
Inghilterra-Argentina, la sfida infinita: dalla Mano di Dio alla semifinale di Atlanta
Dall'espulsione di Rattín nel 1966 al gol di Maradona, passando per Beckham e la guerra delle Falkland, la rivalità calcistica più aspra del mondo si rinnova nella semifinale del Mondiale 2026.
Il 22 giugno 1986, allo Stadio Azteca di Città del Messico, l’Argentina piegò l’Inghilterra 2-1 in un quarto di finale che avrebbe segnato la storia del calcio. Diego Armando Maradona, in quattro minuti, incise due gol destinati a diventare archetipi opposti: prima la «Mano di Dio», un pugno sinistro che scavalcò Peter Shilton e che il direttore di gara tunisino Ali Bin Nasser convalidò senza esitazione, poi il «Gol del Secolo», una cavalcata di sessanta metri in cui saltò cinque avversari prima di depositare il pallone in rete. Come avrebbe confessato lo stesso Maradona nella sua autobiografia, quella vittoria fu vissuta dallo spogliatoio albiceleste come una rivalsa per i soldati caduti nella guerra delle Falkland/Malvinas di quattro anni prima, un sentimento che la stampa sudamericana non ha mai smesso di evocare.
Le radici dell’astio affondano però nel 1966, a Wembley. Nei quarti di finale, l’arbitro tedesco Rudolf Kreitlein espulse il capitano argentino Antonio Rattín per «atteggiamento ostile», in un’epoca in cui i cartellini non esistevano e le decisioni venivano comunicate a voce. Rattín, che non comprendeva il tedesco, rimase in campo per quasi dieci minuti, chiese un interprete, poi uscì tra i fischi afferrando la bandierina del calcio d’angolo con la Union Jack e stropicciandola in segno di sfida. Al termine della partita, vinta 1-0 dall’Inghilterra, il commissario tecnico Alf Ramsey definì gli argentini «animali» e impedì ai suoi giocatori di scambiare le maglie. La stampa di Buenos Aires ribattezzò quell’episodio «el robo del siglo», il furto del secolo, e la FIFA, anche a seguito di quell’imbarazzo, introdusse i cartellini giallo e rosso a partire dal Mondiale del 1970. La recente scomparsa di Rattín, all’età di 89 anni, ha riportato alla luce quelle ferite mai del tutto rimarginate.
La rivalità si è poi arricchita di nuovi capitoli. Nel 1998, a Saint-Étienne, un giovanissimo Michael Owen segnò un gol prodigioso, ma fu l’espulsione di David Beckham per un fallo di reazione su Diego Simeone a dominare i titoli britannici: Beckham divenne il capro espiatorio dell’eliminazione ai rigori. Quattro anni dopo, in Giappone, lo stesso Beckham trasformò il rigore decisivo per l’1-0 che vendicò quell’onta, in un girone che condannò l’Argentina all’eliminazione precoce. Oggi, a quarant’anni dall’impresa di Maradona, le due nazionali si ritrovano in semifinale ad Atlanta. I giocatori argentini, dopo il quarto di finale vinto contro la Svizzera, hanno intonato cori che promettevano una vittoria «per le Malvinas, per Diego, per l’ultimo di Leo», a conferma di quanto il passato continui a pesare sul presente.
La posta in palio è l’accesso alla finale del Mondiale 2026. L’Argentina, campione in carica, arriva all’appuntamento dopo tre partite logoranti, mentre l’Inghilterra di Jude Bellingham e Harry Kane cerca di tornare all’atto conclusivo a sessant’anni dall’unico trionfo. Qualunque sia l’esito, la semifinale di Atlanta aggiungerà un nuovo tassello a una rivalità che, da Rattín a Messi, ha prodotto alcune delle immagini più indelebili del calcio mondiale.
| Stampa latinoamericana | −0.30 | critical |
|---|---|---|
| Stampa atlantica / anglosfera | −0.50 | critical |
| Stampa europea continentale | 0.00 | neutral |
| Stampa africana subsahariana | +0.20 | neutral |
The Latin American narrator sees the match as a continuation of historical injustices, siding with Argentina in its quest for redemption.
By highlighting the 1966 refereeing error and the 'Hand of God' controversy, a narrative of victimization is created that justifies the current rivalry.
Omits the 1962 match where England won without controversy, and the political context of the Falklands.
The Atlantic observer condemns the ugliness of the rivalry, taking a neutral but critical stance against both sides' misconduct.
By cataloguing a series of infamous incidents (Hand of God, Beckham's kick, Ramsey's comment), the narrative builds an image of inevitable conflict and moral decay.
Omits the political dimension of the Falklands/Malvinas and the emotional chants from Argentine fans, focusing only on on-field incidents.
Il cronista europeo continentale adotta un tono distaccato e tecnico, spiegando l'origine dei cartellini senza prendere posizione.
Concentrandosi su un singolo episodio del 1966 e sulla sua conseguenza regolamentare, si depoliticizza la rivalità e la si riduce a una questione di regole.
Tralascia gli episodi più famosi come la 'Mano di Dio' del 1986 e il contesto politico delle Malvinas, che avrebbero reso la narrazione più emotiva.
The sub-Saharan African narrator celebrates the iconic moments of the rivalry, particularly Maradona's genius, taking a slightly pro-Argentina stance.
By framing the rivalry through the lens of legendary performances and records, the narrative elevates the match to a historic spectacle, downplaying the bitterness.
Omits the controversial and violent aspects of the rivalry, such as the 1966 brawl and the political chants, focusing instead on footballing brilliance.
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