
Tra fragile tregua e ombre iraniane, riprendono i colloqui Libano-Israele
Il quinto round negoziale si apre a Washington mentre due civili vengono uccisi da fuoco israeliano nel sud, mettendo alla prova l’intesa parallela tra Stati Uniti e Iran.
La quinta tornata di colloqui diretti tra Libano e Israele ha preso avvio martedì a Washington, in un clima segnato dalla tregua più lunga dall’inizio del conflitto e dalla contestuale uccisione di due civili libanesi a Nabatieh al-Fawqa per mano di soldati israeliani. L’episodio, denunciato da Hezbollah come una «palese violazione» del cessate il fuoco, è il primo a causare vittime da quando, sabato sera, le ostilità si sono drasticamente ridotte in seguito all’intesa preliminare raggiunta tra Washington e Teheran. Secondo fonti diplomatiche occidentali, il meccanismo di «de-confliction cell» annunciato dai mediatori pakistani e qatarioti al termine del vertice svizzero tra Stati Uniti e Iran dovrà ora dimostrare di poter contenere le frizioni sul terreno, mentre le forze israeliane restano dispiegate in profondità nel sud del Libano e rivendicano piena libertà d’azione contro minacce ritenute imminenti.
La posizione libanese, ribadita dal presidente Joseph Aoun, punta a separare nettamente il tavolo bilaterale con Israele dall’ombrello dell’intesa Usa-Iran: Beirut chiede un calendario «ragionevole» per il ritiro delle truppe israeliane e rifiuta che Teheran negozi per suo conto. Da parte israeliana, il portavoce governativo David Mencer ha indicato come obiettivo dei colloqui il disarmo e lo smantellamento di Hezbollah, condizione che il movimento sciita respinge integralmente, invitando anzi l’esecutivo libanese a ritirarsi dai negoziati diretti. Secondo analisti mediorientali, il memorandum d’intesa tra Washington e Teheran ha paradossalmente rafforzato Hezbollah, che ora scommette sulla capacità dell’Iran di ottenere il ritiro israeliano nel quadro dei colloqui sul nucleare e sulle sanzioni, e ha indebolito lo Stato libanese, la cui leadership teme di essere ridotta a mero spettatore.
Sul piano umanitario e della sicurezza, la guerra scatenata il 2 marzo dal lancio di razzi di Hezbollah in solidarietà con l’Iran – dopo l’uccisione della Guida suprema in raid americano-israeliani – ha provocato oltre 4.100 morti in Libano, tra cui centinaia di donne, bambini e operatori sanitari, e ha costretto 1,2 milioni di persone ad abbandonare le proprie case. Le quattro precedenti sessioni negoziali, avviate ad aprile sotto pressione statunitense, non avevano prodotto alcun cessate il fuoco durevole; la relativa calma attuale è figlia dell’accordo provvisorio tra Washington e Teheran, che impone la sospensione delle ostilità su tutti i fronti, Libano compreso. Fonti della diplomazia europea osservano con preoccupazione la fragilità di questo equilibrio, che rischia di scaricarsi sull’Italia e sull’Europa sia in termini di flussi migratori sia per la tenuta della missione Unifil, il cui mandato scade quest’anno e la cui capacità di interposizione appare sempre più limitata.
Il dossier si presenta dunque incastrato tra due binari paralleli e potenzialmente confliggenti: da un lato i colloqui libanese-israeliani, che Beirut vorrebbe trasformare in un percorso di piena sovranità; dall’altro il negoziato tecnico tra Stati Uniti e Iran, che ha già partorito quattro gruppi di lavoro su sanzioni, nucleare, ricostruzione economica e monitoraggio. Secondo fonti vicine ai mediatori, la cellula di deconfliction per il Libano, che includerà rappresentanti del governo di Beirut, rappresenta il primo test concreto della volontà delle parti di tradurre l’intesa in fatti. I prossimi tre giorni di colloqui a Washington diranno se esista uno spazio per un’agenda libanese autonoma o se, come temono a Beirut, il destino del paese resti appeso ai tavoli che si giocano altrove.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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Il fuoco israeliano ha ucciso due persone nel sud del Libano, mettendo alla prova un cessate il fuoco che ha tenuto in gran parte da domenica. La tregua è legata al più ampio conflitto USA-Iran che ha innescato la guerra a marzo. L'incidente solleva interrogativi sulla tenuta della calma.
Le forze israeliane hanno aperto il fuoco di mitragliatrice su civili a Nabatieh al-Fawqa, uccidendo due giovani che si trovavano vicino a una squadra impegnata a sgombrare strade e recuperare corpi. Hezbollah ha condannato l'attacco come una palese violazione del cessate il fuoco, sottolineando che la resistenza aveva rispettato la tregua. L'incidente evidenzia il disprezzo di Israele per l'accordo.
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