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Geopolitica e Politicagiovedì 18 giugno 2026

Israele rompe con Kaja Kallas: la «calunnia dell’apartheid» congela il dialogo con l’Ue

Il ministro degli Esteri Gideon Saar ha annunciato l’interruzione di ogni contatto con l’Alta rappresentante Ue, accusandola di aver paragonato Israele al regime sudafricano in un incontro riservato in Messico.

Con una mossa senza precedenti recenti, il ministro degli Esteri israeliano Gideon Saar ha decretato giovedì la rottura di «ogni contatto» con Kaja Kallas, capo della diplomazia dell’Unione Europea. L’annuncio, affidato a un post su X, accusa l’ex premier estone di «agire in modo ossessivo e con flagrante ingiustizia» verso lo Stato ebraico, e prende le mosse da un articolo del sito Euractiv che riferiva di un paragone tra Israele e il Sudafrica dell’apartheid durante un colloquio a porte chiuse con rappresentanti del governo messicano. Saar ha definito quelle parole una «calunnia del sangue», esigendo una ritrattazione pubblica come condizione per riaprire il canale diplomatico.

La replica di Kallas non ha spento la polemica. Rivolgendosi a Saar con un «Caro Gideon», ha ribadito il valore del dialogo e della cooperazione, ma ha evitato qualsiasi smentita diretta della frase incriminata, limitandosi a ricordare che la soluzione dei due Stati resta «l’unica via praticabile» per la pace e che l’Ue condanna gli insediamenti israeliani illegali in Cisgiordania. Da Bruxelles, l’ambasciatore Ue in Israele Michael Mann ha precisato che la posizione ufficiale dell’Unione non etichetta Israele come Stato di apartheid, pur rifiutando di commentare una citazione non ufficiale. Una distinzione che, negli ambienti diplomatici europei, viene letta come il tentativo di contenere i danni senza sconfessare del tutto l’Alta rappresentante.

La crisi si innesta su un terreno già minato. Dall’ottobre 2023, la guerra a Gaza e le violenze dei coloni in Cisgiordania hanno logorato i rapporti tra Israele e le istituzioni comunitarie. L’Ue ha mantenuto una linea critica verso l’operazione militare e l’espansione degli insediamenti, mentre Gerusalemme accusa Bruxelles di parzialità e di ignorare le minacce esistenziali alla sicurezza israeliana. In questo clima, l’accostamento all’apartheid – anche se pronunciato in forma riservata – tocca un nervo scoperto, perché evoca la delegittimazione dello Stato ebraico e risveglia antiche accuse di antisemitismo mascherato da antisionismo.

Osservatori mediorientali ed europei concordano nel ritenere che il congelamento dei contatti rischi di marginalizzare ulteriormente il ruolo dell’Ue nel già fragile processo di pace. Per l’Italia, tradizionalmente impegnata in un equilibrismo tra solidarietà atlantica, sensibilità verso le ragioni israeliane e sostegno al diritto internazionale, la frattura rappresenta un banco di prova: Roma potrebbe essere chiamata a esercitare una mediazione silenziosa, specie in vista del semestre di presidenza di turno del Consiglio Ue che la vedrà protagonista nel 2028. Nel breve periodo, tuttavia, la paralisi del dialogo tra Gerusalemme e l’ufficio di Kallas complica ogni coordinamento su dossier urgenti – dall’Iran al Libano, fino agli aiuti umanitari per Gaza – e lascia presagire un irrigidimento reciproco, a meno che non arrivi un chiarimento capace di ricucire lo strappo senza umiliare nessuna delle parti.

Come la stessa storia è raccontata altrove.

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Stampa israelianaStampa europea continentale
Stampa israeliana/ sicurezza
indignazionevittimismo

Il ministro degli Esteri israeliano ha interrotto ogni contatto con la responsabile della politica estera dell'UE, accusandola di agire in modo ossessivo e palesemente ingiusto dopo che le è stato attribuito un paragone tra Israele e il regime di apartheid sudafricano. Ha dichiarato che non parlerà con lei finché non ritratterà quella che definisce un'accusa di sangue antisemita, sottolineando che lei non ha né smentito né chiarito. Ha inoltre elogiato i colleghi europei che hanno condannato il paragone.

