omelia don Davide Pagliarani, superiore generale della Fraternità, rivendicando la necessità di nuovi vescovi per garantire i sacramenti a una comunità in crescita. I quattro ordinati – lo svizzero Pascal Schreiber, lo statunitense Michael Goldade, i francesi Michel Poinsinet de Sivry e Marc Hanappier – sono così entrati in una zona canonica che il diritto della Chiesa definisce con precisione: scomunica latae sententiae, automatica, per aver ricevuto l’ordine episcopale senza il mandato del Papa. Con loro, sono stati scomunicati anche de Galarreta e il co-consacrante Bernard Fellay, gli ultimi due vescovi superstiti tra quelli ordinati da Marcel Lefebvre nel 1988.

La frattura ripercorre un copione già visto. Allora, come oggi, il fondatore della Fraternità Sacerdotale San Pio X sfidò Giovanni Paolo II consacrando quattro vescovi senza autorizzazione, provocando una scomunica che sarebbe stata revocata solo nel 2009 da Benedetto XVI, in un gesto di distensione che molti osservatori vaticani giudicano oggi non corrisposto. La Fraternità, che conta circa seicentomila fedeli nel mondo e oltre settecento sacerdoti, non ha mai accettato le riforme del Concilio Vaticano II: rifiuta la libertà religiosa, l’ecumenismo, la messa in lingue vernacolari, e celebra esclusivamente il rito tridentino in latino, con il sacerdote rivolto all’altare. Per i suoi membri, la Chiesa postconciliare ha smarrito la Tradizione, e solo loro ne custodiscono il deposito autentico.

La cerimonia di Écône ha avuto una risonanza che va oltre la teologia. Tra i presenti, secondo cronache europee, c’erano delegazioni dell’estrema destra italiana, da Forza Nuova a esponenti dell’ex Lega Nord, a testimonianza di un intreccio tra tradizionalismo religioso e militanza politica che in Francia e negli Stati Uniti ha radici profonde. Il Vaticano, per bocca del cardinale segretario di Stato Pietro Parolin, ha parlato di «profondo dolore» e ha confermato che l’atto è «cismático», con tutte le conseguenze canoniche del caso. Eppure, al momento della consacrazione, il segretario generale della Fraternità, Foucault Leroux, aveva dichiarato nulle «tutte le pene e censure» comminate contro di loro.

Mentre la pioggia infuriava sul prato, i fedeli si stringevano sotto il tendone, e le note del Te Deum si mescolavano al rumore dell’acqua. Resta l’immagine di una Chiesa che si lacera ancora una volta sulla tunica di Cristo, tra chi invoca la tradizione come unico argine alla modernità e chi vede in quel gesto la negazione stessa dell’unità. A Écône, intanto, le confezioni di vino svizzero con l’etichetta a forma di mitria vescovile andavano esaurite, piccolo souvenir di una giornata che molti presenti definivano «storica».

Come la stessa storia è raccontata altrove.

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I lefebvriani hanno consumato lo scisma ordinando quattro vescovi senza mandato pontificio, ignorando l'appello accorato del Papa. La scomunica automatica è scattata, come nel 1988, e la tunica di Cristo è stata nuovamente lacerata. La cerimonia, trasmessa in streaming, segna una sfida aperta all'autorità della Chiesa.

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DistaccoPragmatismo

Il gruppo tradizionalista ha ordinato quattro vescovi senza l'approvazione del Papa, nonostante un appello dell'ultimo minuto. Il Vaticano ha reagito negativamente, definendo l'atto scismatico e facendo scattare la scomunica. La cerimonia si è svolta in Svizzera davanti a migliaia di fedeli.

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Sotto la pioggia di Écône, il gesto che riapre la frattura con Roma

La Fraternità San Pio X ha consacrato quattro vescovi senza mandato pontificio, ignorando l’appello di Leone XIV e riaccendendo uno scisma che dura da trentotto anni, con scomunica automatica per tutti i consacranti.

La pioggia è arrivata all’improvviso, verso la fine della messa, costringendo migliaia di fedeli a cercare riparo sotto il tendone bianco montato sul prato di Écône. Poco prima, nel silenzio rotto solo dal canto gregoriano e dall’organo, quattro sacerdoti si erano prostrati a terra, il volto affondato in cuscini di velluto rosso, mentre il vescovo Alfonso de Galarreta imponeva loro le mani. Era il gesto che la Santa Sede aveva implorato di non compiere, e che invece si è consumato puntuale, trasmesso in streaming in sette lingue, con tanto di QR code per le donazioni a distanza e cappellini commemorativi «Écône2026».

