
Visti, il mondo a due velocità: gli Emirati aprono, Capo Verde chiude
Mentre Abu Dhabi allarga l’ingresso senza visto a sei nuove nazionalità e l’Armenia proroga l’esenzione per i residenti del Golfo, l’arcipelago africano sospende il visto all’arrivo per 96 Paesi.
Il primo luglio 2026 segna un punto di svolta nella geografia globale dei visti, con gli Emirati Arabi Uniti che ridisegnano simultaneamente i criteri di accesso in direzioni opposte. Secondo le autorità federali dell’immigrazione emiratine, il programma di visto condizionato all’arrivo viene esteso ai cittadini di Indonesia, Vietnam, Thailandia, Filippine, Kenya e Sudafrica, purché in possesso di un permesso di soggiorno valido rilasciato da Stati Uniti, Unione Europea, Regno Unito o, da oggi, anche da Singapore, Giappone, Corea del Sud, Australia, Nuova Zelanda e Canada. Al tempo stesso, per i titolari di passaporto indiano viene cancellata la possibilità di utilizzare il solo permesso di soggiorno britannico come documento abilitante: restano validi soltanto i visti o i permessi statunitensi ed europei. La mossa, interpretata da analisti della regione come un riallineamento selettivo dei flussi turistici e d’affari, introduce inoltre un possibile permesso di 60 giorni, ancora in fase di studio.
Sul fronte opposto, Capo Verde sospende il visto all’arrivo per 96 nazionalità e impone un visto consolare obbligatorio con colloquio di persona. Il decreto-legge n. 13/2025, entrato in vigore con la nuova normativa, abolisce anche la piattaforma digitale EASE. Le autorità di Praia motivano la stretta con esigenze di sicurezza nazionale e contrasto alla migrazione irregolare. L’elenco dei Paesi colpiti include 28 Stati africani, 31 asiatici e mediorientali, 22 americani e caraibici e 10 tra Europa orientale e Oceania. Per i viaggiatori italiani ed europei l’impatto è limitato, ma la decisione segnala una tendenza al rafforzamento dei controlli in alcune economie insulari che temono pressioni migratorie non governate.
In direzione opposta si muove l’Armenia, che ha prorogato fino al luglio 2027 l’esenzione dal visto per i cittadini di Bahrein, Arabia Saudita e Oman e per i residenti stranieri in possesso di un permesso valido rilasciato da Emirati, Paesi del Golfo, Stati Uniti, Unione Europea o Spazio Schengen. Il soggiorno senza visto può durare fino a 180 giorni nell’arco di un anno. Fonti del settore turistico armeno collegano la proroga alla necessità di compensare le difficoltà di connettività aerea causate dalla chiusura dello spazio aereo iraniano, che ha penalizzato le rotte verso la regione caucasica. I numeri ufficiali indicano una crescita degli arrivi del 19,3 per cento nei primi cinque mesi del 2026, ma gli operatori restano cauti.
Il quadro complessivo mostra un sistema della mobilità internazionale sempre più frammentato, in cui le scelte dei governi rispondono a logiche distinte: attrazione di investimenti e turismo ad alta spesa nel Golfo, protezione dei confini nell’Atlantico africano, rilancio dell’ospitalità nel Caucaso. Per i viaggiatori italiani, la novità più concreta resta la conferma dell’accesso agevolato all’Armenia per chi risiede negli Emirati o in altri Stati del Consiglio di cooperazione del Golfo, mentre le modifiche emiratine toccano soprattutto la vasta diaspora asiatica. Il dossier resta aperto: Abu Dhabi non ha ancora fissato una data per l’entrata in vigore delle nuove restrizioni per i cittadini indiani, e Yerevan monitora l’evoluzione dei corridoi aerei regionali prima di consolidare ulteriormente la propria politica dei visti.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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Gli Emirati Arabi Uniti semplificano le procedure di ingresso per attrarre talenti e turisti, mentre altre nazioni inaspriscono le restrizioni. Il mondo viaggia a due velocità e gli Emirati sono sulla corsia dell'apertura.
Capo Verde ha sospeso bruscamente il visto all'arrivo per 96 Paesi, invocando sicurezza e migrazione irregolare. Una decisione che rischia di isolare l'arcipelago dai flussi turistici globali e contraddice la tendenza all'apertura.
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