Stampa europea continentale/ nordica
scetticismodistacco

Il ministro degli Esteri israeliano ha annunciato la rottura di tutti i contatti con la capa della diplomazia UE, basandosi su un'informazione difficilmente verificabile secondo cui lei avrebbe paragonato Israele al Sudafrica dell'apartheid durante un incontro riservato. La decisione poggia su una notizia dei media relativa a un colloquio confidenziale, e il ministro ha bollato la presunta osservazione come un'accusa di sangue antisemita. La funzionaria UE non ha né confermato né smentito pubblicamente.

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Israele rompe con Kaja Kallas: la «calunnia dell’apartheid» congela il dialogo con l’Ue

Il ministro degli Esteri Gideon Saar ha annunciato l’interruzione di ogni contatto con l’Alta rappresentante Ue, accusandola di aver paragonato Israele al regime sudafricano in un incontro riservato in Messico.

Con una mossa senza precedenti recenti, il ministro degli Esteri israeliano Gideon Saar ha decretato giovedì la rottura di «ogni contatto» con Kaja Kallas, capo della diplomazia dell’Unione Europea. L’annuncio, affidato a un post su X, accusa l’ex premier estone di «agire in modo ossessivo e con flagrante ingiustizia» verso lo Stato ebraico, e prende le mosse da un articolo del sito Euractiv che riferiva di un paragone tra Israele e il Sudafrica dell’apartheid durante un colloquio a porte chiuse con rappresentanti del governo messicano. Saar ha definito quelle parole una «calunnia del sangue», esigendo una ritrattazione pubblica come condizione per riaprire il canale diplomatico.

La replica di Kallas non ha spento la polemica. Rivolgendosi a Saar con un «Caro Gideon», ha ribadito il valore del dialogo e della cooperazione, ma ha evitato qualsiasi smentita diretta della frase incriminata, limitandosi a ricordare che la soluzione dei due Stati resta «l’unica via praticabile» per la pace e che l’Ue condanna gli insediamenti israeliani illegali in Cisgiordania. Da Bruxelles, l’ambasciatore Ue in Israele Michael Mann ha precisato che la posizione ufficiale dell’Unione non etichetta Israele come Stato di apartheid, pur rifiutando di commentare una citazione non ufficiale. Una distinzione che, negli ambienti diplomatici europei, viene letta come il tentativo di contenere i danni senza sconfessare del tutto l’Alta rappresentante.

La crisi si innesta su un terreno già minato. Dall’ottobre 2023, la guerra a Gaza e le violenze dei coloni in Cisgiordania hanno logorato i rapporti tra Israele e le istituzioni comunitarie. L’Ue ha mantenuto una linea critica verso l’operazione militare e l’espansione degli insediamenti, mentre Gerusalemme accusa Bruxelles di parzialità e di ignorare le minacce esistenziali alla sicurezza israeliana. In questo clima, l’accostamento all’apartheid – anche se pronunciato in forma riservata – tocca un nervo scoperto, perché evoca la delegittimazione dello Stato ebraico e risveglia antiche accuse di antisemitismo mascherato da antisionismo.

Osservatori mediorientali ed europei concordano nel ritenere che il congelamento dei contatti rischi di marginalizzare ulteriormente il ruolo dell’Ue nel già fragile processo di pace. Per l’Italia, tradizionalmente impegnata in un equilibrismo tra solidarietà atlantica, sensibilità verso le ragioni israeliane e sostegno al diritto internazionale, la frattura rappresenta un banco di prova: Roma potrebbe essere chiamata a esercitare una mediazione silenziosa, specie in vista del semestre di presidenza di turno del Consiglio Ue che la vedrà protagonista nel 2028. Nel breve periodo, tuttavia, la paralisi del dialogo tra Gerusalemme e l’ufficio di Kallas complica ogni coordinamento su dossier urgenti – dall’Iran al Libano, fino agli aiuti umanitari per Gaza – e lascia presagire un irrigidimento reciproco, a meno che non arrivi un chiarimento capace di ricucire lo strappo senza umiliare nessuna delle parti.

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Il ministro degli Esteri israeliano ha interrotto ogni contatto con la responsabile della politica estera dell'UE, accusandola di agire in modo ossessivo e palesemente ingiusto dopo che le è stato attribuito un paragone tra Israele e il regime di apartheid sudafricano. Ha dichiarato che non parlerà con lei finché non ritratterà quella che definisce un'accusa di sangue antisemita, sottolineando che lei non ha né smentito né chiarito. Ha inoltre elogiato i colleghi europei che hanno condannato il paragone.

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