
Israele, scorta a vita per Netanyahu e la moglie: la decisione che spacca il governo
La commissione ministeriale per lo Shin Bet ha esteso la protezione a Sara Netanyahu fino alla morte del premier e ai figli per cinque anni, ignorando i pareri contrari degli apparati di sicurezza.
La commissione ministeriale israeliana per gli affari dello Shin Bet ha approvato un pacchetto di misure che ridisegna in modo permanente la sicurezza personale del primo ministro Benjamin Netanyahu e della sua famiglia. Al premier è stata riconosciuta la scorta a vita; la moglie Sara riceverà protezione fino al decesso del coniuge, con la possibilità concreta di un’estensione ulteriore; i figli Yair e Avner manterranno la vigilanza dello Stato per cinque anni dopo la fine del mandato paterno, indipendentemente dall’esito delle elezioni politiche previste per ottobre. La decisione, secondo fonti della sicurezza citate dalla stampa israeliana, è stata adottata su impulso diretto del capo dello Shin Bet David Zini, già segretario militare di Netanyahu, e in aperto contrasto con le valutazioni degli organismi professionali dell’intelligence, che avevano espresso riserve sulla necessità operativa di un impegno così prolungato.
La scelta ha immediatamente innescato una reazione critica da parte di ex alti funzionari dell’agenzia. Yaron Blum, già coordinatore per i prigionieri e i dispersi, ha definito in un’intervista radiofonica «irrilevante, non seria e vicina al delirio» l’idea di blindare una persona per vent’anni, chiunque essa sia. Blum ha messo in dubbio la tenuta di Zini di fronte alle pressioni e ha ricordato che la commissione – composta dallo stesso Netanyahu, dai ministri Yariv Levin, Israel Katz, Itamar Ben-Gvir e Yoav Kisch – non è un organo tecnico e le sue delibere non sono soggette ad appello. Pur riconoscendo l’esistenza di minacce reali, anche da parte dell’Iran e di gruppi jihadisti, l’ex funzionario ha giudicato sproporzionata una copertura a vita, che include autisti, veicoli dedicati e dispositivi di sicurezza integrale.
Sul piano politico, la mossa consolida una rendita di protezione che prescinde dalla permanenza al potere. Secondo gli analisti di Tel Aviv, l’obiettivo immediato è blindare i familiari in caso di sconfitta elettorale, quando la scorta decadrebbe automaticamente. Il costo, interamente a carico dell’erario, riaccende le polemiche sulle spese per la sicurezza dei Netanyahu, già oggetto di contestazione durante i soggiorni all’estero. Un alto esponente del partito Insieme di Naftali Bennett ha dichiarato al quotidiano Haaretz che, in caso di vittoria, la prossima commissione ministeriale annullerà la delibera, a meno che non vengano dimostrate minacce imminenti. La decisione, ha precisato la commissione, riguarda solo la famiglia Netanyahu; per gli ex premier Bennett, Lapid, Olmert e Barak si procederà con valutazioni caso per caso.
La vicenda si inserisce in un contesto di tensione tra l’esecutivo e gli apparati di sicurezza. Nei giorni precedenti il voto, fonti vicine all’ufficio del primo ministro avevano negato ripetutamente l’esistenza di contatti per estendere la protezione, smentite che la delibera ufficiale ha reso palesemente infondate. Resta il fatto che, in base alle norme vigenti, Netanyahu, settantaseienne, avrebbe comunque goduto della scorta almeno fino a novantasei anni; la nuova disposizione trasforma quella tutela in un diritto irrevocabile, scollegato dall’evoluzione della minaccia. Il dossier ora è chiuso sul piano amministrativo, ma la sua tenuta dipenderà dagli equilibri politici che usciranno dalle urne di ottobre.
| Stampa israeliana | −0.30 | critical |
|---|---|---|
| Stampa iraniana e affini | −0.80 | critical |
| Stampa del Golfo arabo | −0.40 | critical |
L'establishment di sicurezza israeliano mette in guardia contro una decisione politica che ignora le valutazioni professionali.
Enfatizzando il dissenso interno tra i vertici della sicurezza e la decisione politica, si crea una narrazione di conflitto tra professionalità e politica.
Il regime sionista rivela la sua cronica insicurezza concedendo protezione a vita ai suoi leader.
Generalizzando l'insicurezza del leader a tutto il regime, si costruisce un'immagine di fragilità sistemica.
Non menziona l'opposizione interna dei professionisti dello Shin Bet e il dibattito in Israele, presentando la decisione come un atto unilaterale di un regime paranoico.
Un ex alto funzionario dello Shin Bet bolla come delirante la richiesta di protezione a vita della famiglia Netanyahu.
Citando una fonte autorevole interna per delegittimare la decisione senza assumere una posizione diretta.
Tace la decisione ufficiale e la raccomandazione del capo dello Shin Bet, concentrandosi solo sulle critiche di un ex funzionario.
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