
Enola Holmes e l’ultimo tuffo: il mistero di un franchise che non vuole finire
Il terzo capitolo della saga con Millie Bobby Brown si chiude con un’immagine subacquea e nessuna scena dopo i titoli di coda, mentre Netflix valuta i dati di streaming prima di decidere il futuro della serie.
L’acqua salata schizza sull’obiettivo, Enola e il neo-marito Lord Tewkesbury si rincorrono tra le onde di Malta, e la macchina da presa scivola sott’acqua per inquadrare il relitto di una nave, l’Adeline’s Wrath. Poi, il nero. Nessuna scena dopo i titoli di coda, nessun cliffhanger. È l’ultima immagine di Enola Holmes 3, il film appena approdato su Netflix che ha già riacceso il dibattito su un possibile quarto capitolo.
La pellicola, diretta da Philip Barantini – il regista del pluripremiato Adolescence – costringe la giovane detective a rimandare le nozze per correre a salvare il fratello Sherlock, rapito da una misteriosa organizzazione. Insieme al dottor Watson, interpretato da Himesh Patel, Enola segue una scia di indizi fino all’arcipelago maltese, in un’avventura che, secondo la produzione, avrebbe dovuto rappresentare per la saga ciò che Il prigioniero di Azkaban fu per Harry Potter: una svolta verso toni più cupi e maturi. La sceneggiatura di Jack Thorne, già autore dei primi due capitoli, innesta sul giallo vittoriano temi come il colonialismo britannico e le riparazioni, sebbene dalla critica indiana si levi il sospetto che si tratti più di un omaggio di facciata che di un reale approfondimento.
Tratto dai romanzi di Nancy Springer, il personaggio di Enola Holmes ha saputo ritagliarsi uno spazio originale nell’universo holmesiano, mescolando l’investigazione classica a una sensibilità contemporanea. In Germania, si sottolinea il dilemma della protagonista, combattuta tra il matrimonio e l’indipendenza, in un ritratto che aggiorna il femminismo proto-adolescenziale dei primi film. La critica statunitense appare divisa: c’è chi loda la maturità di Millie Bobby Brown e la solidità dell’intreccio, mentre altri, come il recensore William Bibbiani, lamentano una perdita di energia e personalità rispetto ai capitoli precedenti. Su Rotten Tomatoes, il punteggio si attesta al 73% di recensioni positive, un calo rispetto al 91% e 93% dei primi due film, ma ancora sufficiente a tenere vivo l’interesse.
I numeri di visione, del resto, hanno sempre sorriso al franchise: il primo Enola Holmes, uscito in piena pandemia, totalizzò oltre un miliardo di minuti nella settimana di debutto, mentre il sequel raggiunse i 64 milioni di ore in tre giorni. Netflix, come da prassi, attenderà almeno quattro settimane di dati prima di annunciare un eventuale quarto capitolo. Nel frattempo, l’ultimo fotogramma resta sospeso: un relitto sommerso, una storia che potrebbe essere davvero finita – o soltanto in attesa di riemergere.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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Il terzo film di Enola Holmes è arrivato e, sebbene la critica sia in gran parte favorevole, resta aperta la questione di un quarto capitolo. Netflix attenderà i dati di streaming prima di decidere, come da prassi. La tenuta commerciale del franchise è sotto esame, ma i primi segnali sono incoraggianti.
Il terzo film di Enola Holmes affronta il tipico dilemma dei sequel: come restare fresco senza alienare i fan. Eppure la giovane detective ribelle, con la sua sicurezza femminista, resta il cuore della serie. Senza di lei, il grande Sherlock Holmes sarebbe spacciato.
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