«Siamo pronti a pagare qualunque prezzo per salvare la Chiesa», ha detto nell’omelia don Davide Pagliarani, superiore generale della Fraternità, rivendicando la necessità di nuovi vescovi per garantire i sacramenti a una comunità in crescita. I quattro ordinati – lo svizzero Pascal Schreiber, lo statunitense Michael Goldade, i francesi Michel Poinsinet de Sivry e Marc Hanappier – sono così entrati in una zona canonica che il diritto della Chiesa definisce con precisione: scomunica latae sententiae, automatica, per aver ricevuto l’ordine episcopale senza il mandato del Papa. Con loro, sono stati scomunicati anche de Galarreta e il co-consacrante Bernard Fellay, gli ultimi due vescovi superstiti tra quelli ordinati da Marcel Lefebvre nel 1988.

La frattura ripercorre un copione già visto. Allora, come oggi, il fondatore della Fraternità Sacerdotale San Pio X sfidò Giovanni Paolo II consacrando quattro vescovi senza autorizzazione, provocando una scomunica che sarebbe stata revocata solo nel 2009 da Benedetto XVI, in un gesto di distensione che molti osservatori vaticani giudicano oggi non corrisposto. La Fraternità, che conta circa seicentomila fedeli nel mondo e oltre settecento sacerdoti, non ha mai accettato le riforme del Concilio Vaticano II: rifiuta la libertà religiosa, l’ecumenismo, la messa in lingue vernacolari, e celebra esclusivamente il rito tridentino in latino, con il sacerdote rivolto all’altare. Per i suoi membri, la Chiesa postconciliare ha smarrito la Tradizione, e solo loro ne custodiscono il deposito autentico.

La cerimonia di Écône ha avuto una risonanza che va oltre la teologia. Tra i presenti, secondo cronache europee, c’erano delegazioni dell’estrema destra italiana, da Forza Nuova a esponenti dell’ex Lega Nord, a testimonianza di un intreccio tra tradizionalismo religioso e militanza politica che in Francia e negli Stati Uniti ha radici profonde. Il Vaticano, per bocca del cardinale segretario di Stato Pietro Parolin, ha parlato di «profondo dolore» e ha confermato che l’atto è «cismático», con tutte le conseguenze canoniche del caso. Eppure, al momento della consacrazione, il segretario generale della Fraternità, Foucault Leroux, aveva dichiarato nulle «tutte le pene e censure» comminate contro di loro.

Mentre la pioggia infuriava sul prato, i fedeli si stringevano sotto il tendone, e le note del Te Deum si mescolavano al rumore dell’acqua. Resta l’immagine di una Chiesa che si lacera ancora una volta sulla tunica di Cristo, tra chi invoca la tradizione come unico argine alla modernità e chi vede in quel gesto la negazione stessa dell’unità. A Écône, intanto, le confezioni di vino svizzero con l’etichetta a forma di mitria vescovile andavano esaurite, piccolo souvenir di una giornata che molti presenti definivano «storica».

Divergenza delle fonti

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30%Media

Quanto le fonti raccontano gli stessi fatti in modo diverso.

Come si dividono

Neutrale18%
Critico82%

Come la stessa storia è raccontata altrove.

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Stampa europea continentale/ Mediterranea
AllarmeIndignazioneUrgenza

I lefebvriani hanno consumato lo scisma ordinando quattro vescovi senza mandato pontificio, ignorando l'appello accorato del Papa. La scomunica automatica è scattata, come nel 1988, e la tunica di Cristo è stata nuovamente lacerata. La cerimonia, trasmessa in streaming, segna una sfida aperta all'autorità della Chiesa.

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DistaccoPragmatismo

Il gruppo tradizionalista ha ordinato quattro vescovi senza l'approvazione del Papa, nonostante un appello dell'ultimo minuto. Il Vaticano ha reagito negativamente, definendo l'atto scismatico e facendo scattare la scomunica. La cerimonia si è svolta in Svizzera davanti a migliaia di fedeli.

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